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20 Giu
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Intervista all'autore - Egidio Barghiglioni

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato a Roma, in pieno periodo fascista e quindi sono stato educato in quella cultura. Da sempre ho avuto una certa facilità a scrivere e a cercare di scrivere bene. La mia famiglia era impiegatizia, ma da parte di papà avevo una tradizione culturale. Mio nonno era quello che si chiamava "professore di belle lettere". Cercando su Google si trovano testi e pubblicazioni di Publio Barghiglioni. Abbiamo ricevuta dall'Università di Graz la copia di un carteggio epistolare con un Professore di Lettere romanze. Però mio nonno viveva di un impiego e morì molto giovane con un sacco di figli. Quindi grandi ricordi familiari (D'Annunzio, Paolo Tosti...) ma una realtà piccolo borghese. Papà ha fatto la guerra ed è a lungo rimasto prigioniero. Quindi non mi sento scrittore, ma sono abbastanza padrone della lingua.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Ho fatto studi tecnici, molta Università ma nessuna laurea. La mia vita è stata quella di un Geometra, prima impiegato poi a lungo professionista. Oltre che per la parte tecnica che mi ha portato a girare per tutta l'Italia (in un periodo ho avuto contemporaneamente un cantiere a Trapani e uno al Passo della Maddalena) e in parte all’estero (Algeria) sono stato apprezzato e ricercato per la redazione di relazioni e lo studio del contenzioso. Ma con l'inizio della professione mi sono dedicato alla Catechesi, dei cresimandi prima e degli Adulti poi, oltre che delle problematiche matrimoniali. In questo ho cercato, insieme a mia moglie Mariella, di produrre testi che fossero adeguati ai problemi e alle necessità reali, superando e integrando i testi esistenti, molto teorici e nebulosi. Il tutto però per la maggior parte prodotto in casa con le attrezzature del mestiere (PC e stampante). Il tempo ricavato dagli scampoli del lavoro, la mattina presto, la sera tardi, i viaggi in treno o in aereo. Mia moglie è laureata in Giurisprudenza, ma ha fatto la mamma a tre figli e quindi, anche se guadagnavo abbastanza bene, il tempo e disposizione non era molto.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

La mia è una cultura quasi esclusivamente classica, Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni, Carducci, Pascoli, D'annunzio... In genere non leggo romanzi, ma preferisco saggi o giornalismo; quindi Eco, Cazzullo, Pasolini, Augias. Ma il grosso delle mie letture sono quelle che riguardano studi biblici (ho una notevole competenza) e teologici, ma soprattutto catechistici e quindi Molari, Mancuso, Cardenal, Boff, oltre a tutta la letteratura dei Sinodi e dei Concili e le lettere pontificie.



4. Perché è nata la sua opera?

Trovandomi a fianco di persone con interessi di fede e a coppie giovani, mi sono reso conto della scarsità di informazioni sui Sacramenti in genere e su quelli che interessano la giovane età in particolare, ma la cosa è rimasta a lungo sospesa, fino a quando un po’ per caso e un po' per ricerca, mi sono trovato a pensare di trasformare la mia vita, molto assorbita dai problemi della famiglia e dei figli, in una convivenza con altre persone che avessero i miei stessi interessi e volessero viverli e risolverli in modo esistenziale. Il passo è avvenuto quando i figli adolescenti hanno cominciato a voler volare un po' da soli e noi, con tanta paura abbiamo deciso di agevolarli. Ci siamo trovati, con Mariella, a far parte di un gruppo giovanile insieme ad altre due coppie adulte. È stata un'esperienza sconvolgente perché ci siamo trovati a vivere "alla pari" con una quarantina di ragazzi comportandoci con loro "quasi" come coetanei e quindi con la doppia responsabilità di non essere prevaricanti restando però un punto di riferimento. Questo è stato il primo passo verso la "Comunità del Mattino" nella quale convivevano coppie adulte con figli abbastanza grandi e coppie giovani con figli neonati. È stato proprio la prima nascita in Comunità di una bambina, che ci siamo resi conto che non si poteva celebrare il SUO Battesimo senza essere coscienti della realtà e dei significati del NOSTRO personale Battesimo. È stata quindi un'azione di Catechesi degli Adulti o, ancora meglio, un cammino di autocoscienza che i dodici adulti (un numero biblico !) che componevano la Comunità hanno compiuto, ognuno per sé stesso, che ha portato una nuova consapevolezza nei rapporti in famiglia, nella Comunità e nella Società umana. Io che ho continuato nella mia funzione di consulente presso grandi Imprese Edili, ho constatato materialmente quanto la mia presenza e il mio modo d'essere, al di là della professionalità, sia stato punto di riferimento e direi quasi di conversione, per le persone con le quali sono stato in contatto.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

La mia formazione letteraria deriva senz'altro dall'ambiente familiare in cui sono vissuto, soprattutto nella frequentazione della famiglia di mio padre, in cui tutti avevano conosciuto e frequentato mio nonno Publio, che, quando io sono nato, era morto da tempo e questo mi ha dato la possibilità di respirare un certa aria che altrimenti non avrei vissuto. Questo mi ha spinto ad approfittare al meglio delle possibilità che dà la scuola, che spesso non sono utilizzate. E devo anche riconoscere che in ciò ho preferito istintivamente l'area culturale invece dell'area tecnica, che è stata quella che poi ho voluto seguire. Quindi più che il contesto sociale, è stato quello familiare che ha influito sulla mia formazione letteraria che io, quasi istintivamente, ho utilizzato come valore in più per la mia attività quasi esclusivamente tecnica.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

È senz'altro un modo per raccontare la realtà, che spesso si manifesta con aspetti e linguaggi matematici, ma che facilmente può essere raccontata con linguaggio analitico e descrittivo e in tal modo viene recepita in modo più chiaro. Spesso, quando si alza il livello di coscienza, la matematica diventa filosofia. Però debbo pure confessare che nel mio modo di scrivere conserva molto schematismo che per me migliora e facilita la comprensione.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Nel mio libro è presente, in percentuale, un quarto di mio, ma debbo confessare anche a me stesso, che c'è molto di più. Il libro non è nato il giorno del Battesimo di Cristina. Circa un mese prima abbiamo cominciato a pensare all'importanza e alla responsabilità di far diventare Cristiana quella piccola, gradatamente abbiamo pensato a come rendere reale per noi la formazione della nostra coscienza, poi è stato abbastanza facile la scelta dei relatori e molto facile convincerli a lavorare per noi. Tutti abbiamo ascoltato le loro relazioni, le abbiamo registrate, le abbiamo sbobinate. In questo il merito maggiore spetta a Daniela, la madre di Cristina, che ha pure, con i mezzi che c'erano a quel tempo (una macchina da scrivere) preparato un libretto con le tre relazioni e con le indicazioni necessarie per far vivere agli altri, nel corso della celebrazione, almeno una parte della nostra emozione. Abbiamo discusso a lungo in Comunità e commentato. Non ricordo perché venne deciso che io fossi il Padrino di Cristina. Forse anche perché mostrai una particolare attenzione alla problematica battesimale, ma forse anche perché ero molto amico dei genitori di Cristina. Con in mano questo libretto è salito il mio coinvolgimento e la mia presenza nel libro. Un po' perché io, come faccio sempre, l'ho conservato con cura, poi, avendo fatto, per motivi professionali, una certa pratica dei mezzi elettronici. Ho così prodotto un originale elettronico riscrivendo tutto da capo sistemando refusi ed errori provenienti dalla riduzione a testo scritto di una relazione orale, servendomi allo scopo della mia formazione, ormai matura e di consigli chiesti agli autori (escluso Luigi della Torre già deceduto). Completamente mia è la presentazione dell'ambiente comunitario per la quale ho utilizzato e integrato concetti espressi nello statuto della Comunità.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Ho già parlato di Daniela, madre di Cristina, che è stata gran parte del libretto originario, ma poi soprattutto la mia costanza nel credere nella capacità del libro di essere uno strumento valido per una Catechesi degli Adulti e per la preparazione di quanti si occupano di formazione dei battezzandi adulti e dei genitori dei bambini.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Una volta prodotto, almeno nella prima stesura comprendente poco più delle tre relazioni, anzitutto mia moglie e ai due relatori esistenti, poi a Cristina e ai suoi genitori. Poi a qualche preparatore di Battesimi nelle Parrocchie che ho frequentato e ad altri specialisti nel campo della Catechesi. Ma direi che, malgrado tutto il tempo che gli ho dedicato, ancora adesso, nel collaborare alla correzione delle bozze, ho individuato molte altre possibilità di utilizzazione nel campo vuoi della struttura e significato dei Sacramenti, vuoi per intuizioni bibliche e teologiche.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Saranno un paio di anni che mi sono avvicinato agli E-book e, nonostante la biblioteca che ho (di metri 5,60 x 3,50) attualmente ho quasi trecento titoli di vari circuiti e approfitto volentieri della comodità di leggere in grossi caratteri (cosa utile per la mia notevole età) e lontano dallo schermo.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

È una frontiera che ancora non ho attraversato, ma prima o poi lo farà soprattutto se non migliorerà la mia vista.

 

 

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