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BookSprint Edizioni Blog

20 Giu
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Intervista all'autore - Ezio Marcelli

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Marano de' Marsi è una frazione di Magliano, in provincia dell'Aquila. In realtà è un sogno. Bellissimo. Le sue abitazioni - forse una cinquantina: case, palazzine, chiesa, torri, castello - sono poste sopra uno spuntone roccioso, appoggiate con ordine una all'altra. Le pareti sono chiare. I tetti rossi. A guardarla dall'alto - dal monte Faìto o dal Sant'Angelo - è un incanto: sembra realizzata con cartoncino ondulato rosso e fogli bianchi, e sistemata in un mare di verde. Sta a 926 metri di altezza. E, a 200 metri sotto, un'altra spettacolare visione: la stretta valle del Salto che si stende da Magliano fino al Cicolano. Così Marano è anche una terrazza, per il controllo dello spazio sottostante o per un arioso piacevolissimo riposo. Dalla sponda destra del Salto, di cui oggi resta solo il greto, io salivo, a piedi, superando spensieratamente i 200 metri di dislivello, per la mia formazione primaria. Per la scuola media e il liceo passai in un collegio dei Missionari Redentoristi a Scifelli, un paesetto fra le colline della Ciociaria. Da lì, per gli studi di Teologia e Filosofia andai a Cortona (AR) dove ricevetti l'ordinazione sacerdotale e dove rimasi dal 1951 fino al 1959. A Cortona scoprii la passione per la letteratura: leggevo o ascoltavo la proclamazione di opere di Carducci, Pascoli, Leopardi, D'Annunzio. E lì cominciai a scrivere: cronache; articoli storici; poesie, spesso in occasione di feste e di Accademie. Ma di "farmi scrittore" non avevo mai pensato.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Di solito a tarda sera ché spesso, di giorno, altre faccende occupano prepotentemente il mio tempo.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Da giovane mi capitò fra le mani "Mondo Piccolo. Don Camillo" di Guareschi, e fui stregato dalle "tre storie e una citazione" che l'autore ha premesso al libro. Poi conobbi le opere di Ignazio Silone, Oriana Fallaci, Susanna Tamaro... Infine ebbe la fortuna di incontrare Aldo Palazzeschi col quale condivisi una profonda e durevole amicizia. Oggi stimo tanto Alessandro D'Avenia. Non mi sento però di indicare il preferito.



4. Perché è nata la sua opera?

La mia opera abbraccia un arco di tempo di oltre 60 anni. Ciò significa che alcuni componimenti sono andati persi, mentre per altri c'è stato un recupero in quanto, alcuni amici, sapendo di questa pubblicazione, mi hanno ridato, in prestito, i manoscritti che io avevo regalato a loro. Per la stampa di questo libro, confesso di aver avuto più di una esortazione. Da parte mia c'è stato il desiderio di partecipare ad altri sentimenti, situazioni, esperienze, riflessioni. Il tutto con serenità e ragionevolezza, pensando di donare momenti piacevoli ai lettori.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Abbastanza, ma non eccessivamente.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per evasione, non mi piace. Per raccontare, credo che sia meglio anche per la possibilità che si potrebbe avere di riflettere, giudicare e migliorare.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

In quanto a visione, rielaborazione ed espressione c'è tutto di me.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Nessuno, al di là della vita nelle sue infinite e variegate manifestazioni.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A un amico che, in seguito, mi ha suggerito la possibilità della stampa.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Certamente l'e-book sta dando una buona spinta per la lettura, attività troppo trascurata.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Vedo molto positivo l'uso di questa possibilità, purché, prima o poi, si arrivi alla "conquista della lettura" vera e propria.

 


 

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