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30 Mag
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Intervista all'autore - Emanuele Verdura

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Mi considero cittadino del mondo, anche se sono molto legato alle mie origini siciliane. La mia crescita professionale, spirituale e sociale si è sviluppata tra Sicilia e Lombardia dove ho insegnato, ho fatto ricerche e formato docenti. Fin da piccolo ho avuto una spiccata propensione ad osservare le azioni delle persone per apprezzarne i lati positivi e capire il loro punto di vista. Durante l’adolescenza mi è sorto spontaneo il desiderio di narrazione e raccontavo favole ai bambini del quartiere. Dalla narrazione orale, che ho continuato ad esercitare nelle scuole con i miei alunni, si è fatto strada la necessità di scrivere per esprimere le mie sensazioni, i miei pensieri e soprattutto il mio modo di vedere la realtà con la speranza di far riflettere i lettori.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Il mattino perché durante il dormiveglia, avvolto da onde alfa, elaboro immagini, scene e dialoghi che trascriverò nel romanzo che sto scrivendo. È il momento più bello della giornata perché si ha la percezione di leggerezza dell’essere, di interazione con la conoscenza più profonda e con i segreti dell’umanità. Svegliatomi completamente, eseguo alcuni esercizi di risveglio muscolare e mi dedico interamente alla scrittura di ciò che ho visualizzato durante il dormiveglia.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Ho diversi autori che leggo volentieri: James Redfield, Wayne W. Dyer, Paulo Coelho, A. Vitali, Dan Brown, T. Terzani, Erich Fromm.



4. Perché è nata la sua opera?

L’opera è nata dopo anni di ricerche, riflessioni, meditazioni, conversazioni con religiosi e laici per dare vita al tentativo di delineare la figura di Gesù nel periodo di vita dai 13 ai 29 anni. Non riuscivo ad accettare che una figura così importante per l’umanità intera fosse liquidata dai Vangeli con una sola frase “Gesù crebbe in saggezza e conoscenza nella bottega di falegname di Giuseppe” e che l’unico episodio rilevante fosse quello del tempio di Gerusalemme al cospetto dei grandi sacerdoti. Durante la ricerca ho letto libri di autori occidentali e orientali che parlavano di un Gesù, chiamato Santo Issa, che era vissuto in Oriente e di cui esistevano le tracce, trovate da studiosi che avevano effettuato spedizioni nei luoghi frequentati da Gesù (Nicolas Notovich, Swami Abhedananda, N. K.Roerich, Madame E. Caspari). Il mio intento era quello di colmare un vuoto della vita di Gesù e cercare dei punti di convergenza tra le religioni occidentali e orientali. E questo è anche l’intento del Gesù del mio libro che, con il suo viaggio in Oriente, ha voluto ricongiungere ciò che è diviso e riportarlo all’Essere unico e indivisibile, che se pur chiamato con nomi diversi è sempre la stessa divinità: DIO. Questa idea è stato messo in atto da papa Giovanni XXIII, da papa Giovanni Paolo II e dall’attuale papa Francesco, promotori di un serio e costruttivo dialogo tra religioni.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Molto, perché ho cercato di respirare sempre la cultura ufficiale e quella della New Age per cercare dei punti di contatto formativi , finalizzati ad una sintesi armonica tra culture e visioni esistenziali diverse. Alla mia formazione letteraria hanno influito molto Milano e la Lombardia per la crescita spirituale, Niscemi, il mio paese natale, e la Sicilia per l’aspetto umano e per lo studio degli scrittori siciliani (G. Verga, L. Pirandello, L. Capuana).



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

È un modo di interpretare la realtà e l’inconscio collettivo junghiano per comunicare con l’anima attraverso l’arte di scrivere e mettere a disposizione degli altri la propria esperienza culturale e di vita. Per scrivere bisogna saper guardare la realtà con l’occhio dello scrittore perché permette di vedere l’invisibile, ciò che a molti non appare perché non vogliono o non possono vedere. Scrivere è dipingere con le parole intrecciando la realtà con la trama del racconto, così la vita, in qualche modo, si trasforma in trama.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Il libro è il finalizzatore della propria visione della realtà, della cultura e del messaggio che si vuole dare al lettore, quindi c’è sempre qualcosa dello scrittore nei propri romanzi, sia direttamente che indirettamente. In questo caso il libro risente della mia formazione e delle mie riflessioni religiose.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

No, a livello umano. Con ciò intendo dire che credo di avere scritto il “romansaggio” su ispirazione delle sfere celesti, poiché, quando scrivevo, percepivo che i miei pensieri e la mia mano fossero guidati. Non so razionalmente da chi sia stato guidato, posso solo affermare che, prima di iniziare a scrivere, chiedevo alla Madonna di Fatima e a Gesù di guidare la mia mente e la mia mano e poco dopo mi sentivo ispirato, quasi in trance, pronto a scrivere.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mia moglie, perché trascrive al computer ciò che scrivo rigorosamente con carta e penna e perché visiona le mie opere in modo imparziale, anche troppo. La scelta della scrittura amanuense è dovuta al movimento della penna che diventa come un mantra che stimola la mia concentrazione e la creatività.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Spero che si possa verificare un sano utilizzo tra cartaceo ed e-book da usufruire secondo le occasioni o secondo le proprie attitudini. Son convinto che tradizione e innovazione debbano collaborare per un fine comune.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

È utile soprattutto alle scuole dell’infanzia e primarie e a coloro che hanno handicap visivi definitivi o temporanei.
 

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Martedì, 30 Maggio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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