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03 Apr
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Intervista all'autore - Giancarlo Buccheri

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Da qualche anno sono in pensione, oggi ho 67 anni e finalmente posso dedicare più tempo a me stesso. Vivo in campagna con tutto quello che ne consegue, non si “finisce mai” e sarebbe necessario lavorare da mattino a sera, ma alla mia età purtroppo devo riconoscere che questo non è più possibile. Ho sempre pensato che prima o poi avrei scritto qualcosa ed ho iniziato per caso e per attività scolastiche con la stesura di testi teatrali. I miei lavori erano sì destinati ai ragazzi, ma nello stesso tempo ho cercato di fare in modo che potessero avere un più ampio respiro e che fossero fruibili anche da un pubblico di adulti. Diverse commedie sono state rappresentate e apprezzate. Il passaggio dalla stesura dei dialoghi di un copione teatrale alla narrativa è stato un po’ una sfida con me stesso, credo che questa tendenza al dialogo si rilevi nel mio romanzo.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Chi scrive credo che sia sempre mentalmente sintonizzato con il foglio A4 bianco del monitor di un computer. Ogni momento è buono per raccogliere impressioni , sensazioni, per andare con la mente a emozioni passate o presenti o per formulare ipotesi di situazioni future. Poi, al mattino presto, a volte, molto presto, si ha modo di raccogliere i frutti di tutti quei pensieri e associazioni di idee.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Beh, devo dire che amo molto gli autori del passato. Ho sempre amato leggere e non mi sono mai fatto mancare nulla in questo senso. Il mio autore preferito è da sempre F. Dostoevskij. In un certo senso questo libro è dedicato a lui. Tuttavia la molla che ha fatto scattare il bisogno di scrivere questo lavoro è dovuta alla lettura di un romanzo di Stephen Vizinczey : “Elogio delle donne mature” e successivamente a un decalogo dello stesso autore:” I dieci comandamenti di uno scrittore” . Poi se devo essere sincero, di contemporaneo oltre a S. Vizinczey e a Dacia Maraini (anche lei, nonostante le sue origini, all'inizio della sua attività di scrittrice, ha incontrato le "solite" difficoltà) , per quanto mi sforzi non riesco a focalizzare altro.



4. Perché è nata la sua opera?

Il passaggio dal teatro alla narrativa è stato il tentativo di un’auto -terapia . Nel romanzo viene spiegata in modo dettagliato la situazione. Scrivere teatro è “sentire” le voci dei personaggi, bene, queste voci a volte mi risultano fastidiose. In un racconto l’unica voce è quella dei miei pensieri ed è già un buon risultato terapeutico.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

A questa domanda risponderò con una poesia. “Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.” Nessuno è più solo di uno scrittore. Il contesto sociale è perlopiù fatto di convenzioni e spesso di superficiale tendenza alla critica.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Entrambe le cose e devo dire che è un bisogno irrinunciabile.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Direi che c’è molto, forse addirittura tutto o quasi tutto.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Nessuno in particolare, tutti in generale. Osservare comportamenti e atteggiamenti è affascinante, interpretarli sotto il profilo psicoanalitico appassionante.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Ad un amico fraterno, vive in California, ha qualche anno più di me. È sempre lui che legge per primo i miei lavori. Sa darmi le motivazioni a continuare



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Tra i giovani sì, chi è più avanti negli anni continuerà a preferire il “profumo della carta stampata.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

È un’ottima idea per i non vedenti, forse andando avanti negli anni dovrò farne uso, ma spero proprio di no. Può essere utile per lo studio di una lingua, o come supporto didattico.

 

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