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09 Feb
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Intervista all'autore - Gian Luca Caffarena

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato a Genova, mi alterno tra Torino e Milano. Scrivo da sempre - forse più grafomane che scrittore: non c'è stata una decisione a tavolino. Al liceo pubblicavo un mio giornalino. Presto ho intrapreso collaborazioni costanti con i principali quotidiani di Genova in materie come critica letteraria, cultura, economia, politica con interventi d'opinione, saggi, recensioni, interviste, servizi e anche articoli di fondo. Da qualche anno scrivo su giornali web come Libero Reporter, Lindro e Bon Vivre. Nel 2000 ho pubblicato "La Borsa o la vita", una testimonianza ironica e sofferta dal mondo della finanza che mi è valsa il premio letterario Mario Soldati, già assegnato dal Centro Pannunzio di Torino a figure come Montanelli o Spadolini. Da qualche tempo mi dedico con un certo impegno alla narrativa. Entro quest'anno dovrebbe uscire un mio nuovo romanzo.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non esistono orari precisi. Per fortuna quello dello scrittore-giornalista non è un posto fisso. Può capitare di dover commentare subito, a caldo, una notizia imprevedibile. O, al contrario, di costruire pazientemente negli anni la trama di un romanzo impegnativo, anche attraverso travagliate pause di inerzia.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Quasi sempre mi oriento sui classici, tra Ottocento e Novecento. Thomas Mann, Flaubert, Proust, Lawrence. Del Novecento italiano prediligo Alberto Moravia e Giuseppe Berto. Negli anni Sessanta Umberto Eco mi ha onorato di un forte sodalizio anche personale. Prevale comunque la circostanza anagrafica d'esser nato nella prima metà del secolo scorso. Perciò diffido di certi colossal a base planetaria.



4. Perché è nata la sua opera?

"Favoleggiando" è un'allegra raccolta di favolette per bambini. Sceneggiature e illustrazioni si devono all'estro di Marina Viazzi. Io sono responsabile delle strofette in rima, è nato come un gioco dedicato ai nipotini.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Moltissimo. Il liceo classico è fondamentale. Materie come italiano, latino, filosofia sono indispensabili a chiunque voglia dedicarsi alla scrittura con una certa serietà.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere significa anche interpretare la vita. La letteratura inventa, la scienza misura.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

In ogni personaggio trovo un po' di me.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

La stessa Marina Viazzi, grazie a una collaborazione basata sull'affiatamento e lo stimolo reciproco.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Le cavie predestinate sono sempre gli amici più stretti. Poveretti.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Anche. Vedrei molti supporti concorrenti. Il destino del giornale cartaceo mi sembra segnato. Non così per il libro.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Comodissimo, facilita concentrazione e godimento.

 

 

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