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17 Gen
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Intervista all'autore - Fabio Marchese

1. Come e quando ha deciso di diventare fumettista? Come è nata l'idea legata alla realizzazione di questo fumetto?

Già da bambino ho avuto la passione e la vocazione per il disegno. Un giorno vedendo un programma di Maurizio Costanzo, che intervistava un giovane fumettista, è partita la voglia di fare fumetti. Così cominciai a creare delle storie e disegnarle. Nel corso degli anni si é rafforzata la voglia di diventare fumettista di professione e di pubblicare qualcosa, infatti andai in una casa editrice a Francoforte con il mio fumetto inedito. L'editore, fu colpito dal mio lavoro e mi propose di creare una nuova storia con un personaggio italiano e così nacque L'idea di “Ciro Conti” che fu pubblicato ad episodi su una rivista. Dopo qualche tempo, la casa editrice chiuse e quindi fu interrotta la pubblicazione del fumetto. La delusione fu forte ma non mollai e decisi di creare una nuova storia riproponendo lo stesso personaggio.



2. La scelta del titolo che è poi il nome del personaggio principale e il sottotitolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra le varie alternative?

Il nome del personaggio principale è nato quasi spontaneamente, facendo una riflessione, cioè trovare un nome non tanto lungo che possa facilmente rimanere impresso nella mente del lettore. Per quando riguarda il cognome, l'ho scelto perché mi è sembrato che stesse bene accanto al nome e anche in conseguenza del mio cognome (Marchese). Volevo dargli semplicemente un tocco nobile, che a mio parere passa al tipo di personaggio. Riguardo al sottotitolo, posso dire che é ispirato agli omicidi che avvengono per mano di una donna tramite un veleno, facendo delle ricerche su alcuni nomi di veleni, è saltato fuori “Belladonna”, che mi è piaciuto subito per il doppio significato che si addice alla storia.



3. Nell'arco della giornata qual è il momento che dedica alla lavorazione del fumetto?

Visto che la mattina non riesco a trovare l'ispirazione, preferisco la sera, a volte anche la notte, c'è più tranquillità e riesco a concentrami meglio.



4. A chi ha fatto leggere per primo il fumetto?

È stato mio cugino Riccardo, anch'egli appassionato di fumetti, il quale mi ha dato un giudizio critico positivo.



5. Riassuma in poche parole cosa ha significato per lei realizzare quest'opera.

Ha significato e significa la realizzazione di un sogno e l'inizio di un nuovo capitolo della mia vita.



6. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Ho provato qualcosa di eccezionale. È un gran piacere da una idea mia creare qualcosa. Ma la soddisfazione più grande è riuscire a pubblicarlo, e fare conoscere la propria “creatura” ai lettori.



7. Ha mai pensato, durante la lavorazione del fumetto, di non portarlo a termine?

No, perché è stato sempre il mio sogno realizzare e pubblicare un fumetto.



8. Quale è stato il fumetto e il fumettista che lo ha più influenzato?

Fin da bambino ho letto diversi fumetti, specialmente quelli della casa editrice “Sergio Bonelli”. Penso che i suoi prodotti, dei vari autori e disegnatori, abbiano influenzato il mio modo di fare fumetti. Ma sopratutto negli ultimi anni mi ha influenzato di più Hugo Pratt, con il suo personaggio “Corto Maltese”.



9. E-book o cartaceo?

L' Ebook è molto più pratico e si risparmia spazio, però personalmente, preferisco il cartaceo, almeno per i libri preferiti, specialmente per il fumetto. Tenere un libro tra le mani è una sensazione piacevole poter toccare la carta, il suo odore.



10. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Come libri vorrei avere "Storia della mia vita“ di Giacomo Casanova. Libro che già ho letto e trovo molto interessante. Altro libro che ancora non ho letto, è "Il Milione“ di Marco Polo, che narra il suo viaggio in Cina. Mi affascinano le storie vere avventurose. Come fumetto, mi piacerebbe avere con me, "Corto Maltese“ di Hugo Pratt, storie avventurose che fanno sognare, ambientate agli inizi del 1900.



11. Si potrebbe affermare che il fumetto si sta guadagnando una dimensione letteraria?

Io penso di sì, Hugo Pratt ha definito il fumetto “letteratura disegnata”, mentre Will Eisner lo definisce “arte sequenziale”. Ora poiché il fumetto è in larga parte utilizzato a fini narrativi e illustrativi, è spesso chiamato coerentemente “letteratura disegnata”, in quanto rientra nei canoni etici (messaggio, metafora, esempio) e in quelli estetici (descrizione, riflessione, narrazione, dialogo). Comunque il fumetto é anche una forma d'arte, appunto per questo è riconosciuto come la “nona arte”.

 

 

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Mercoledì, 18 Gennaio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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