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17 Gen
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Intervista all'autore - Ottavio Renzo Menichelli

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono un uomo sostanzialmente amante della tranquillità desideroso di stare in pace con le persone che mi circondano, anche se la vita spesso mi ha riservato di scontrarmi con l'ipocrisia di alcune di loro. Vivo e lavoro a Chieti ma sono di origini salentine, per l'esattezza sono cresciuto sin dall'età di appena un anno a Santa Maria di Leuca, ultimo lembo di terra ad est dell'Italia. Il mare, sin da subito, è stato il mondo che mi ha attratto come un magnete e dal mare ho tratto tutto ciò che potevo trarre, i suoi profumi, la sua dolcezza ed al tempo stesso la sua esuberanza più volte affrontata in navigazione. È stato anche la mia musa ispiratrice ed ancora oggi mi consente di scrivere, chiuso nella mia barca. Secondo me diventare scrittore non è stata una scelta, ho iniziato a scrivere trent'anni fa alcune novelle che passavo ad un amico giornalista che pubblicava su alcuni settimanali femminili consentendomi modesti compensi. Le storie nascevano per strada, dietro il tavolino di un bar. E fu proprio lì che nacque la prima; un uomo ed una donna discutevano sorseggiando un caffè, poi si alzarono e andarono via prendendo direzioni diverse e mentre andavano via ogni tanto si voltavano e si guardavano consapevoli, forse, che quella era l'ultima volta che si sarebbero guardati in faccia. Ed è così che nascono ancora le mie storie, le mie poesie, proprio dalla naturalezza della vita.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Il mio lavoro molto impegnativo dal punto di vista intellettivo, non mi lascia molto spazio per fare ciò che vorrei: navigare, correre in moto, dedicarmi alla mia barca... per fortuna la storia del momento si forma piano piano nella mente, si archivia da sola senza creare confusioni; poi arriva il tempo di liberarsene e quindi scriverla, a casa, magari di notte, è questo per me il momento migliore; oppure in barca, dopo aver spento il telefono, l'importante è stare da soli con la tua storia che ti fa soffrire se è drammatica, ti fa divertire se è comica. In quest'ultimo libro Il Commissario Stasi ad esempio, le battute ironiche di Max al povero Mino, che spesso commette delle gaffe per il solo desiderio di elevarsi all'altezza del suo idolo, per l'appunto Max mi hanno fatto sorridere più di una volta.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Indubbiamente il maestro in assoluto: Camilleri. Di lui mi piace il perfetto equilibrio che secondo me dà al suo personaggio principale: Montalbano, spietato coi potenti, apprensivo e comprensivo con gli oppressi.



4. Perché è nata la sua opera?

Nella presentazione che feci del mio ultimo libro svoltasi a Santa Maria di Leuca, tra il numeroso pubblico che mi onorò della sua presenza, c'era un signore che si presentò come membro dello staff di un importante regista italiano che in quei giorni, e in quei luoghi, stava girando gli ultimi esterni di una nota serie televisiva, ed in quel contesto mi propose di scrivere delle storie che dovevano raccontare fatti di cronaca avvenuti in Salento. E così che nasce il thriller IL COMMISSARIO STASI.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Indubbiamente vivere in un contesto sociale stimolante dal punto di vista culturale, significa considerare i libri come pane quotidiano che arricchisce la propria formazione letteraria. Mio padre che era un uomo di scuola mi diceva sempre che attraverso i libri si cresce, ci si forma. Quand'ero piccolo divoravo i classici, Ulisse era il mio idolo, le sue avventure mi affascinavano ed io mi proiettavo in esse.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Senz'altro scrivere è un modo per raccontare la realtà. Nelle pagine di un libro ci deve essere un filo che è ben legato alla realtà al fatto di cronaca realmente accaduto. Ovviamente quel fatto di cronaca deve essere romanzato, riempito di dettagli che rendono la lettura intrigante e avvincente.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Max, il personaggio principale del libro il Commissario Stasi ha un carattere molto simile al mio. Involontariamente ho creato un personaggio che altro non è che la mia persona riflessa allo specchio. Ci accomuna il senso della giustizia, lo schierarci sempre dalla parte del più debole, sfidare comunque il furbo ed aspettare i suoi errori, non accettare mai compromessi. Probabilmente aver frequentato la scuola militare di artiglieria pesante per ufficiali e sottufficiali è servita a forgiare in questo senso il mio carattere.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Una persona che non c'è più, un amico di famiglia che ha trascorso la sua vita difendendo sempre la giustizia. Il suo operato ha frammentato la sacra corona unita.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Ad un amico, grande divoratore di gialli.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Secondo me si, è il figlio moderno del caro e attempato libro. Ma il calore e il profumo della carta stampata che ti trasmette il libro tradizionale resta unico per me.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

È un grande passo avanti e fra le tante novità che ci riserva il progresso tecnologico, questa per me rappresenta un valido sistema che consente ad un non vedente di gustarsi la lettura, con i libri.

 

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Giovedì, 19 Gennaio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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