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14 Gen
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Intervista all'autore - Mimma Ciotoli

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nata a Ceccano, un paese della Ciociaria, dove, cresciuta a Roma, sono poi tornata per esercitare la professione di ostetrica. Oggi, in pensione, mi dedico, tra l’altro, alla naturopatia, alla kinesiologia e alle terapie cranio-sacrali.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Davvero difficile scegliere… Personalmente consiglierei di leggere “Costruire l’uomo”, di Michel Quoist (SEI), un’opera degli anni 1997-1998 ma sempre attuale. Secondo l’autore l’uomo esiste in quanto essere in relazione con l’interno di se stesso, con la sorgente della vita, ovvero nella propria dimensione interiore. Un’altra opera interessante è “Adamo, dove sei?”, di Enzo Bianchi (Qiqajon, 2007), nella quale si approfondiscono vari temi, tra cui il male, la sessualità, l’ecologia, il lavoro, il rapporto con gli altri, fornendo ai ragazzi notevoli spunti per una formazione ed una maturazione di tipo spirituale e sociale.

Alle nuove generazioni indicherei anche “Il coraggio di essere liberi”, di Vito Mancuso (Garzanti, 2016), dove si affronta il problema della libertà individuale. L’autore si interroga non tanto sulla libertà come concetto, quanto sull’essere liberi come condizione dell’esistenza reale: “Esiste veramente la libertà? E, se esiste, dov’è? Com’è? Come definirla?”. Infine ‒ perché no?! ‒ consiglierei anche, modestia a parte, le mie opere.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?

Credo che i maggiori fruitori dell’e-book siano, almeno per il momento, i giovani. Io sono una tradizionalista, e quindi amo il cartaceo, amo la sensazione di avere un libro in mano, di sfogliarlo; amo il profumo delle pagine e anche arricchire la mia libreria, perché ogni opera ci insegna sempre qualcosa di nuovo e di diverso.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Credo che sia il frutto di un amore ponderato. Durante la stesura dell’opera si ama ciò che si scrive, come lo si scrive, in quanto si ricercano instancabilmente con perizia e cura le parole più adatte a tradurre i nostri pensieri e i nostri sentimenti.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Non lo so neppure io. Una sera mi trovavo da sola in casa; accesi il computer e iniziai a scrivere: le parole venivano da sole senza la minima fatica da parte mia. La poesia è sempre affascinante, avvolgente. Consideriamo, per esempio, queste parti: “Ti proteggerò con l’ardore del mio amore! Ti adagerò sopra cuscini dorati! Aprirò le finestre per farti ascoltare il canto degli usignoli!” (Germoglio nascente); “Quale verità si può affermare come tale? La verità che gli uomini dicono di cercare? Oppure la Verità vera, che continuiamo a eludere perché ridotti ciechi, muti e sordi dal frastuono che il mondo offre e di cui noi non vogliamo privarci?” (La Vertà è follia); “La strada che stai percorrendo appare lunga e intrigante, anche se, mentre cammini, riesce a cogliere i lineamenti dei tuoi pensieri […] Non importa il tempo che impiegherai per arrivare” (Ti renderai conto).



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Voglio invitare le persone a leggere le mie poesie pacatamente, con gli occhi dell’amore… Le invito a leggere e a rileggere le mie poesie fino a quando non saranno certe di aver sentito ciò che il mio cuore vuole trasmettere.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Tutto risale all’età di nove anni. Al termine di una recita scolastica in cui avevo interpretato il ruolo di una ballerina, distribuirono alcuni doni ai ragazzi: si trattava di libri. Un’insegnante, vedendo il proprio figlio piangere perché anche lui ne voleva uno sebbene non avesse partecipato alla recita, si voltò verso di me, prese i miei libri e li diede a lui. Ne rimasi così amareggiata che piansi; ma le mie lacrime non sortirono lo stesso effetto di quelle del ragazzo… Già d’allora il libro diventò qualcosa di importante per me. Questo ricordo mi ha accompagnata fino a quando non ho iniziato a scrivere.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Sì. Ricordo un episodio di qualche anno fa, quando stavo scrivendo Ebbrezza. Allora abitavo in una grande casa immersa in un querceto. Era quasi buio, ed io mi trovavo seduta sul dondolo, nell’atrio, godendo della giornata appena trascorsa e pensando a ciò che stavo scrivendo, quando all’improvviso apparve una luce accecante, che mi impaurì… Si era trattato di un incendio che aveva interessato un’area abbastanza ampia. Ciò mi turbò molto. Pensai persino all’azione di extraterrestri; e in seguito a questo fatto modificai la trama del mio romanzo.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No. Fino ad ora non mi è mai accaduto.



10. Il suo autore del passato preferito?

Da ragazza comperavo e leggevo tutti i romanzi della serie Darling: mi attraeva molto anche la descrizione dei castelli, dei luoghi e della campagna inglese.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L’ascolto di un libro è una cosa interessante; ci può accompagnare mentre svolgiamo altre attività. Mi piace.  

 

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