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27 Dic
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Intervista all'autore - Laura Spadera

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Diciamo che non c'è stato un momento preciso in cui io abbia deciso di diventare scrittrice, anche se questa mi sembra un parolone. Non c'è stato un momento preciso in cui io abbia deciso di voler scrivere, direi. Mi sono trasferita in questo piccolo comune di Jesi all'età di tre anni lasciando tutti i miei parenti a Napoli. Io, i miei fratelli e i miei genitori ci siamo catapultati in una avventura del tutto ignota lasciando la nostra casa natale, ma devo dire che non mi ha causato alcun trauma avendo pochi anni di vita. Ricordo poco di Napoli, la amo e adoro tutto ciò che riguardi quella bellissima città, ma casa mia è questa, Jesi.

Gli abitanti, il luogo tranquillo e umido, i piccoli viali nel quale le voci girano velocemente e tutti sembrano conoscersi. Sono cresciuta con un'educazione totalmente napoletana e tradizionalista dei miei genitori, sin da subito mi hanno insegnato i valori della famiglia, della casa e del rispetto. L'essermi trasferita in un altro comune non mi ha mai creato grandi disagi in quanto mi sono sempre sentita parte di questo comune, forse la diversità l'ho sempre notata nel mio modo di essere e non dalla mia provenienza. Mi sono sempre sentita differente dagli altri ragazzi della mia età, dai tempi delle elementari. Come ho detto in precedenza, non c'è stato un momento preciso in cui io abbia deciso di voler scrivere. È successo e basta. Ho sempre amato la scrittura e la lettura, i libri sono stati sempre i miei migliori amici. Mi facevano sognare, vivevo delle vite incredibili in quelle pagine, finché un giorno non ho deciso che potevo decidere anch'io come far andare le cose. Non potevo avere il controllo sulla vita e per quanto fossero eccitanti le storie che leggevo, non potevo decidere io l'avvenire delle cose. Così ho deciso di prendere il controllo sui miei racconti e scegliere l'andare delle cose. Magari sarei riuscita a far sognare qualcuno proprio come sognavo io nel leggere un libro.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

La notte, io scrivo di notte. Ho diciannove anni e sono all'ultimo anno di liceo, per cui la scuola mi tiene impegnata la maggior parte del tempo. Quando torno a casa, dopo pranzo, mi dedico allo studio e il resto del pomeriggio, se libero, lo riempio uscendo con gli amici o con la mia famiglia. Amo stare all'aria aperta. Perciò mi rimane del tempo per la scrittura, dopo la cena. Mi siedo alla scrivania, mi metto le cuffie, avvio la musica ed inizio a scrivere. Devo restare al buio, chiudo la porta, spengo la luce e mi immergo nell'oscurità totale. Mi aiuta a materializzarmi nell'altro mondo. Ovviamente la scrittura è presente in ogni minuto della mia giornata, perché con me ho sempre un block notes in cui mi appunto ogni pensiero, idea, citazione, parola che mi viene in mente da poter inserire nel racconto. Prendo ispirazione da ciò che mi circonda, dal luogo di Jesi, dalle persone che amo o anche di cui non ne conosco neanche il nome. Io osservo moltissimo ciò che mi accade intorno e ogni cosa che recepisco dai comportamenti altrui, lo faccio diventare spunto di lavoro, di idee. Per questo porto con me il block notes, perché molte cose mi ispirano e appuntandomi ogni cosa, evito che i pensieri si affollino su di loro e non lascino spazio a nuove idee. Quindi scrivo di notte, a volte anche sino alle tre, le quattro del mattino nonostante il giorno dopo abbia scuola. Ma la scrittura è così, quando si hanno in mente delle idee, delle parole e dei pensieri, non bisogna assolutamente fermarsi per alcun motivo.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

In realtà non ho un autore preferito. Leggo i libri che più mi ispirano, li scelgo per le loro citazioni o per la trama. Non scelgo l'autore, scelgo il libro a per sé e il messaggio che ne racchiude.



4. Perché è nata la sua opera?

Quando ero più piccolina, all'età di undici, dodici anni, vedevo il mondo dell'editoria come un qualcosa vietato ai minori. Per me era un mondo di adulti completamente impossibile da raggiungere, un qualcosa di troppo anormale per me, come se loro vivessero in una dimensione differente dalla mia ed esistessero solo per poter far sognare le persone come me che amavano quel mondo. Un giorno però, lessi un articolo di giornale in cui veniva raccontato di questa ragazza di sedici anni, se non erro, che aveva pubblicato il suo primo libro. La notizia mi spiazzò completamente. Per me era una cosa impossibile da credere perché quella ragazza era poco più grande di me e non poteva esser riuscita a raggiungere il mondo di quegli adulti che esistevano solo per scrivere. Così, comprai il libro di questa ragazza e da lì, dai libri per bambini, passai ad un livello superiore legato all'adolescenza, ai primi amori, alle prime esperienze e ai drammi di quell'età. Da quel momento, capii che anch'io potevo raggiungere quel mondo, far parte di quelle persone che esistevano solo per poter far sognare gli altri, per regalargli una dimensione nuova, più bella. Così, mi misi in testa, che anche io dovevo assolutamente riuscire nel mio sogno, e quindi pubblicare il mio romanzo. Volevo regalare alle ragazze della mia età, una realtà diversa dalla loro. Volevo farle sognare come gli altri scrittori riuscivano a far sognare me. La Laura Spadera di undici anni, sarebbe orgogliosa ora, perché secondo la sua logica, sono diventata una di quegli adulti che vivono in quella dimensione estranea al resto del mondo, che scrivono solo per far sognare gli altri. Ed era davvero tutto ciò che desideravo diventare.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Credo poco. Mi sono sempre sentita diversa senza che gli altri dovessero ripetermelo. Sicuramente il mio osservare molto le persone mi ha aiutata a capire che forse non venivo ben compresa nella società in cui vivevo e quindi questo mi ha influenzata nel costruire il mio pensiero letterario. Ma ecco, mi sono sempre sentita fuori dalla massa per cui direi che la società in sé centra poco con me e con il mio scrivere.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Devo dire che questa domanda mi mette in difficoltà. Ho iniziato a scrivere i miei piccoli racconti brevi per fuggire dalla realtà in cui vivevo. Non mi piaceva, la società pressava e rendeva il mio mondo oscuro, così decisi di creare una realtà nuova e migliore in cui potevo vivere bene. Con i miei scritti, però, io racconto la realtà delle cose attraverso i miei occhi. Nei miei racconti io parlo molto delle persone, sono la mia ispirazione principale. Parlo della gente, dei loro comportamenti, dei loro pensieri, di come tutti abbiano una storia difficile e differente l'una dall'altra anche se insistono per comportarsi tutti allo stesso modo. Direi che scrivere, per me, è raccontare una realtà che non è la mia vera realtà. Racconto la realtà di altri, la vita di altri. Che siano personaggi inventati o persone vere, non fa alcuna differenza perché nel momento in cui lascio per iscritto una sola frase di un mio personaggio, quello diventa reale e a quel punto non c'è poi tanta differenza. Racconto la realtà di altri per poter fuggire dalla mia realtà. Creo un mondo parallelo fatto delle mie storie e mi rifugio lì. Affronto, in quella dimensione, nuove realtà affascinanti perché non sono la mia realtà, non è la mia vera esistenza. Racconto l'essere delle persone scappando dalla mia realtà.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Io credo che ci sia molto di me in ciò che scrivo. Non parlo mai di me, creo sempre nuovi personaggi per raccontare una storia, ma si sa, si può leggere l'autrice attraverso le righe di un libro. La cosa che più mi affascina nel voler far leggere un mio romanzo a qualcuno è l'idea di essere "nuda" dinanzi agli occhi di quella persona. Anche se non è un autobiografia ciò che ha letto, mi conoscerà meglio di chiunque altro. Sono io ad aver scritto quelle parole, è tutto frutto della mia fantasia e del mio modo di essere. In "Come Un Angelo - Riportami a te" c'è davvero la mia anima. Ogni personaggio è parte di me, ogni loro comportamento mi appartiene. Le mie debolezze, le mie passioni, le mie paure, le mie gioie, le mie follie, i miei sogni, la mia dolcezza, il mio orgoglio, sono tutti divisi nei vari personaggi. Il mio modo di scrivere, quel pizzico di ironia che accompagna tutto il romanzo è parte di me, del mio modo di vivere. Chi leggerà i miei racconti, potrà dire di conoscermi profondamente.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Prendendo ispirazione dalla vita che mi circonda per scrivere, direi che tutti sono stati un po' fondamentali per la stesura del romanzo. Sicuramente senza la mia amica Giorgia, non ce l'avrei fatta. In parte, lei mi ha ispirato particolarmente il personaggio di Melanie, la migliore amica della protagonista Luna. Quel suo modo spensierato di godersi la vita, l'età adolescenziale e le prime vere cotte. La sua capacità di trovare l'ironia o un modo di ridere anche quando il mondo sembra crollare. La ammiro molto per questo. Inoltre, lei mi è stata d'aiuto nella mia crescita personale. Non ho mai avuto molta stima di me nella scrittura. Leggendo molto, mi sono sempre sentita estremamente inferiore a tutti quei fantastici racconti che mi hanno fatta sognare, ma lei è riuscita a regalarmi una grande dose di autostima. Si è innamorata di Kyle, il protagonista del romanzo, tramite la mia scrittura. Mi ripeteva sempre quanto le piacesse il mio modo di scrivere e di quanto siano state geniali le mie idee. Mi ha aiutata perché mi ha fatta sentire unica nel mio piccolo mondo e mi ha consigliata anche con l'andare delle vicende del romanzo. Per questo, ancora una volta, la ringrazio di vero cuore. Fondamentale è stata anche la persona che mi ha ispirato il personaggio di Kyle Parks. Non è del tutto frutto della mia immaginazione, c'è un pizzico di realtà in ciò che lo riguarda. Per questo gli dico grazie, anche se probabilmente non capirà mai che mi sto riferendo a lui.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

La prima persona ad aver letto il mio romanzo è stata mia sorella, anche se mio padre e la mia amica Giorgia sono stati i primi a conoscere i fatti del romanzo. Loro due mi hanno aiutata con lo svolgimento delle vicende quindi era inevitabile che conoscessero il racconto. Giorgia è stata la prima ad aver letto qualcosa di mio, mentre mio padre veniva costantemente aggiornato sull'andare delle cose del mio primo romanzo. Mia sorella, appena concluso il racconto, lo ha letto in soli due giorni e subito dopo mia madre e mio fratello in altrettanto tempo. Non volevano che gli dessi qualche spoiler del romanzo nel tempo della stesura proprio per poterselo poi godere una volta finito. Probabilmente credevano più di me che un giorno l'avrei concluso.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Sì, secondo me l'e-book è il futuro della scrittura e me ne dispiaccio moltissimo. È vero che con la tecnologia e quindi con le nuove invenzioni, internet soprattutto, la civiltà segue il progresso con costanza, ma l'e-book non mi è mai sembrata un'invenzione positiva. I libri hanno un buonissimo profumo, cosa c'è di più bello di poter sottolineare una frase che ci piace all'interno di una pagina o appuntarsi un qualcosa li accanto? Io lo faccio spesso. Almeno i libri, cerchiamo di non farli diventare tecnologia. Me lo ripeto sempre. C'è chi legge e chi è rapito dal computer o dal telefono. Da internet in generale. È vero che l'e-book è una grande piattaforma e probabilmente è un modo più semplice e veloce di espandere la propria scrittura, magari è una forma di progresso, ma non sono d'accordo. L'e-book, ai miei occhi, è una sorta di minaccia. I libri sono libri, non testi digitali. I libri sono affascinanti, si può toccare con mano ciò che ci trascina in un altro mondo, ciò che ci permette di non essere noi stessi per minuti o anche ore. Si finisce di leggere un racconto in e-book e poi? Cosa rimane? Il nulla. Il libro cartaceo rimane, è lì. È vissuto. Purtroppo veniamo schiacciati dal progresso e così sarà per i prossimi anni, ma spero di sbagliarmi e credo nell'assenza dell'estinzione di vedere persone entrare nelle librerie, assaporare i libri con l'olfatto e con il tatto. Credo in un futuro migliore, la scrittura è la mia vita e un futuro migliore sarebbe quello di limitare l'e-book ad una piccola, piccolissima piattaforma.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

È geniale. L'audiolibro da una possibilità a chi non ha la capacità di leggere, di vivere un libro. I bambini possono crescere fin da subito con la letteratura ascoltandola senza impegno. Per chi ha una giornata estremamente frenetica e non trova un'ora per poter leggere, magari potrebbe provare con l'audiolibro mentre va al lavoro o prima di andare a dormire. Stanco del peso della giornata, inserisce le cuffie e si parte con l'audiolibro. Le persone che purtroppo non possono leggere, possono essere catapultate in un'altra dimensione proprio come tutti gli altri. L'audiolibro è un bene a patto che venga usato in casi estremi. Sempre meglio comprare un libro in libreria e trovargli un po' di tempo da dedicargli. Ma non tutti hanno questa possibilità, quindi perché no, l'audiolibro potrebbe essere una seconda via per arrivare alla scrittura.

 

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