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02 Nov
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Intervista all'autore - Ayumi

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova? 

Secondo me, scrivere, è una forma di espressione che richiede un po’ di coraggio. Inventare delle storie, raccontare di sé, potrebbe sembrare naturale, tutti abbiamo qualcosa da dire, ma, davanti a un "foglio bianco" capita spesso di bloccarsi. Si può trasformare la vita reale in scrittura attraverso l'elaborazione delle emozioni, delle situazioni, delle persone... oppure, "passare" attraverso una visione distaccata della realtà e narrare di sé stessi. Io appartengo alla prima categoria.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Niente a livello pratico, ma tanto come "suggestioni". Cerco di comunicare stati d'animo, sensazioni, anche "sensazionali" come direbbero i personaggi del mio libro.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

La mia è una scrittura "inventata" che mi distrae dalla ripetitività della vita quotidiana.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Decidere il titolo dei miei racconti è semplice: una breve frase che sintetizza il contenuto senza svelare il significato. Scrivo il titolo dopo aver terminato il libro.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

L'isola deserta sembra qualcosa di immaginario, ma, credo, che ognuno potrebbe regalarsi un momento di isola personale ogni giorno. Vorrei con me il libro che risponde alle necessità di conoscenza che mi richiede il momento che sto vivendo. Cerco di non "fissarmi" su "uno" scrittore, credo che la conoscenza di stili e pensieri diversi, permette un apprezzamento più consapevole.



6. E-book o cartaceo?

Dipende dai gusti.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non credo che si possa scrivere per intraprendere una carriera. Personalmente, scrivendo, accolgo un momento di creatività.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Più che un aneddoto darei un consiglio: se decidete di leggere il libro, mi raccomando, non fatelo in metropolitana. Capirete, o, almeno, lo spero.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Una bella emozione. È gratificante sapere di poter essere apprezzati anche al di fuori della propria cerchia di amici "accondiscendenti"



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?



Amici, parenti, magari diversi a seconda dei momenti, dato che, tutto sommato, di storie ne ho scritte parecchie. Ringrazio tutti loro che, con il loro "divertimento", mi hanno sempre incoraggiato.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Bene, è un po’ come ritornare al passato, alle storie raccontate oralmente.

  

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