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16 Set
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Intervista all'autore - Laura Grimaldi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

"Mamma racconta", il mio bambino di pochi anni chiedeva favole e storielle ed io narravo inventando. "Mamma racconta", continuava anche alcuni anni più tardi ed io ricorrevo a miti e leggende. La mattina insegnavo storia e filosofia nei licei, mi sentivo scissa: tutta razionalità con i mei studenti, tutta fantasia nella quotidianità della vita. Quando mio figlio approdò alle scuole medie inevitabilmente i due mondi si fusero; la dimensione fantastica venne pervasa dalla conoscenza storica, ne nacquero i "Racconti del Medioevo". Ritenendo valida l'iniziativa, ho continuato con scritti più complessi per adulti come "Storie di storia", "La storia a colori", "Leggendario Medioevo".




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Ora che sono avanti negli anni inizio a scrivere nel pomeriggio. La mattinata la dedico invece a leggere e ad informarmi sui fatti che accadono in Italia, in Europa, nel mondo. Alterno questo "otium" con tutte le attività necessarie per vivere, dalla spesa alla pulizia di casa.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Umberto Eco è lo scrittore contemporaneo più vicino alla mia sensibilità, opere come "Il nome della rosa", "Il pendolo di Foucauld" o "Il cimitero di Praga" sono degne di apparire nella letteratura mondiale come opere di tutto rispetto. La formazione stessa di Umberto Eco, intrisa di cultura umanistica, mi coinvolge e mi porta a considerarlo un po' come mio modello.



4. Perché è nata la sua opera?

La ripresa del Medioevo come ambientazione storica deriva dal desiderio di far rivivere, anche ai lettori meno giovani, i momenti salienti, la mentalità e i sentimenti di un'epoca lontana.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Moltissimo dal momento che alla nostra formazione concorrono non solo lo studio, le letture, le esperienze proprie, ma anche i pensieri e la cultura che gli altri di continuo ci comunicano. È una corrente di vita che immancabilmente ci coinvolge e in cui noi operiamo delle scelte.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Col suo manto la fantasia ricopre la realtà senza alterarla. La vita che essa coglie non è mediata dalla fredda e neutrale razionalità dello storico, del sociologo o di qualsiasi altro scienziato. Si può guardare alla realtà con diverse prospettive; l'immaginazione fa emergere in modo immediato, quasi intuitivo, la dignità e il valore dell'uomo. Per questo scrivere per me non è né pura evasione né soltanto racconto, ma una rielaborazione della realtà secondo quel che mi suggerisce la fantasia. Se la razionalità "illumina" il divenire umano, la fantasia colora come un caleidoscopio la realtà: l’unione delle due prospettive permette di penetrare il divenire storico e di parteciparvi "da dentro".



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Tutto e niente: frammenti della nostra identità puossono essere ritrovati in coloro che hanno vissuto anche in epoche lontane. Aspetti della nostra personalità sono riscontrabili nel servo della gleba, nella castellana, nel cavaliere o nel frate del XII secolo. Anche se in forme diverse, la vita sembra ripetersi: cambia il contesto, ma gli amori, i godimenti, i tormenti, le speranze e le sofferenze degli animi rimangono.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Salvatore Carbone, professore universitario noto a livello internazionale, mi insegnò l'archivistica, avviandomi alla ricerca nell'archivio centrale dello Stato. Con lui ho scritto "La persecuzione fascista in Sicilia. Il popolo al confino". Ebbe modo di leggere i miei primi racconti sul Medioevo, mi invitò a scriverli e a pubblicarli. Da allora quell'uomo di cultura è rimasto fondamentale per la stesura di tutto ciò che ho scritto.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Naturalmente a mio figlio Massimiliano, che mi ha sempre stimolato a scrivere, oltre che a suonare il pianoforte.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Sono di un'altra epoca, spero che rimanga il libro scritto su carta. Avere una libreria in casa significa circondarsi della propria cultura, i libri fanno parte di me, della mia vita. Sono negli scaffali dove li ho collocati e posso sempre consultarli o rileggerli. Penso che con l'e-book vada perduto il rapporto di "fisicità" tra lettore e libro. Come tutti gli altri strumenti può rivelarsi senz'altro utile, ma non certo sostitutivo.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audiolibro può essere utile solo in determinate circostanze, ma non deve favorire la pigrizia verso la lettura diretta del testo. Questa infatti permette con più facilità di ritornare alle parti già lette per eventuali collegamenti o chiarimenti.

 


 

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Lunedì, 19 Settembre 2016 | di @BookSprint Edizioni

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