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09 Set
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Intervista all'autore - Silvano Mecozzi

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Nato a Roma, e cresciuto… È un po’ difficile dire dove sono cresciuto. A causa della mia disabilità sono cresciuto in collegio, ma non stabilmente in uno. Ho abitato in vari istituti sparsi per l'Italia ma la cosa più interessante è essere cresciuto con compagni che venivano da varie parti d'Italia. Per anni ho avuto come compagno Vittoriano che era di Trevi del Lazio; uno dei miei migliori amici che ho rivisto dopo 40 anni era di Trinitapoli; nella mia classe c'era un sardo, un siciliano, c'erano diversi pugliesi, un viterbese; Rocco era di Amante in Calabria, ognuno di questi ha portato la sua terra nella nostra classe.




2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Io consigliere di leggere romanzi che parlano di paesi lontani e di epoche diverse Consiglieri di Cronin, “Le chiavi del Regno” o uno dei tanti di Steinbeck o di Caldwell che raccontano della provincia americana povera e dimenticata. Oppure Mahfuz Nagib e il suo “Vicolo del mortaio”, per scoprire un mondo arabo sconosciuto.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

L'importante è leggere, poi avere in casa un amico è un’altra cosa. Personalmente sono all’antica e amo il libro e il suo profumo di carta e inchiostro. Amo sfogliarlo e perdere il segno. Amo andare in libreria aprirlo a caso e vedere come è scritto, se mi cattura allora lo compro e lo leggo a casa.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

No, ho scritto molto da sempre anche se ero un disastro in ortografia. Sono stato rimandato negli anni delle medie sempre in Italiano e disegno. Diciamo che mi avevano fatto odiare lo scrivere, poi piano piano mi sono riavvicinato... Adesso scrivo di tutto su tutto: ho un blog in cui pubblico ciò che scrivo.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

La scoperta della Francigena, della vita che si è svolta lungo questa via, dei tanti fatti curiosi, dei tanti personaggi che ci sono stati e la scoperta di Rocco, un santo che curiosamente ha vissuto gran parte della sua vita su questa strada. Nato a Montpellier, una città lungo la Francigena, è arrivato a Roma ed è morto a Voghera, città francigena per eccellenza. Eppure questo santo famosissimo è uno sconosciuto ma studiando la sua vita, per quello che si può sapere, ho scoperto che era e che è il prototipo del pellegrino romeo/francigeno.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Il senso della santità. Mi sono chiesto: “Perché Rocco è santo? In fondo non ha fatto nulla di eclatante, non ha lasciato scritti, non ha fondato congregazioni, non ha fatto quasi nulla, eppure la gente lo ha riconosciuto subito santo”. Ho cercato di spiegare il senso di una santità che è alla portata di tutti.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Non pensavo mai di pubblicare un libro ma mi sono sentito in dovere di fare questa opera per Rocco.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

La prima raffigurazione di Rocco che mi ha colpito nella chiesa che si trova alla fine della romea/francigena, San Lazzaro in Borgo, dove c'è un affresco ormai scolorito di San Rocco. Da lì è iniziato il mio cammino francigeno e tutto il resto. È stata la prima tappa del cammino che io e mia moglie abbiamo fatto in 4 anni di scoperta di questa via.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No... ma non sapevo se lo avrei mai stampato.



10. Il suo autore del passato preferito?

Non c'è ne uno in particolare diciamo da Calvino a Steinbeck, da Mafuz ad Asimov (ho letto tutti i suoi libri); tra i moderni sicuramente Ken Follet è il più intrigante.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non so giudicare. 

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Venerdì, 09 Settembre 2016 | di @BookSprint Edizioni

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