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BookSprint Edizioni Blog

07 Set
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Intervista all'autore - Claudio Borghello

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nato a Mestre e qui sono cresciuto. Mestre e Marghera sono lo sviluppo di Venezia fuori dall'acqua, sono le fabbriche e i servizi. Le case per gli operai e i grandi centri commerciali. Tanta gioventù figlia di veneziani trapiantati dalla laguna alla terraferma. Sono cresciuto in una città viva e dinamica che guardava sempre alla bellezza di Venezia e della sua laguna, alla cultura che sapeva esprimere. Sono figlio di veneziani e tra i veneziani e la laguna vi è un vincolo affettivo indissolubile. Ma oggi le trasformazioni sociali in atto sono tali e tante che hanno completamente mutato il contesto cittadino che mi ha visto ragazzo.




2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Premetto che ad un adolescente farei leggere la prima parte della nostra Costituzione per poter raccontargli quale storia e quali sacrifici hanno contribuito a comporre questi saggi fondamentali e per affermare che ogni società si tiene sui diritti e sui doveri reciproci. A questo punto l'adolescente è già corso distante! Diciamo che un libro da consigliare potrebbe essere "Il destino del leone" di Wilbur Smith, romanzo d'avventura che sottolinea l'importanza di assumersi le responsabilità che il destino assegna.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Dispiace per quelli come me a cui piace il libro di carta ma i millenians la carta non la usano più nemmeno a scuola e quindi tutto ciò che permette comunque la lettura di libri è benvenuta. L'uso massiccio della tecnologia smart da parte dei giovani impoverisce però la loro capacità di leggere con attenzione. Chi promuove gli e-book dovrà evitare di cedere alle regole della lettura smart e saper usare lo strumento per far leggere i contenuti e non solo i titoli.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Mi è sempre piaciuto scrivere. Quando scrivo riesco ad esprimere concetti meglio di quando parlo. Ho sempre scritto memorie, concetti, incontri. A volte conservando quanto scritto, a volte no. Diciamo quindi che è un amore mai scordato, che ogni tanto vive una nuova passione.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Con gli anni ti guardi indietro, guardi al tuo vissuto, agli affetti. Io ho voluto ricordare un periodo difficile vissuto dalla mia famiglia superato dalla famiglia e con la famiglia. Un omaggio a mio papà, alla sua passione e alla sua, forse inconsapevole, capacità di assumersi le responsabilità verso di noi. Un tentativo di rispondere a quelle domande che un figlio si pone quando diventa padre nel contesto di un racconto.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Spesso mi capita di ricevere sui social i classici elenchi di cose che si facevano quando non c'erano gli smartphone, il PC, ecc. Sono cose che fanno sorridere quelli che hanno vissuto quegli anni ma una cosa è veramente cambiata: il modo di relazionarsi. Tutto è impersonale, artificioso, protetto, nascosto. Ai genitori, ai ragazzi vorrei partecipare un po' di quel mondo dove le relazioni umane erano straordinarie, dove c'era il contatto fisico, dove c'erano gli spazi liberi, dove c'era la fantasia operosa, dove c'erano dei pericoli da affrontare. In quel mondo amicizia, solidarietà, stima e altruismo non erano concetti astratti.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

La maestra delle elementari rimase stupita perché lessi “Il cucciolo” di M. K. Rawlings in un giorno. Penso che a chi piace leggere piace scrivere. Io lo facevo sempre volentieri. Ma fu l'insegnate di italiano alle superiori a farmi provare il piacere di scrivere ed essere letto. Da quel momento ho sempre desiderato scrivere ma prima di questo libro, “Barenon”, ho scritto solo per gli amici.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Una sera a casa di amici a Venezia per cena, raccontai la trama del libro che avevo abbozzato e che mi accingevo a definire. Questi amici, impegnati nel mondo della cultura ad alto livello, si sono dimostrati attenti ed interessati a tal punto che pensai stessero fingendo, proprio dei gentili padroni di casa che assecondavano il gradito ospite. Da quel giorno però, con regolarità temporale, mi chiedono di portare loro la copia autografata del libro.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

Il libro poteva essere di trecento pagine. Il problema quindi non era quello di portarlo a termine. Forse ho temuto di non pubblicarlo perché non è poi così facile pubblicare un libro. Almeno fino ad ora.



10. Il suo autore del passato preferito?

Non vorrei apparire antico o saputone, perché non lo sono. Penso sia Dante il mio autore preferito. La Divina Commedia è un'opera straordinaria.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Mi ricordo che da bambino ascoltavamo le fiabe uscire dal mangiadischi. Penso possa essere piacevole ascoltare un libro letto bene. Forse anche un modo semplice. Un modo che rischia di portare la scrittura ad adeguarsi agli slang, al parlato comune. Certo il progresso non si ferma, pur sempre rimanga progresso.

 

 

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