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29 Ago
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Intervista all'autore - Giulia Sanna

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Vivo a Ciampino, una piccola città poco lontana da Roma e sono al quarto anno di scuola superiore. Ho scelto come indirizzo scolastico il commerciale, perché il mio obiettivo è quello di frequentare la facoltà di Giurisprudenza e diventare avvocato. Amo molto anche il mondo del cinema e spero davvero di poter avere un ruolo che ne faccia parte, un giorno. Sono una persona molto semplice e tenace, ed è stato proprio questo a portarmi al raggiungimento del mio obiettivo: quello di vedere tutta la mia fantasia e l'insegnamento che voglio dare con il mio libro, nelle mani di qualcuno. L'idea di diventare scrittrice non mi era mai passata per la mente, nonostante abbia sempre amato scrivere, ma una volta che ho iniziato ad esprimermi in una sola riga, pian piano sono arrivata a scriverne migliaia.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Il momento che preferisco particolarmente è la sera. Forse per molti non è il l'arco di tempo migliore, proprio perché, come si dice, durante la sera i pensieri ci assalgono. Io invece, la sera, provo un senso di rilassatezza e pace. Ecco perché scelgo questo momento per scrivere: devo fondermi con la tranquillità per fare ciò che mi piace.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non ho un autore contemporaneo preferito. Mi piace curiosare più scrittori possibili, ma se c'è una persona che mi ha davvero emozionata, leggendo per la prima volta un suo libro, è stato Niccolò Ammaniti con "Io non ho paura".



4. Perché è nata la sua opera?

La mia opera è nata per dare un insegnamento. Al di là della fantasia con cui ho "dipinto" il mio libro e al genere letterario scelto, aggiungo che se c'è una cosa che mi interessa particolarmente, è che chiunque legga la mia opera, capisca il senso di ciò che ho voluto distinguere: vendetta e giustizia, male e bene. Non ho reso il tutto molto esplicito, proprio perché nonostante le brutalità presenti e pressanti nella società attuale, ho fiducia nell'umanità e credo, dunque, che i lettori riusciranno a fare distinzione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Quando ero piccola non amavo leggere, perché alla scuola elementare e media mi venivano assegnati libri che non mi trasmettevano nulla. Però mi piaceva scrivere sin da allora. Ho iniziato a leggere con più voglia, quando mi è stato regalato un libro che mi ha affascinata particolarmente. Da lì, poi, ho cominciato anche a scrivere su una pagina facebook dove esprimevo tutta me stessa. Ma le circostanze in cui ho vissuto e vivo ora non mi hanno mai condizionata particolarmente a tal punto da spronarmi a leggere e scrivere come faccio adesso. Si tratta di una passione che ho coltivato da sola.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Come ho già scritto nel mio libro, la scrittura è la miglior arma di chi non vuole o non può parlare. Questa teoria si lega a chi scrive per evadere dalla realtà, certo, ma credo si avvicini ancor di più a chi invece scrive, raccontandola. Nel mio libro c'è molta fantasia, è vero, ma nonostante ciò ho voluto raccontare la realtà, parlando di come le persone vengono divorate dal desiderio di vendetta, senza ricordare di dover controllare il lato oscuro che ognuno di noi ha. Se non impariamo a fare ciò, non saremo mai capaci di godere quel che di bello ci offre la vita.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Credo che di me ci sia moltissimo. A partire dal carattere del protagonista che presenta tante sfumature in cui mi rifletto. Ironia, simpatia, tranquillità, precisione, organizzazione e cordialità. Sono tutti elementi caratteriali che ho trasmesso al personaggio. Solo in una cosa siamo molto diversi: io credo fortemente nella giustizia e non è dignitosamente umano, permettere alla vendetta di renderci suoi schiavi.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

No. Fino a quando non ho finito di scrivere il mio libro, non ho mai riferito a nessuno ciò che stavo facendo. Ma ci sono persone che mi hanno aiutata nel realizzare il mio sogno: quello di pubblicare la mia opera. A partire dalla mia famiglia, il mio fidanzato e i miei amici, i quali mi hanno dato un grande conforto con il loro entusiasmo.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

La prima ad aver letto il mio libro è stata mia madre. Ma un'altra persona che mi ha davvero aiutata, concretamente parlando, è stata mia sorella Chiara, la quale, dopo aver letto la mia creazione, mi ha sostenuta rivedendo molte cose all'interno del libro.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Credo che l'e-book sia una grande innovazione, essendo io a favore dell'avanzamento di ogni tipo di tecnologia. È infatti utile perché permette di leggere ovunque e in qualsiasi momento senza occupare troppo spazio nelle proprie borse. Eticamente parlando, inoltre, possiamo far riferimento alla natura, che verrebbe salvaguardata sradicando meno alberi. Ma credo anche che ciò che si vive sfogliando e odorando le pagine, non lo si prova in nessun'altra forma di lettura. Per cui, non vado a sfavore dell'e-book, ma spero che il cartaceo continui ad essere presente.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L' audiolibro è sicuramente un buon modo per "leggere". Si tratta di un' idea eccellente specialmente per favorire chi non ne è in grado. Ma credo che il bello di vivere un libro stia nel dare un'intonazione propria ad ogni frase o discorso diretto.

 


 

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