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21 Giu
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Intervista all'autore - Silvestre Pezone

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato nel 1967 a Villaricca, comune del napoletano; ho vissuto, per lungo tempo, a Parete e, poi, tra Lusciano ed Aversa, comuni del casertano. L’ambiente familiare in cui sono cresciuto era abbastanza sereno e amorevole. Nel 1994 ho conseguito la laurea in architettura presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e da lì è incominciato il mio lavoro di architetto. Nel 1998 ho sposato la mia attuale consorte e collega, già compagna di studi, con la quale ho condiviso la nascita di tre figli maschi e la loro crescita, che, attualmente condivido. Svolgo il mio lavoro di architetto, sia per committenze private che pubbliche, con grande impegno, serietà e professionalità negli svariati campi che offre e stando al passo coi tempi. Non mi definisco uno scrittore “di professione”, ma sicuramente, uno a cui piace molto scrivere.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Purtroppo, non posso dedicare molto tempo alla scrittura, anche se mi piacerebbe il contrario, perché la mia professione non è quella di scrittore. Lo faccio, soprattutto, nel tempo libero e nei momenti di particolare ispirazione. Infatti, ho diverse altre bozze che vorrei tradurre in libri.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Beh! Non ho un autore o un genere preferito. Mi piace leggere! Oltre a quanto già leggo di attinente alla mia professione, spesso, la scelta di un libro da leggere mi viene di getto o, altre, mi è suggerita dal particolare stato d’animo o semplice voglia del momento; poi, giudico. Tra gli autori italiani, potrei citare Stefano Benni, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta; per il giallo Andrea Camilleri; per un tuffo nel passato e per le tecniche costruttive, antiche e moderne, Alberto Angela; invece, tra gli stranieri, il brasiliano Paulo Coelho, anche messaggero della pace nominato dall’ONU nel 2007, o il giallista britannico Kenneth Martin (Ken) Follett, e via discorrendo.



4. Perché è nata la sua opera?

Perché attraverso il protagonista della trattazione, il Palazzo Ducale di Parete, ho potuto, a grandi linee, raccontare la storia del mio paese di origine e confrontarmi con le mie esperienze lavorative e non solo.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Come ho detto, la mia principale occupazione non è scrivere libri, ma, a mio avviso, il contesto sociale in cui si vive o si è vissuti incide molto sulla formazione personale e, quindi, a maggior ragione, su quella letteraria.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Penso che possa essere sia l’una che l’altro. Dipende, sicuramente, dai sentimenti che, in quel determinato momento, dominano e ispirano l’autore, anche dal soggettivo grado di soddisfazione ed accettazione della vita, dal contesto o realtà in cui vive. Di conseguenza, scrivere può essere la risposta ad un proprio intimo e contestualizzato sentimento, ma anche la traduzione del desiderio di raccontare la realtà, triste o allegra, o di condividere il proprio sapere, o di divertire e di quante altre facce della sua poliedricità.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Di personale, forse, non abbastanza; di professionale, data la natura delle argomentazioni, molto. Il percorso di rinascita del Palazzo Ducale, una delle principali testimonianze storiche di Parete, ha rappresentato, sicuramente, la materializzazione, in certo modo, del desiderio di ricordare le radici mie e del mio paese di origine, ma è stato anche un modo per esprimere la passione per il mio lavoro e uno stimolo a confrontarmi con le esperienze vissute, e non solo prettamente lavorative.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Forse mia moglie, dalla quale ho avuto tanto sostegno e incoraggiamento.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mia moglie, che lo ha molto ben apprezzato.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Per una buona fetta di persone, nell’era della tecnologia imperante, temo proprio di sì.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Potrebbe sicuramente risultare comodo e stimolante, soprattutto, per i “pigri” o “impigriti” da diversificate motivazioni e, mi auguro, per i giovani, che, ahimè, dedicano sempre meno tempo alla lettura, ma, ovviamente, senza dover, necessariamente, bandire e abbandonare il cartaceo.


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