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03 Mag
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Intervista all'autore - Ernesto Flisi

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nato in una ambiente di campagna, in un paesino sconosciuto nella bassa lombarda, ai confini con l'Emilia. Gli studi tuttavia li ho svolti a Cremona e poi a Milano. Il mondo semplice, di sentimenti schietti della campagna l'ho sempre portato con me, anche quando gli ambienti nei quali ho vissuto avrebbero presupposto un cambio radicale.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

“Il Piccolo principe2 di Antoine del Saint-Exupéry. Mi pare che in quel piccolo testo siano contenuti i valori essenziali della vita ai quali occorre ispirarsi, specie nei momenti difficili.




3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Un po' mi dispiace, perché la mediazione del libro cartaceo, l'inevitabile ritmicità lenta della riflessione ad esso legato, costituisce un valore importante. Forse però è una questione generazionale e le stesse finalità possono essere raggiunte anche con l'e-book. Quindi penso che l'evoluzione si debba semmai regolare, ma non certo contrastare. In fondo l'evoluzione nella storia del libro non ha mai impedito lo sviluppo della cultura.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

No è stato un moto lento, maturato nel corso della vita. Solo in questi anni però, con l'inevitabile calma e riflessione tipiche dell'età matura mi hanno incoraggiato a stendere in forma scritta sensazioni e sentimenti che da tempo coltivavo.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Il desidero di trasmettere ad altre persone valori, sentimenti o semplicemente osservazioni che non possono essere solo mie. Presunzione? Non credo, almeno così penso io, ma solo desiderio di suscitare in altri emozioni.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Guarda, osserva, rifletti: mai lasciarti prendere la vita dagli eventi, dalla fretta dell'esistenza.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Sì, era un sogno, seppur vago, tenuto nel cassetto da tempo, ma non era un bisogno pressante. Mi sono reso conto della sua possibilità solo quando, postando alcune composizioni su Facebook, ho notato un certo interesse.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Episodi specifici no. Ricordo però che ad una pubblicazione sul social network di un paio di poesie, sono stato raggiunto da messaggi di alcune persone che si sono ritrovate in pieno nei personaggi lì rappresentati, come se le parole riguardassero esattamente la loro vita. Questo mi ha colpito molto, anche perché io non le conoscevo approfonditamente e non avevo pensato certo a loro.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No, una volta iniziato un lavoro, fatico magari a intraprendere i primi passi, ma, come un vecchio motore a diesel, poi mi scaldo e non mi fermo più.



10. Il suo autore del passato preferito?

Nessun dubbio: la Divina Commedia di Dante, per la ricchezza dei sentimenti espressi e per il valore insuperato e insuperabile della poetica.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Credo sia una frontiera adeguata a colloquiare con le nuove generazioni. E' un mezzo per raggiungere le menti di tanti ragazzi, che diversamente non si accosterebbero a certi testi.

 




 

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