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17 Dic
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Intervista all'autore - Andrea D'Alia

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Io sono nato e cresciuto a Palermo, in Sicilia. Apprezzo e amo molto la mia terra per le sue caratteristiche naturali e per l'ampia impronta lasciata da tutte le dominazioni passate, con le opere monumentali colossali sparse in tutta l'isola, ho invece sempre provato un'intensa difficoltà ad adattarmi ad un certo tipo di mentalità, cultura e costume, ancora diffusi in un'abbondante fetta della popolazione, pur riconoscendo che il problema non è solo locale ormai da decenni o addirittura secoli. Tale mio difficile impatto con una realtà spesso troppo diversa dai miei ideali universali di solidarietà, correttezza, reciprocità e rispetto indiscriminato per tutti, soprattutto per i più umili e inermi, mi ha generalmente costretto a vivere quasi ai margini della società, in condizioni di permanente disagio e conflitto con me stesso e con l'ambiente esterno.




2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

“I Miserabili” di Victor Hugo, romanzo in cui sono affrontate molto approfonditamente varie tematiche di ordine politico-sociale, culturale, storico, etico e psicologico in rapporto all'epoca di grandi cambiamenti in cui si svolge la vicenda ed alle diverse fasce di età dei personaggi principali e soprattutto del protagonista, con i suoi tumulti interiori e la sua vita densa di infiniti mutamenti interni ed esterni.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Personalmente, più che per la mia età, non più molto giovane, ma nemmeno ancora troppo avanzata, per una tara di famiglia, oserei dire, non ho mai avuto molta dimestichezza con la tecnica e soprattutto la tecnologia, per cui tendo ad attribuire un maggior valore al libro cartaceo, che è sempre lì, tutto intero e quindi, secondo me meno dispersivo. Purtuttavia, non escludo la validità di una diffusione ancora più estesa e senza confini consentita all'e-book, dato, che ormai, grazie all'elettronica, possiamo raggiungere posti distantissimi da noi in un solo attimo. Romantici per quanto possiamo essere e maggiormente affezionati al prodotto cartaceo, magari perché affettivamente legato ad un nostro caro ricordo di chi ce l'ha donato o del momento particolare in cui l'abbiamo acquistato noi stessi, dobbiamo pur adeguarci ai tempi ed alla più feconda e celere telematica, ormai estesa da decenni a tutti i livelli.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Non ho mai molto creduto al colpo di fulmine, forse perché non l'ho provato in prima persona per alcuno o per qualcosa. Riconosco che in ciascuno di noi è presente, almeno inconsciamente, il cosiddetto sesto senso, che ci permette di percepire a pelle se chi o cosa ci troviamo di fronte può andarci a genio o meno; ma per valutare effettivamente e più approfonditamente la nostra attrazione o predisposizione per qualunque oggetto o persona, occorrono, generalmente, a mio parere, anni di ponderata ed analitica valutazione e sperimentazione quotidiana di una relazione valida o passione fondamentalmente sentita. Quindi, anche la mia passione per la scrittura è andata aumentando anno dopo anno con un allenamento costante e progressivo, con l'incoraggiamento e la spinta di persone competenti e con un esercizio giornaliero consistente nel rielaborare dialoghi, letture e messaggi ed ipotetiche conversazioni con altri.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

La raccolta di episodi, emozioni, passioni, conflitti e relazioni interpersonali attinta da esperienze vissute da me personalmente o da altri nel corso di tutta una vita. In verità, sono stato indotto a raccogliere in una lunga e intensa storia con grandi capovolgimenti individuali e collettivi, da un attentissimo e scrupolosissimo lavoro di autoanalisi e di osservazione del mondo circostante e dalla spinta sempre più pulsante di ricorrere all'unica denuncia sociale, a me concessa, di comportamenti e sistemi generalmente lesivi in tutti i settori e a tutti i livelli per soggetti estremamente sensibili come me o persone a me più vicine o affini emotivamente o cromosomicamente.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Di imparare a ragionare con la propria testa e di non seguire come un gregge senza personalità e spessore umano, morale e affettivo, la corrente, lasciando espandere a macchia d'olio ferite e piaghe sociali, che non si argineranno mai né col silenzio omertoso, né col qualunquismo, né col vile ed irrefrenabile utilitarismo di parte, né col semplice gregarismo, asservimento morale né tanto meno con l'ignavia di molti. Non mi importa se sarò tacciato di puro idealismo anacronistico o di falsa retorica. Finché avrò un cervello per pensare ed un cuore che mi batte dentro, non vorrei permettere più a nessuno di manipolare la mia mente e di gestire tutte le mie scelte, come molti hanno tentato di fare in tutti questi anni non solo con me.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Oserei dire sin da piccolo, ma prima mi limitavo solo a scrivere qualche verso poetico o di canzone d'ispirazione melodrammatica o qualche bozzetto di romanzo o canovaccio di opera teatrale. Con l'età, l'esperienza, la dura e perseverante meditazione e l'aumento delle letture varie di diversi autori classici o contemporanei, più o meno famosi, il materiale che mi sono trovato in mano è notevolmente aumentato e così ho potuto finalmente assecondare la mia originaria ambizione di diventare uno scrittore, se tutto procederà come nei miei più intimi desideri. Varie fasi intermedie, come il mio lavoro dipendente pluridecennale, praticamente e logisticamente, hanno rallentato il mio percorso nella crescita di questa mia atavica passione, ma allo stesso tempo hanno incrementato la mia voglia di trattare tematiche più ampie.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Sì. Il piacevole e sorprendente riscontro nell'ascolto di alcuni brani del mio libro da parte di parenti e amici o conoscenti, generalmente non troppo benevoli e generosi col sottoscritto in altre circostanze.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

L'ho temuto infinite volte per ulteriori gravi vicissitudini da me vissute realmente tra l'inizio e la conclusione dell'opera, tra errori fiscali non miei e problemi burocratici, lavorativi e finanziari, ho dovuto in vari momenti della stesura o del perfezionamento del mio prodotto letterario, sospendere tutto anche per lunghi mesi. Altrimenti avrei terminato di scriverlo molto tempo prima!



10. Il suo autore del passato preferito?

Francesco Petrarca.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Come ho già detto per l'e-book, la ritengo comunque necessaria per una diffusione più aperta a tutti ed in termini molto più rapidi, considerando il numero crescente dei non vedenti e degli anziani amanti della cultura ma non in grado più di leggere autonomamente.



 

 

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