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17 Ott
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Intervista all'autore - Giorgio Cozzi

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

L'emozione principale è data dall'ispirazione creativa, lasciarsi andare e far fluire i pensieri liberamente, come se tutto fosse già dentro di me e aspettasse solo il momento per cristallizzarsi su carta. Un'altra emozione significativa è data dal sentirmi in contatto con chi ha voglia di apprendere e conoscere, è come se parlassi direttamente con lui. Infine, mi sento come durante una corsa, andare avanti senza mollare, sinché si giunge al traguardo.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Molto, traggo spunto dalle esperienze vissute sul campo, dalle storie, dai fatti, dalle dinamiche che vivo in azienda e dagli spunti che traggo da chi partecipa ai miei corsi. Ogni volta che tengo un corso imparo qualcosa e poi lo trasmetto ad altri in un circolo virtuoso in cui tutti imparano qualcosa dalle esperienze positive altrui (best practice). Certamente c'è anche del mio, la famiglia, le maratone, la pesca, gli studi sulla mente e sul cervello.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

La prima parte l'ho scritta di getto, era appunto già dentro di me. Facendo coaching mi ero reso conto che la metafora "pagava" più di qualsiasi altro metodo e dunque ho tradotto un percorso di crescita in una storia che, per quanto leggera, rispetta tutti i canoni professionali di riferimento per chi vuole avere successo. Poi ho integrato questa parte con un manuale operativo che consente di avere un Coach scritto che aiuta a fare le cose che servono per raggiugere i propri obiettivi e diventare Manager o consolidare l'agire manageriale. La "Lepre" è sinonimo di velocità e dunque tagliare i tempi e arrivare prima al traguardo dello sviluppo professionale mi sembra una bella premessa.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Semplice e immediata, volevo dare subito il senso al lettore di cosa lo aspettava. Ho tratto lo spunto dalla corsa che pratico sistematicamente. Tutti noi runner vogliamo arrivare al traguardo e arrivarci il prima possibile.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

“Angeli e Demoni” di Dan Brown, perché coinvolgente, dinamico, avventuroso, misteriosofico. Apprezzo la sua intelligenza e la sua creatività, nel contempo la lotta fra il bene e il male è un dilemma che si attaglia al vivere sull'isola o abbandonarla rischiando di morire.



6. E-book o cartaceo?

Amo la carta, ma sto imparando ad apprezzare anche l'e-book.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

In realtà ho scritto solo di temi che conoscevo bene: il Management e la Parapsicologia, quindi non so se il termine "scrittore" mi si attagli davvero, tuttavia mi piace scrivere e prima o poi proverò a uscire dal mio seminato, indossando gli abiti del vero scrittore.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Volentieri. Nel lavoro che svolgo incontro anche molti giovani che scalpitano perché non hanno opportunità di manifestare i loro talenti e vorrebbero fare carriera in quattro e quattr'otto, mentre in realtà mancano delle competenze e delle esperienze necessarie per dare solidità ai loro desideri. Ciò mi ha spinto a indicare una possibile via, centrata sull'ascolto di chi l'esperienza ce l'ha e che soprattutto utilizza un metodo di trasmissione delle conoscenze focalizzato sull'Action Learning : non insegnare come si pesca un pesce dicendolo, bensì aiutandolo a farlo concretamente, a partire da se stesso, dalle sue capacità (concetto zen). Più che un aneddoto è la delusione costante nel vedere tanti "capi" che non sanno far crescere i loro collaboratori, temendo forse di perdere potere, prestigio e poltrone, quando è vero il contrario: se fai crescere i tuoi, cresci anche tu.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Rammarico per non aver detto tutto quello che è dentro di te o non averlo scritto in modo sufficientemente pervasivo, gioia infinita nell'aver trasformato competenze, pensieri, convinzioni ideali in un "oggetto" utile per gli altri, che è un altro piacere infinito, speranza che qualcuno faccia carriera grazie a unimprinting regalato da uno sconosciuto (coach).



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Paolo Nava che ha scritto un bel libro sulla sua storia professionale e con cui ho convissuto esperienze lavorative di successo: il primo libro sulla sicurezza, scritto da operai, è uscito dalla sua volontà e dai miei contenuti sulla BBS (Behavior Based Safety). Ho avuto la fortuna di presentare il suo libro, spero che lui possa fare altrettanto con me.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Indubbiamente le tecnologie stanno prendendo piede e ogni forma che facilita il compito del "lettore" ha una sua validità.



 

 

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Sabato, 17 Ottobre 2015 | di @BookSprint Edizioni

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