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03 Ott
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Intervista all'autore - Aurelio Bertozzi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono figlio di umili genitori romagnoli e di loro riserbo i ricordi più belli della mia infanzia vissuti dapprima in un piccolo paese sull’appennino tosco-romagnolo e poi a Forlimpopoli un paese della pianura forlivese. Ho vissuto gli anni dell’adolescenza in un collegio nei pressi di Treviso dove ho ricevuto una corretta educazione che mi ha permesso di affrontare il mio destino senza tentennamenti, vincendo le tante tentazioni di vanità della vita. Successivamente non mi sono comunque mancate soddisfazioni che mi hanno ampliamente ripagato delle rinunce diligentemente accettate. Non ho iniziato a scrivere per vocazione, ne per dimostrate doti artistiche e letterarie che non possiedo, ma l’idea è nata per caso, durante alcuni momenti che ho trascorso in solitudine.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

In questa mia prima esperienza letteraria ogni momento è stato per me ideale per dedicarmi ad una scrittura frettolosa di brevi appunti che traevo dalle mie fantasie, estraniandomi dalla vita reale. Poi di sera, fino a tarda notte, svolgevo la trama di quanto mi ero annotato sugli appunti, come per ricomporre un grande puzzole fatto di immagini e rivisitazioni mentali che mi avevano particolarmente attratto, e quando scrivevo è stato come calarmi nei miei personaggi, rivivendo le emozioni e le avventure che avevo loro destinato.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Ken Follett è sicuramente il mio scrittore preferito, per il suo modo semplice ed efficiente di coinvolgermi nelle sue narrazioni letterarie, sempre efficaci ed emozionanti.



4. Perché è nata la sua opera?

Il mio libro è scaturito da una banale rivalsa con mia figlia adolescente che con scetticismo tendeva a sminuire la mia idea di voler scrivere qualcosa traendo spunto da alcuni ricordi di località visitate in gioventù dalle quali ero rimasto particolarmente contagiato.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Purtroppo non ho avuto una formazione letteraria degna e all’altezza per potermi definire uno scrittore, ma sicuramente le mie narrative sono state stimolate da un contesto sociale dal quale sono stato particolarmente coinvolto e contagiato.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per me è stato sicuramente un’evasione dalla realtà, un modo di calarmi nella vita dei miei personaggi condividendo le emozioni e il destino che serbavo loro durante le mie invenzioni letterarie. Al contempo, durante il periodo che ho dedicato alla scrittura, mi sono estraniato dalla vita reale e mi sono rifugiato mentalmente nelle mie fantasie, tanto da destare preoccupazione sia in mia moglie che in mia figlia che mi vedevano particolarmente assente e totalmente preso dalle mie invenzioni.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Trattandosi di un libro giallo-noir, se pur tinto di avventure e accennate storie sentimentali, spero non vi siano analogie che mi identificano nelle atrocità e nelle perversità dei miei personaggi, e ciò che ho scritto sia nato esclusivamente da una sana fantasia.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Sicuramente mia figlia, che mi ha spronato, con il suo scetticismo, a raccogliere nei miei ricordi di gioventù luoghi ed episodi dai quali ho tratto spunto; e poi la BookSprint Edizioni che mi ha aiutato nel momento finale, il più difficile, per rendere ciò che ho scritto, un testo di degna lettura.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Alla moglie di un mio collega di lavoro, in quanto psicologa, per aver da lei conforto su quanto di più macabro e perverso avevo scritto, e che l’averlo scritto si trattava esclusivamente di una mia fantasia letteraria e niente di più.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Sicuramente l’e-book sarà il futuro della scrittura, ora è ancora presto, e penso ci vorranno alcune generazioni per poterlo apprezzare realmente. Nel frattempo ci stiamo adattando alle e-mail che, purtroppo, stanno sostituendo ogni diretto rapporto umano.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L’audiolibro mi ricorda quand’ero bambino e rimanevo per lungo tempo accollato alla radio. A quei tempi in alcune trasmissioni radiofoniche trasmettevano delle commedie che io ascoltavo con molta attenzione, e dato che mancava la scenografia, ero coinvolto nelle fantastiche visioni di tutto quello che veniva descritto e raccontato. Non so se con l’audiolibro proverei le stesse sensazioni, ma sicuramente potrebbe essere un’esperienza molto interessante, anche se penso che il vero lettore di oggi preferisca ancora il cartaceo.



 

 

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Sabato, 03 Ottobre 2015 | di @BookSprint Edizioni

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