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BookSprint Edizioni Blog

02 Ott
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Intervista all'autore - Marcello Signorini

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Come riportato anche nella copertina del mio libro "Il sogno incantato", sono nato a Milano da genitori entrambi toscani. A causa dello scoppio della 2^ Guerra Mondiale, poco dopo la mia nascita, ho trascorso la mia infanzia in campagna, a Comerio in provincia di Varese, dove i miei genitori si erano trasferiti da sfollati. Così, paradossalmente, ho avuto un'infanzia felice e serena, lontano dalla guerra e a contatto con la natura: il ché ha influito fortemente sulla mia formazione adolescenziale. Ritornato a Milano, alla fine della guerra, quivi ho frequentato le scuole dell'obbligo e il Liceo Classico; poi ho conseguito la Laurea in Economia all'Università Luigi Bocconi.




2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Senza falsa modestia...il mio libro, naturalmente... Scherzi a parte, lo consiglio per il fatto che è un Romanzo Fantasy, dove si intrecciano sogno e realtà intorno alla figura del protagonista: il quale sogna un'avventura romantica e surreale fra draghi, uomini ragno e mostri di ogni genere nell'Inghilterra del XIII secolo; ma poi si risveglia e, nella realtà, vive, come ogni ragazzo moderno, le vicissitudini di un giovane della sua età. Così il sogno si mescola alla realtà: di conseguenza il libro si può considerare adatto sia ai bambini in tenera età, sia a ragazzi e adolescenti (e forse anche agli adulti).



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Sicuramente il futuro della lettura sta nell'e-book, ma attenzione... Innanzitutto occorrerà ancora del tempo perché ciò avvenga, poiché, specie per persone non più giovani come me, sarà difficile sradicare le abitudini alla carta stampata. Inoltre, questa inevitabile trasformazione, dovuta al progresso, può portare, se non appropriatamente valutata, ad un fenomeno di dislessia, cioè alla difficoltà che hanno alcuni soggetti ad elaborare con il cervello e quindi a comprendere appieno quello che leggono. È lo stesso fenomeno, ormai ammesso, che colpisce chi non si è abituato appieno a sviluppare da giovane la scrittura manuale, avendo sempre e solo fatto uso della tastiera per scrivere. Alla grafia manuale è infatti riconosciuta l'importanza del coordinamento cervello-pensiero-mano-azione, che attiva la memoria, aumenta la creatività, allena la mente. La scrittura esclusiva su tastiera, in giovane età, tende, invece, a soffocare l'atto creativo, ad impoverire il linguaggio, a peggiorare l'organizzazione del discorso, poiché si crea una certa rottura tra pensiero ed azione in alcune parti del cervello.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Credo che vari da persona a persona. Nel mio caso è sicuramente un amore ponderato. Da adolescente non avrei mai pensato di fare lo scrittore. Quando mi veniva dato un tema di italiano, infatti, non sapevo mai che cosa dire, scrivevo con fatica quello che mi veniva a mente, senza provare nessun piacere nell'esprimermi per iscritto. Più tardi, poi, di fronte a forti emozioni, ho incominciato a scrivere poesie: cominciava a darmi piacere l'interpretare nella scrittura i sentimenti che provavo nell'intimo dell'animo. Successivamente, ma in età più matura, ho incominciato a provare piacere anche nello scrivere racconti, romanzi, commedie. È stato comunque un piacere diverso, perché non c'è solo l'afferrare una sensazione subitanea ed interpretarla, come nelle poesie; ma qui occorre anche applicazione, fantasia, perseveranza, il piacere di costruire poco a poco qualcosa che si sviluppa, poi cresce ed infine culmina con un risultato.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Curiosamente, questo libro nasce da una mia sceneggiatura cinematografica. Infatti, contrariamente al solito, questo racconto è la trasposizione di una sceneggiatura in romanzo letterario, mentre di solito succede il contrario. Infatti, alcuni anni fa, ho seguito un Corso di Sceneggiatura Cinematografica via Web: l'insegnante (che non ho mai conosciuto né visto), attraverso delle dispense, ci spiegava come nasce e quali sono le caratteristiche di una sceneggiatura; poi ci incominciò a chiedere di scrivere una sceneggiatura, prima di un fatto, poi di qualcosa di più articolato, infine di un racconto completo che potesse essere pronto per un film. Così è nato il "Sogno incantato". Solo più tardi mi sono impegnato a tradurre il linguaggio cinematografico in linguaggio letterario, che è diverso da quello: infatti nel primo caso si dice che occorra scrivere quello che si vede, nel secondo quello che si sente dentro.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Il messaggio che il libro vuole inviare al lettore è molto semplice e lineare. I sogni colpiscono e possono affascinare: nel sogno si possono esprimere situazioni estreme e fantasiose, valori positivi, quali il rispetto, il coraggio, la giustizia. Quindi i protagonisti possono essere presentati come eroi virtuosi, pronti a combattere per proteggersi, ma anche per proteggere i più deboli dagli attacchi delle forze del male. È il concetto del "Viaggio dell'eroe", che lascia il mondo ordinario per avventurarsi in un viaggio dove incontrerà mille difficoltà, le supererà, starà per essere sopraffatto, si riprenderà, e, dopo una serie di prove, sfide, contrasti, otterrà ( o crederà di ottenere ) la giusta ricompensa finale. Ma poi nel mio racconto interviene anche la realtà, la vita di tutti i giorni, che riserva meno pericoli, ma anche meno voli pindarici. E allorquando questa realtà si intreccia con il sogno...



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Purtroppo la non predisposizione iniziale, da giovane, per le discipline letterarie, l'aver intrapreso all'Università studi di carattere più tecnico che umanistico, l'aver svolto una professione impegnativa e gravosa come quella di commercialista, hanno limitato inizialmente la mia attività letteraria. In seguito, però, la presa di coscienza dell'importanza dello scrivere, per raccontare agli altri i propri sentimenti, i propri stati d'animo, i propri pensieri, mi ha spinto ad immergermi nella letteratura: specie quando, essendo in pensione, ho avuto molto più tempo a disposizione per riflettere, pensare e scrivere.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Come ho già accennato in precedenza, il libro è nato da una mia precedente esperienza di sceneggiatura cinematografica. Ho effettuato così la stesura della prima parte del racconto, quella del sogno e delle fantastiche avventure del protagonista, con il linguaggio cinematografico. Poi, per testare la validità della storia, un giorno ho letto e interpretato per mio nipotino, Riccardo, allora di sei anni, la favola del "Sogno incantato". Mio nipote, affascinato dalle avventure della novella, seguì allora a bocca aperta tutta la storia, senza mai interrompermi. Fu così che mi resi conto che la favola colpiva la fantasia dei ragazzi. Diedi anche al protagonista del racconto il suo stesso nome, Riccardo appunto.Poi, in seguito, decisi di dare una svolta alla semplice novella e di andare al di là del sogno incantato, trasfigurando la realtà quotidiana di un ragazzo moderno, lo stesso Riccardo, e mescolandola con il sogno. Così è nato il racconto nella sua completezza attuale.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No, perché il racconto è nato gradualmente nella sua stesura originaria, grazie al Corso che seguivo costantemente via computer col l'aiuto di un tutor . Il Corso è durato più di un anno ed ha seguito un filo logico che non si è mai interrotto, fino alla stesura finale della sceneggiatura completa. Una prolungata interruzione si è avuta invece con la trasposizione del testo da linguaggio cinematografico a linguaggio letterario.



10. Il suo autore del passato preferito?

Senz'altro Giacomo Leopardi. Io, siccome scrivevo solo poesie da giovane, ero affascinato dalla bellezza e dalla intensità delle sue liriche, che per me raggiungono i picchi sublimi della espressione poetica. "E il naufragar m'è dolce in questo mare"



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audiolibro, inteso come registrazione audio di un libro, letto ad alta voce da un lettore, è senz'altro uno degli sviluppi futuri del libro stampato. Tale registrazione permette infatti di "ascoltare " un libro, anche quando si è indaffarati in qualche attività che non comporti specifica concentrazione. È inoltre un ottimo strumento di aiuto per persone affette da particolari handicap visivi o motori. A tal proposito occorre dare riconoscenza a quelle benemerite Associazioni, come, ad esempio, il Lyons, che curano vere e proprie biblioteche di libri parlati per non vedenti (letti, non da attori, ma da volontari dilettanti). Particolare interesse, inoltre, suscitano registrazioni di audiolibri in forma di melologhi, cioè con accompagnamento del testo parlato con musiche o ricostruzioni sonore; oppure registrazioni in DTB (Digital Taking Book), che consentono di sincronizzare la visualizzazione del testo a schermo con l'audio.



 

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Venerdì, 02 Ottobre 2015 | di @BookSprint Edizioni

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