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27 Lug
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Intervista all'autore - Silvia Danei

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

In passato mi sono dedicata alla saggistica: si trattava di studiare per avere una formazione scientifica al fine di esporre nei miei elaborati le conoscenze apprese con l’analisi dell’oggetto di ricerca. Il romanzo richiede altre prove di scrittura, implicaemozioni e strutture compositive per me più difficili.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Abbandonata la saggistica, ho scelto di scrivere storie reali e riportare sentimenti veri. Non saprei inventare storie che non hanno corrispondenze nella realtà. Lo stesso si dica per gli stati d’animo.




3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Il mio racconto richiama un’infanzia difficile e infelice. E’ stata una rievocazione sofferta; alcuni avvenimenti preferiremmo rimuoverli per le conseguenze negative che ancora lasciano il segno nella nostra esistenza.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Il titolo non ha rappresentato alcun problema. Ho cercato di rapportare la mia infanzia con quella dei fuggiaschi nel Mediterraneo e ho riflettuto sui loro drammi umani. Io sono stata in fondo una profuga fortunata rispetto a tanti bambini coinvolti nel disagio di fughe drammatiche in barconi improvvisati.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

In gioventù leggevo romanzi per lo più francesi. Per il mio lavoro ho concentrato la lettura sulla saggistica. Attualmente prediligo la filosofia e la psicanalisi per comprendere meglio il mondo nel quale vivo. Mi piace Italo Svevo perché riteneva la psicoanalisi utile per scrivere.



6. E-book o cartaceo?

Sono un po’all’antica, perciò preferisco il cartaceo. Riconosco tuttavia nei giovani una particolare simpatia per i e-book.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

La scrittura volta al romanzo permette una razionalizzazione migliore di noi stessi e delle problematiche del mondo attuale. Dedicarmi al romanzo è stata una scelta dopo aver lasciato, per raggiunti limiti d’età, il lavoro scientifico di storica dell’arte presso la Pubblica Amministrazione..



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

L’esodo continuo dei profughi attraverso il Mediterraneo, le vicende drammatiche delle loro esistenze, soprattutto quelle dei bambini, hanno richiamato in me ricordi confusi della mia infanzia come profuga della seconda guerra mondiale.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Vedere il proprio romanzo realizzato emoziona. Pur avendo pubblicato molte ricerche scientifiche, dopo lunghi studi, la scrittura di un romanzo è un’altra cosa, molto più difficile e complessa. La ritengo un’esperienza sperimentale.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

La prima persona è stato mio marito, grande sostenitore di tutti i miei lavori pubblicati. Mio marito mi ha sempre sostenuto e incoraggiato.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

È una scelta appropriata per tutti. Mi riporta a quando da ragazza ascoltavo alla radio commedie e drammi. L’audiolibro avrà molto successo.



 

 

Lunedì, 27 Luglio 2015 | di @BookSprint Edizioni

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