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23 Lug
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Intervista all'autore - Davide Russo

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nato a Bologna da una famiglia che, con un termine un po’ demodé, definirei "medio-borghese". Un figlio unico che ha sempre vissuto sotto le Due Torri, frequentando scuole pubbliche e ambienti parrocchiali. Sono cresciuto giocando a pallone per strada e in oratorio. Mi sono laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla libertà religiosa. Di seguito, ho vinto una borsa di studio per un corso di cooperazione internazionale e sono diventato un Progettista per paesi in via di sviluppo, con esperienze lavorative a Cuba. Ora insegno religione alle scuole primarie e ho una figlia di quindici anni.




2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Non saprei... Consiglierei solamente di leggere e assiduamente per innescare il piacere del sapere, la curiosità del dettaglio, il gusto del fantastico. Ma, se fossi obbligato a scegliere, ad un adolescente, consiglierei "Il Piccolo Principe" di Antoine de Saint-Exupéry, per essere un giorno un adulto migliore.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Io, forse per l'età, sono un irrimediabile romantico che ama il profumo della carta appena stampata, della polvere che si posa su di una pila di libri... Amo ancora scrivere con la penna, strisciandomi l'inchiostro nero sulla mano e quindi... Ma, se la tecnologia serve e servirà ai giovani per avvicinarsi alla lettura, allora viva l'e-book!



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Nessuna delle due ipotesi: è una necessità fisica. È uno strumento di autoanalisi, di riflessione personale su dove la mia vita si stia dirigendo... una seduta gratuita dallo psicoterapeuta!



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

La morte improvvisa di mia madre di leucemia. La necessità di raccontare, perché non ce n'era più il tempo, aspetti della mia vita a chi, in modo discreto, ha cercato di insegnarmi a vivere.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Nessuno. Sarei presuntuoso nel dire che "Camera 5" rappresenta il nuovo “Piccolo Principe”, anche se mi ha notevolmente ispirato. Non vuole essere un testo di pedagogia: è un libro troppo personale. Leggendolo, ogni lettore se lo deve vestire addosso, lo deve adattare alla propria vita, rubandone immagini ed emozioni, come un vampiro assetato di sangue.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Mi è sempre piaciuto scrivere fin da piccolo, ma non ho mai pensato di voler diventare uno scrittore. Da adulto, la necessità di esternare ciò che di più profondo e personale rimaneva rinchiuso dentro di me, mi ha spinto ad aprire il "cassetto" per centellinare le mie emozioni.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Faccio enormemente fatica a rispondere a questa domanda, perché ogni parola di questo libro è legata ad una miriade di episodi. Questo libro è un inno al sacrificio delle proprie emozioni per una storia, che è semplicemente la somma di alcune storie minori: lacrime e sorrisi, sole e tempesta, erba e sangue, la vita.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

Continuamente, perché io ho uno stile di scrittura per sottrazione e alla fine non mi rimane nulla... Infatti, i miei libri sono brevissimi!



10. Il suo autore del passato preferito?

Non voglio fare uno sgarbo a nessuno e quindi... Matteo, Marco, Luca e Giovanni, i quattro Evangelisti!



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non sono in grado di giudicarlo perché non lo conosco ma, come per l'e-book, se rappresenta uno strumento utile per avvicinare più persone alla lettura, ben venga.


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Giovedì, 23 Luglio 2015 | di @BookSprint Edizioni

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