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30 Giu
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Intervista all'autore - Omar Bitussi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato il 13/09/1973 ed ho vissuto a Rigolato, piccolo e pittoresco paese dell’alta Carnia in provincia di Udine, fino all’età di sei anni. Dal 1980 mi sono trasferito ad Enemonzo, anch’esso comune della Carnia, dove tutt’ora abito. L’ambiente in cui sono nato e cresciuto mi ha permesso di apprezzare e scoprire le meraviglie della natura in tutta la sua semplice grandezza e ad esse mi sono appassionato esprimendo il mio carattere. È quando sono immerso nella natura che emergono valori come fatica, impegno, perseveranza e soddisfazione.

Di professione sono perito edile. Ritaglio nel mio tempo libero lo spazio per dedicarmi a quello che più mi stimola: la montagna in tutte le forme e stagioni, collezionando esperienze escursionistiche in Friuli, in Veneto e in Trentino. La frenesia e gli impegni della vita attuale non mi permettono di continuare a viverla come vorrei, ed è forse anche per questo che scrivo di lei. “Te Creto” è il mio primo manoscritto a cui ne seguiranno altri che racconteranno, alla mia maniera, esperienze vissute all’interno di coinvolgenti storie inventate. Ho deciso di scrivere per parlare delle mie passioni ed esperienze, della mia terra e delle sue dure e particolari tradizioni, tutto dentro una storia avventurosa che lega e tiene il filo emozionale fino alla fine del racconto.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Quando posso, quando gli impegni quotidiani me lo permettono scrivo sia di mattina che di pomeriggio, per non più di due/tre ore. Devo dire però che quando mi siedo davanti allo schermo ho già più o meno in mente quello che devo digitare sulla tastiera. Nella realtà dei fatti, comunque, non sempre riesco a scrivere tutto in una volta i miei pensieri, quindi li raccolgo in tracce e li inserisco appena la storia o il tempo a disposizione sono sufficienti per farlo.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Wilbur Smith in assoluto. Poi Clive Cassler, Dan Brown. La prima scrittrice che mi ha colpito fin da piccolo però è stata Agatha Christie, con i suoi gialli mi ha appassionato e inviato nel percorso di lettore.



4. Perché è nata la sua opera?

Per parlare di ciò che non riesco nella sufficiente quantità a fare. Vorrei andare sempre in montagna, vorrei vivere libero e fuori dal mondo, poter dimenticare pressioni, problemi e rischi quotidiani. Il mio libro vuole essere un'immersione nel paesaggio, nella natura, senza paura o fronzoli, solo rischio, rispetto e fatica.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

E' tutto incentrato su questo. Le nostre abitudini e tradizioni sono proprio quelle che piano piano voglio far emergere.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Nel mio caso scrivere è entrambe le cose: è un evasione perché nel tempo che gli dedico non penso ad altro, ma nello stesso tempo racconto cose vissute e realmente provate, anche se con gli occhi di più personaggi immaginari.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Penso tutto. Io sono ciò che scrivo: un'entità semplice ma in continua crescita, ben radicata nei valori, testa dura e tenace, però responsabile ed affidabile.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Semplicemente e solamente io.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Alla mia compagna e a suo padre, quando ancora era solo una mera bozza.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Secondo me no!! Il libro cartaceo è troppo bello per essere soppiantato da un video! Sfogliare con le dita la carta è un’ emozione e una sensazione di libertà che il tablet non riuscirà mai e poi mai a dare. Poi i problemi di approccio sono totalmente a sfavore del libro virtuale.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Questo può essere una parte del futuro, ma anche in questo caso ribadisco quanto ho detto alla precedente risposta: emozioni e approcci troppo freddi.

 

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Martedì, 30 Giugno 2015 | di @BookSprint Edizioni

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