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11 Giu
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Intervista all'autore - Angelo Pirri

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Come si può evincere dal titolo del mio saggio, sono nato a Francavilla Sicilia (Me).Sono entrato in giovane età alla Sicilcassa di Palermo presso cui ho lavorato per tanti anni, dieci dei quali trascorsi come direttore in diverse agenzie della Sicilia. Sono sposato da oltre trenta anni con Franca e abbiamo una splendida figlia di nome Liana. Quando mi sono ritirato dal lavoro, ho potuto finalmente dedicarmi alla mia grande passione per i libri, specialmente quelli di storia. La decisione di fare lo scrittore non è stata mia, ma credo che da "lassù" qualcuno a cui ho voluto bene mi abbia ispirato. Ed io ci ho provato!



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non ho un momento particolare riservato alla scrittura, ma di solito scrivo indifferentemente nelle ore anti meridiane, come al pomeriggio o alla sera. Piuttosto dipende dal tempo a disposizione, dall'umore, dall'entusiasmo e soprattutto dalla tranquillità interiore.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Onestamente devo confessare che non c'è un autore contemporaneo preferito, anche se Andrea Camilleri e Oriana Fallaci godono di una considerazione particolare. La lettura, per me, riguarda quasi esclusivamente i saggi di storia, politica, inchieste e religioni: ne consegue che stimo molto autori come Ferruccio Pinotti, Claudio Rendina, Corrado Augias, Eric Frattini, Giampaolo Pansa, Massimo Franco, Peter Gomez, Marco Travaglio, Gianluigi Nuzzi, ecc.



4. Perché è nata la sua opera?

Questo libro è nato come un atto d'amore nei confronti del paese che mi ha dato i natali e dall'esigenza di far conoscere la sua Storia specialmente alle nuove generazioni. Si dice, infatti, che senza il passato non ci può essere alcun futuro.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Senza timore di essere tacciato di presunzione, devo confessare che il contesto sociale del luogo in cui vivo, non ha minimamente influenzato la mia formazione letteraria. Piuttosto il merito (se esiste) deve essere attribuito esclusivamente alla ricca dotazione libraria in mio possesso.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Forse riguarda entrambi i concetti. Un saggio di storia non è un romanzo, per cui necessariamente, bisogna raccontare la realtà: la storia non si inventa, ma si basa su luoghi, date, avvenimenti, fatti concreti che non possono essere mistificati e quindi occorre raccontare la realtà dei fatti. Tuttavia nel mio libro, andando a ritroso nei secoli, con i contorni sempre più sbiaditi, m'è capitato sovente di catapultarmi in realtà lontane e fantasiose che mi hanno avviluppato, facendomi dimenticare il presente, quasi un'evasione.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

In un saggio di storia solitamente c'è poco di personale, tuttavia nel mio libro, di tanto in tanto, ho intercalato sensazioni, sentimenti e storie vissute di alcune figure vicine al mio ambiente che, di proposito, 0ho trasformato in autentici "personaggi".



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Di primo acchito sono tentato di rispondere: nessuno. Ma poi, riflettendoci su, credo che l'"imput" mi sia stato dato dalla morte improvvisa di un mio carissimo amico che aveva dedicato tanti anni della sua vita a scrivere un'opera, rimasta incompiuta, sullo stesso argomento trattato nel mio libro.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

La prima persona è stata un amico mio giornalista, figlio di una mia ex insegnante di lettere, la cui bravura al tempo della scuola, era pari alla sua severità. Sapendo che entrambi avrebbero visionato il mio saggio e ritenendo quel "filtro" estremamente attento e rigoroso, devo confessare che nutrivo parecchi timori. Ma fortunatamente il responso è stato confortante e favorevole, con un giudizio critico positivo e lusinghiero che, in sostanza, non ha fatto altro che confermare la stessa valutazione attribuita all'opera dall'analista correttore della vostra casa editrice.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Probabilmente sì, anche se io resto fortemente ancorato al cartaceo ed al piacere di tenere tra le mani un volume da sfogliare, apprezzare e gustare pagina dopo pagina. Però il mondo sta cambiando, così come cambiano le metodologie, le tecnologie, le abitudini. Il cartaceo, forse, non viene più apprezzato come prima e di conseguenza le nuove frontiere, come l'e-book, costituiscono uno sbocco dalle prospettive rosee per la cultura. Se tutto ciò, specialmente per i giovani, serve ad incentivare la passione per la lettura, ben vengano queste nuove risorse tecnologiche, che non devono essere considerate un ostacolo, bensì devono rappresentare un'opportunità.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audiolibro ultimamente s'è ritagliato uno spazio tutto suo nel campo degli audiovisivi, rappresentando un modo diverso per approcciare la cultura. Aiuta tanto gli anziani o gli ammalati che spesso, di fronte ai corposi volumi, si stancano di leggere e sono anche utilissimi a coloro i quali hanno problemi di vista. In questi casi gli audiolibri sono un'ottima soluzione, mentre quando sono i giovani ad usare questi strumenti, non possono imparare le regole grammaticali e l'arte dello scrivere. A costoro suggerisco di preferire la lettura tradizionale.

 

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Giovedì, 11 Giugno 2015 | di @BookSprint Edizioni

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