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08 Giu
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Intervista all'autore - Franca Zona

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è come respirare, come lasciar spazio alla libertà di essere. È come imprimere, attraverso la fantasiosa creatività, l'innocente verità di noi stessi, delle persone e delle cose che ci circondano. Le emozioni che scaturiscono dai momenti di totale affidamento alla scrittura, si esprimono, anche se non integralmente, attraverso un appagamento interiore che si manifesta esternamente come accettazione ed equilibrio di un mondo che si vorrebbe veder ruotare attorno ai pensieri e alle azioni che contano. Scrivere comporta sempre la capacità e il desiderio di distendere ogni conflitto che mi si presenta dentro: per affrontare, comprendere, svelare e, finalmente raggiungere la mia “quiete dopo la tempesta”.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Sicuramente parecchio a livello di turbamenti e sollievi esistenziali, più che di fatti veri e propri. Sono riuscita a dare spazio a taluni “flash” che, nel corso della vita, si sono ripresentati nella mente e nel cuore, rivendicando maggiore considerazione, come a rappresentare delle tappe alle quali ho voluto, per un motivo o un altro, serrare la porta di accesso. Si tratta, in modo del tutto naturale, di certi sguardi su noi stessi che spesso tendiamo ad eludere, fino a quando non se ne comprendono l'efficacia terapeutica ed i riflessi cangianti e poliedrici.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Scrivere quest'opera, per me, ha voluto rappresentare inizialmente una sorta di lettura e rappresentazione del mio singolo vissuto in relazione alle persone che ne hanno partecipato. Ma questo non poteva assolutamente bastarmi. Era necessario che io mi distaccassi dall'egoistico bisogno di guardare esclusivamente a me stessa tralasciando le dinamiche esistenziali di quanti navigavano insieme a me sulla rotta dell'ignoto della vita; avevo bisogno di una veduta di completezza che mi portasse a denudare, esporre e superare, pagina dopo pagina, i grovigli episodici d'ogni vita attorno a me.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Non è stato affatto semplice scegliere un titolo che desse contenuto fattivo a quanto scritto. Non nego, infatti, di aver trascorso qualche notte insonne, quando già convinta di aver rinvenuto l'appropriata “intestazione” in copertina. Soltanto nella seconda fase del lavoro, quasi alla fine, ho capito che il titolo scelto fin da subito non si confaceva più al mio “messaggio” intenzionale. Allora sono entrata in crisi ma sono stata assistita e sostenuta concretamente da una persona amica, Antonio Valenza, mio padre putativo, tra l'altro citato fra le dediche del mio stesso libro.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Premetto che al momento sceglierei “Il mio Paese inventato” di Isabel Allende, che non sarebbe altro che l'espressione del mondo affettivo della scrittrice su uno sfondo paesaggistico nel quale ben si riconosce per la costruzione evolutiva della propria identità personale, sociale e culturale. Mi piacerebbe poter approdare su quest'isola con una penna e qualche foglio bianco fra le mani per poterla “inventare” anch'io, a mio piacimento, seguendo fedelmente le ispirazioni sensoriali che umanamente ci appartengono.



6. E-book o cartaceo?

Più “opportuno” cartaceo. Sono convinta che chi ha amato davvero i libri, non potrà mai comparare l'e-book al nostalgico odore delle pagine lette in fanciullezza. Non aderisco in tutto alle novità tecnologiche delle ultimissime generazioni, e magari non potrò pretendere di essere compresa in questa scelta radicale. Ma la mia vita è stata scandita da altri ritmi, altri sguardi, altri odori, altri sensi che oggi sono quasi in estinzione. Non posso rinnegare quanto ha contribuito a rendermi quella che oggi sono.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

In verità non saprei quale sia stato il momento preciso. Ho sentito però dentro di me, improvvisamente, una sorta di fiume in piena. Avevo pochi anni, quando imitavo i giornalisti della TV davanti allo specchio, dopo essermi preparata per bene le notizie che riportavo velocemente sui miei fogli di piccola cronista. C'è sempre stato in me quest'impulso a scrivere; mi è sempre piaciuto sperimentare con la lingua italiana, come un bravo cuoco avanza con gli ingredienti delle proprie ricette, al di là delle usuali tradizioni; mi ha sempre appassionato fantasticare e modellare il mondo seguendo il mio sentire, e non ho scritto poco nel mio privato. Fortunatamente oggi, fra mille impegni quotidiani e tanti impedimenti di necessità concrete, riesco a crearmi il mio ideale spazio di libertà, anche collaborando al Giornale della mia splendida Isola.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

L'idea di questo libro ha radici lontane. Sono passati quasi vent'anni da quando ne parlai con in vacanza sull'isola con la mia amica Clara che mi disse mentre eravamo rilassate a chiacchierare davanti ad una calda tazzina di caffè: «Dovresti scrivere un libro. Hai una capacità lucida ed espressiva nel raccontare anche i fatti più trascurabili». «Non saprei da dove cominciare, avrei tante cose da esprimere», risposi io, senza sapere che, col passare degli anni, i miei discorsi interiori avrebbero ingombrato ogni passo della mia vita. «Allora parti dal titolo “Zona Franca” ti svelerà tutto"!» mi suggerì Carla. Ed io, di rimando: «Quando la Vita diventa 'Off-Limits', c'è sempre una Zona Franca nella quale rifugiarsi!»



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

È una grande emozione. Non vedi l'ora di sfiorare con le dita ogni minuzzolo d'impegno antecedente. Lo guardi, sorridi, continui a contemplarlo e dici: “Ce l'ho fatta!”. E poi sopraggiunge la voglia di proseguire sul cammino espressivo che più ti è congeniale.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Viviana, un'amica. Una cara persona che mi ha sempre apprezzata, al di là della mia intraprendenza “letteraria”. Un'amica che conosce bene alcuni miei nodi esistenziali, dalla quale, più che sterili elogi di circostanza, ho sempre ricevuto, anche se per vicende circoscritte, la vicinanza emotiva di cui avevo bisogno.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non saprei. A volte potrei essere favorevole, altre volte no. Quando la voce di una registrazione riesce a far breccia su di noi, allora sì. Ma, il più delle volte, preferirei che il coinvolgimento nella lettura fosse del tutto personale e si confacesse ai nostri bisogni più reconditi. Il mio rapporto con i libri è assai particolare e, pur non rinnegando altre forme di rappresentazione della lettura, tendo quasi sempre a rifugiarmi nel mio angolo di silenzi, in rapporto diretto con le pagine che ho scelto di vivere a modo mio.

 

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Lunedì, 08 Giugno 2015 | di @BookSprint Edizioni

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