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BookSprint Edizioni Blog

09 Apr
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Intervista all'autore - Fabio Davì

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere per me, è come essere catapultato in un angolo dell’ universo, trovarsi soli e percepire quella pace che ti avvolge, e iniziare a mettere su carta le proprie idee, dando forma a trame e personaggi, quella beatitudine che a volte desideri, tentando di uscire dalle difficoltà che la vita ti porta. E da lì, parte tutto.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Be...molte cose coincidono con il mio essere, fragile e mutevole dovuta alla mia sensibilità, ed è quello che ho voluto riversare sul mio protagonista, forte e deciso nei momenti brutti, l'animo della vestale consanguinea, e poi fondamentale il valore che ho voluto dare all'amicizia, fulcro di tutto il romanzo, forse per il mancato rapporto. Poi tutti i sacrifici e le battaglie che l'eroe deve affrontare, in qualche modo sono le vicissitudini che ho dovuto affrontare nel mondo reale, e la Falce, arma bramata, la posso paragonare alla meta che giorno per giorno cerco di raggiungere, mi era stato chiesto durante la presentazione se, avessi trovato l'arma ancestrale, la mia risposta è stata no, sono ancora alla ricerca, per potermi reputare realizzato.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Emozioni che pagina dopo pagina prendevano vita, nel periodo in cui ho deciso di scrivere il romanzo, ho dovuto affrontare delle difficoltà familiari, e i momenti che mi hanno visto impegnato su questo manoscritto, per me, sono stati momenti di sfogo, e il viaggio che ha dovuto affrontare il giovane Halui, metaforicamente è ciò che stavo provando ad affrontare.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

In verità è stato semplicissimo, poiché son partito proprio da lì, attorno al titolo si è sbrogliata la matassa, la scelta dei personaggi e dei luoghi, aiutandomi con una mappa disegnata prima che la storia prendesse forma, tutti gli avvenimenti e la trama via via si concretizzavano. Le difficoltà sono state altre, ad esempio le varie prove che doveva affrontare il giovane, lì ho trovato dei muri, ma poi sono riuscito ad abbatterli.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

In quanto divoratore di libri, me ne porterei un bel po’ , ma volendo scegliere uno scrittore, mi porterei Christopher Paolini, l'autore de " Il ciclo dell'eredità" poiché ha iniziato in giovane età, avrei tante domande da porgergli, e tante risposte che ad oggi non ho ritrovato, inerente ai suoi lavori editoriali.



6. E-book o cartaceo?

Amo il cartaceo, ed è quello che prediligo, anche se la tecnologia si evolve e dobbiamo andare al passo con i tempi, il formato e-book non è male, certo si hanno i pro e i contro per entrambi i formati, ma l'importante che il risultato finale sia sempre lo stesso, leggere, quello non deve mancare mai nella vita di una persona, una buona lettura.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non sono stato mai appassionato di scrittura, a scuola non ero eccellente nei compiti in classe, ma cercavo di fare del mio meglio, per l'esame di maturità qualcosa è cambiato, mi sono reso conto che in fondo qualcosa di particolare riuscivo a scrivere, ho iniziato a scrivere un romanzo del genere Fantasy, ma essendo ancora troppo acerbo, ( poiché molto autocritico), lo accantonai. Dopo la laurea iniziai ad avere quella necessità, di mettere su carta la prima bozza, e da lì parti per l'intera stesura del mio attuale romanzo, vedendo i risultati mi sono catapultato in questo mondo.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Ho iniziato a scrivere per me stesso, mi spiego meglio, mentre scrivo mi sento estasiato, quindi non avrei mai pensato di pubblicare un libro, ma alla fine della stesura del manoscritto, mi sono visto fra le mani un qualcosa che io stesso non potevo credere, allora provai ad inviarlo alle casi editrici, appena ho ricevuto i primi commenti positivi, mi sono reso conto che avevo dato origine ad un qualcosa di inaspettato. Un aneddoto inerente al romanzo non è ho, ma alla scrittura sì, non l'ho mai raccontato a nessuno. Un tredici anni fa, mentre ero a scuola, in classe c'era una ragazza, una compagna di scuola conosciuta da pochi giorni, mentre si scherzava con l'intera classe di compagni, lei iniziò a fare pronostici sul futuro di ognuno di noi studenti, giunta a me, mi disse che sarei diventato un artista e uno scrittore, allora minimamente pensavo di proseguire gli studi, poiché ero in prima superiore, quindi gli risi in faccia dicendole che si era presa una cantonata, a distanza di anni, quella ragazza ci aveva visto giusto? Sarà stato un caso?



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

È un'emozione indescrivibile, abituato a vederlo in un certo formato e al computer, e poi stringerselo tra le mani con il proprio nome in prima pagina, è qualcosa di straordinariamente emozionante, può sembrare banale, ma l'ho reputato e reputo come se fosse un figlio, gli ho dato i natali e vederlo finito è un orgoglio.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

La bozza in PDF lo avevo consegnato a mia sorella, aspettando un suo riscontro, ma l'attesa era troppo lunga, mi disse che era un bel libro, questo solo dopo aver letto poche pagine, mi convinsi e inviai il manoscritto, ma nessuno ha letto in anteprima l'intero libro.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

C'è a chi può piacere e a chi no, è una questione soggettiva, io lo reputo idoneo per i bambini, ma per gli appassionati di lettura, lo vedo come un qualcosa di freddo, non trasmette sentimenti, quelli che provi tu in prima persona mentre leggi e inizia la mente a costruire le scene e i personaggi.

 

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Giovedì, 09 Aprile 2015 | di @BookSprint Edizioni

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