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26 Mar
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Intervista all'autore - Giuseppe Francesco Simonato

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

La mia vita e' semplicemente impostata sulla passione per i motori. Fin da giovane le competizioni motoristiche ed i grandi viaggi via terra mi hanno affascinanto portandomi dico anche con fortuna a condividere professionalmente diversi progetti del genere e facendo divenire tutto cio' semplicemente il mio lavoro. Viaggiare per vedere e capire...viaggiare per misurarsi con se stesso...viaggiare per apprezzare piu' completamente questo dono meraviglioso che e' la vita. Io non sono scrittore...ma cronista della storia che si genera dai miei viaggi ed esperienze sportive attinenti ai viaggi ed alle lunghe distanze in mondi diversi dal nostro abituale. Cronista protagonista e quindi con un taglio di racconto personalizzato.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

La sera, in genere la notte anche, ma mi e' capitato di avere un ispirazione sotto la doccia al mattino...quindi...sempre!



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Sono un autore che legge...poco ma sempre sul tema però non posso esprimere una preferenza specifica. Preferisco quindi non pronunciarmi.



4. Perché è nata la sua opera?

Per una scommessa con...la morte! Rimasi quasi 4 giorni senza bere e mangiare disperso dagli altri nelle isolate lande della valle dell'Omo nell'Etiopia sud occidentale durante questa spedizione 12 di Overland . La morte mi rincorse...ma non mi prese e li giurai a me stesso che avrei raccontato questa immensa impresa di tutto il viaggio in un libro. Ci sono riuscito!



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Semplicemente...totalmente. Sia da lettore che da autore ho attinto dai viaggi, dalle esperienze insite alle avventure vissute durante le grandi gare africane ed oggi sudamericane come la Paris-Dakar e dai momenti di solitudine/riflessione vissuti in diversi momenti di queste esperienze. Quando conosci la voce del deserto sarai un uomo...dice un vecchio saggio Tuareg. Il deserto ha mille voci e mille e uno silenzi...Questo ne e' un esempio di coinvolgimento nella mia formazione letteraria.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Sicuramente per me un modo per raccontare la realta', per chi fortunato come me l'ha, vissuta ma anche per "sognare" la prossima volta ancor piu' avvincente ed entusiasmante di quanto vissuto fino a quel momento. Il sogno si trasforma in realtà quando riesci a fare quello che ti fa stare bene e, soprattutto, quando ti senti completamente dentro cio' che stai vivendo, perche' lo hai cercato e voluto vivere. Nei viaggi io ho avvertito fisicamente ed interiormente tutto questo con profondita' e coinvolgimento ineguagliabile. Io VIVO durante i viaggi...



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Non e' un libro autobiografico pero' in taluni punti cio' si avverte e sarebbe impersonale e troppo distaccato se non fosse cosi. Io credo ci sia la giusta parte di me dentro alcuni capitoli, certe frasi e persino qualche parola. Ma il protagonista e' l'Avventura che questi uomini, con quei camion in un contesto naturalistico cosi variabile e mozzafiato, in ogni senso hanno saputo creare.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Io. Semplicemente perché ho voluto fare tutto da solo, lasciando trasparire ricordi sensazioni e conseguenze mentali vissute. Poi ho avuto uno specchio che mi ha aiutato nella "industrializzazione"del testo e colgo l'occasione per una rispettosa menzione, il Gen. Gianni Carnevale, ma ripeto il cuore e la testa di tutto e' stato solo mio.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Al Gen. Carnevale. Lui era il mio primo e vero esame. La sua osservazione leggendo la bozza elaborata all'inizio da me, e poi alla fine completamente con lui, è stata: ...bravo ragazzo (il Gen. ha 78 anni...io sono coetaneo di suo figlio), bella storia delle nostre imprese. Ci voleva!



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Non esclusivamente. La carta "piace" e piacerà sempre. Mio parere questo, da chi annusa oltre a leggere ogni testo in carta (giornali, documenti, libri, ecc). La carta ha una manualità che non puo avere un file elettronico. Insostituibile.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non la conosco ancora approfonditamente e quindi non mi pronuncio ma ripeto e riprendo le parole precedenti, la carta sara' sempre insostituibile perlomeno per i tradizionali come me di un epoca dove la carta ha fatto e scritto la Storia.  

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Giovedì, 26 Marzo 2015 | di @BookSprint Edizioni

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