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27 Feb
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Intervista all'autore - Maurizio Valerio Lombardo

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Ho frequentato tutti i corsi regolari di studi, medi, superiori, come tutti i ragazzi che avevano la mia età. Settimo di sette figli. Mio padre funzionario dello Stato. Spesso nelle mie opere ricordo i giorni tristi della mia infanzia di bambino del dopo guerra mondiale. Sono nato a Corleone, in provincia di Palermo perchè mio padre era ufficiale della Posta Militare dell'Esercito Italiano comandato a Corleone e Palermo era stata bombardata dagli Americani e dagli Inglesi e la mia famiglia era stata "sfollata", come si diceva allora.

Finito il bombardamento di Palermo la mia famiglia si è ritrasferita a Palermo. Mio padre era rimasto militare in servizio. Fra il diploma di maturità e la Laurea in Giurisprudenza ho vissuto felicemente insegnando in diverse scuole private materie tecnico pratiche e giuridiche; poi la carriera di funzionario dello Stato, per nemesi storica. Ho sempre avuto la passione della scrittura e già, a ventanni avevo scritto "Favole Oggi" registrate alla SIAE e pubblicate da vari giornali letterari del Sud America.Non c'è un momento in cui si decide di diventare scrittore: si scrive dapprima con riferimenti autobiografici, poi si spicca il volo!



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Durante il giorno si devono vivere le proprie esperienze ed essere testimone dei fatti che avvengono intorno e tutte queste "notizie" devono essere assimilate, confrontate, elaborate, scartate, collegate. Non tutto quello che entra in nostro possesso può essere scritto se non dopo un lungo periodo mentale di decantazione. Poi, all'improvviso scatta tutta una trama nel cervello che verrà posta come base dell'elaborazione: di getto sarà riversata sulle pagine, di notte, nel silenzio assoluto degli uomini. Quando la mattina rileggo quello che ho scritto di notte, di getto, senza pensare ai segni ortografici, rimango, a volte, meravigliato di quello che ho scritto.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Beh, non voglio apparire snob ma negli ultimi vent'anni non seguo alcun autore perché voglio che i miei romanzi non siano influenzati da trame, o idee di altri ed anche perché molti autori moderni si esprimono in termini da me non apprezzati e con storie violente, o volgari che detesto...I miei autori preferiti, oltre i classici che abbiamo studiato a scuola: Tomasi Lanza di Lampedusa (Il Gattopardo); Giovanni Verga (Mastro Don Gesualdo) e, naturalmente, l'Autore di "Montalbano sono"...



4. Perché è nata la sua opera?

Se per mia opera intendiamo "Roger" (e non tutte quelle che ho già pubblicato) c'è nascosta fra le righe la verità: la denuncia del traffico internazionale delle armi che vengono vendute da trafficanti senza scrupolo per fare ammazzare fra loro popoli fratelli. Roger contesta tale commercio e gli utili che da esso ne derivano. Spero che i giovani comprendano l'importanza di tale pensiero. La storia romanzata di Roger è legata ad una vicenda vera avvenuta nel dopo guerra a Palermo. Di più non posso dire per la presenza ancora degli eredi...



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Più che contesto sociale vale, nel mio caso, l'ambiente in cui ho vissuto. Ogni autore deve trovare il suo percorso letterario senza seguire quello di altri.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere non è un divertimento, non può essere una evasione dalla realtà ma è la sublimazione della realtà che circonda tutti gli uomini: il difficile è tradurla perché tutti possano comprenderla e gioirne della maniera in cui è esposta. Niente termini antichi, citazioni latine, greche. Termini di facile usufruizione da parte del lettore che leggono e subito comprendono...



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Molto. C'è la personalità individuale che si estrinseca attraverso un termine, o un altro. C'è l'esperienza che consente di non avvilire il lettore punendolo con trame pesanti e dotte...



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Nessuno. E meno male: l'autore deve essere solo davanti al suo scritto!



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Al portiere di casa mia: cosa ne ha compreso, non lo so. Tutti gli altri mi hanno fatto delle battute quali: "Roger in Brasile farà altri figli?". Si vedrà, ho risposto nel seguito "Roger in Brasile".



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Solo per i giovani! Noi altri vogliamo vedere il libro di carta accanto al comodino...



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ci credo tant'è che già sono in vendita in America miei romanzi e ne ricevo periodicamente le statistiche di vendita ma gli italiani, tranne i giovani evoluti culturalmente, non sanno a tutt'oggi cosa sono!

 

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Giovedì, 02 Aprile 2015 | di @BookSprint Edizioni

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