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15 Nov
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Intervista all'autore - Debora Longo -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Io sono originaria di un piccolo paese nella provincia di Como, lontana dalle grandi città e dalla vita frenetica che le caratterizza.
Non ho avuto un'infanzia sempre felice e spensierata, ho anche ricordi amari di alcuni momenti che purtroppo ricorderò per sempre. Anche tutte le mancanze nella mia giovane età mi hanno portata a scrivere fiabe per bambini che dovrebbero essere lette loro con tanto amore.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Nel mio caso in realtà non esiste un momento della giornata che dedico alla scrittura. A volte passano giorni interi senza che io scriva una sola riga, altri invece in cui faccio davvero uno sforzo per fermarmi.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Sono consapevole del fatto che nulla possa aver a che fare col mio genere di composizione scritta ma adoro leggere i libri di Patricia Cornwell. Mia ispiratrice negli studi, mi ha infatti portato a laurearmi in criminologia, la seconda "passione".
 
Perché è nata la sua opera?
Le mie brevi storie sono nate e nasceranno per il bisogno di credere che là fuori ci siano tantissimi bambini a cui la loro mamma ogni sera, prima di dormire, legga una delle mie storie. Quello che a me purtroppo è sempre mancato da che ho memoria.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Ovviamente anche il mio contesto sociale è stato in parte il propulsore di questo mio genere di scritto. Come già detto avrei io stessa voluto intensamente che ci fosse stato ogni sera della mia infanzia qualcuno che mi leggesse la favola della "Buona notte".
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Tutte le storie che ho scritto e che continuerò a scrivere hanno un senso molto preciso. Tendo ad affrontare temi, anche molto impegnativi, attraverso la semplicità che solo i bambini riescono ad avere. Scrivo di solitudine, difficoltà e anche abbandono ma gestendo e superando questi difficili temi con una storia spero interessante e utile, soprattutto dal punto di vista emozionale.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In ciò che scrivo non c'è molto di me e della mia vita. Racconto semplicemente avventure che mi vengono in mente in modo spontaneo, quasi di getto. Personaggi assolutamente fantastici e trame poco complesse ma che nascondono sempre un tema specifico. Essendo insegnante ogni giorno leggo negli occhi di qualche alunno tante difficoltà emotive. Cerco sempre il modo per farli sorridere e spostare, anche per un solo minuto, la loro attenzione magari proprio con una storiella che possa rubare loro un sorriso.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Nessuno ha mai saputo che sono avvezza alla scrittura di fiabe o altro. Fino ad ora ho sempre tenuto tutto per me stessa senza pensare di poterlo rendere pubblico.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
In realtà nessuno ha mai letto il mio primo scritto se non la casa editrice a cui ho presentato il progetto.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Quello che riserverà il futuro nel campo editoriale della scrittura non mi è dato saperlo ma se posso esprimere il mio pensiero spero sinceramente che non si perda il buon, caro e vecchio libro cartaceo a favore dell'ebook. Io personalmente adoro il libro cartaceo e ciò che ne comporta: il profumo della carta, il gesto di sfogliare le pagine, il segnalibro regalato, ...
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Anche l'audiolibro, per quanto mi riguarda, non ha lo stesso "gusto" di un libro classico. Scorrere con gli occhi ogni singola parola e contemporaneamente immaginare il momento non ha confronti. Anche se sono consapevole degli enormi cambiamenti, che anche nella generazione dei miei figli io stessa vedo.

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