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28 Set
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Intervista all'autore - Giuseppe Lento -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Ho vissuto per diciannove anni in uno splendido paese in Calabria, vita sana e tanto sport.
Dopo il diploma ho iniziato a lavorare girando tutta l’Italia da La Spezia a Palermo, da Trieste a Catania da Sassari a Cagliari.
Non ho deciso di diventare scrittore; anche se a scuola zoppicavo nelle materie letterarie, sono Geometra, ho sempre scritto racconti e qualche romanzo andato perso, forse un vizio di famiglia, mio padre scriveva poesie dialettali.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non ho programmi o tempi definiti per la scrittura, devo avere l’ispirazione; entrare nel romanzo e viverlo non è facile, ma quando si accende l’idea non mi fermo butto giù un capitolo in poche ore. Naturalmente per le parti storiche mi aiuto facendo ricerche in rete o leggendo libri sul personaggio che mi ispira. In questo romanzo sono stati due personaggi che mi hanno ispirato e toccato nel profondo; il Capitano di fregata Natale De Grazia e la giornalista di Rai tre Ilaria Alpi.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
L’elenco è lungo ma Camilleri per i suoi romanzi storici resta al primo posto, forse perché ho conosciuto i posti e i colori dove sono ambientati; vecchi racconti ma molto attuali come “Un fil di fumo”
 
Perché è nata la sua opera?
Sono molto legato all’ambiente e in particolare al mare nel suo insieme. Ho visto il mare la prima volta a fine anni 50 e nella memoria ho una foto di una cosa immensa azzurra che toccava il cielo all’orizzonte, pescherecci sull’arenile e perline di ghiaia che potevi metterti in bocca, niente plastica, solo qualche lisca di pesce secco, stelle marine e qualche ippocampo spiaggiati. Adesso sull’arenile trovi plastica, cicche di sigarette e schifezze varie, ecco perché è nata la mia opera.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Come le dicevo ho girato tutto il bel paese per lavoro e quasi sempre sul mare; ho conosciuto tanta gente con dialetti diversi ma setacciandoli a fondo ho capito che siamo tutti uguali.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Tutt’edue ma non scrivo fantascienza anche se c’è tanta fantasia nei miei racconti. La matrice spesso è ispirata a storie realmente accadute in altri contesti, ad esempio nel capitolo sette muore un poveretto bruciato nel suo autocarro per un incidente stradale avvenuto nei pressi di Mogadiscio, mi sono ispirato a un incidente analogo avvenuto in Sardegna anni addietro, me lo ha raccontato la persona che ha tentato di salvare un ragazzo incastrato nella sua auto che prendeva fuoco, lui raccontava ed io ero lì vicino, tra fiamme.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Non molto perché i personaggi mi hanno preso la mano e andavano da soli e adesso stanno aspettando la terza parte per combinare altri guai.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Non qualcuno ma l’ambiente.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia moglie e qualche capitolo ad Antonio A. un amico che non vedo mai, gli ho inviato una bozza di due capitoli.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Spero di no anche se il libro elettronico lo trovo comodo per il trasporto ma vuole mettere una libreria, il profumo e il fruscio delle pagine di un libro? Vinile o pendrive?
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Mi piace leggere ma ho problemi agli occhi, sono da oltre vent’ sotto terapia. Credo di averle risposto. 

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