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BookSprint Edizioni Blog

17 Giu
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Intervista all'autore - Paolo Santarone -

Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato a Milano. "Sotto le bombe", dicevo da piccolo.
Infatti sono nato intorno alle 5 del pomeriggio e due ore dopo ero già in rifugio, perché le sirene avevano annunciato il rischio di un bombardamento.
Bellissimi ricordi della prima infanzia. Sono il primogenito Mio padre era veterinario, e si viveva in campagna (a quei tempi si curavano vacche e cavalli, molto più che cagnolini). Mio padre, reduce dalla Russia, si dava da fare per diventare veterinario condotto in qualche zona "buona", ma intanto erano interinati, e perfino un periodo di disoccupazione. Per questo ho avuto un'infanzia "nomade", nelle province di Milano, Como e Varese, dove alla fine ci stabilizzammo. Ho frequentato le medie e il liceo classico a Varese, e poi l'università (lettere, naturalmente) a Milano.
 
Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Se proprio dovessi consigliare, direi "Qualcuno con cui correre", di Grossman, ma anche, per esempio, "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Geda.
L'ideale, secondo me, sarebbe lasciar esplorare a questo o a questa adolescente un'intera libreria. Fargli annusare i libri, lasciarli alle suggestioni dei titoli, all'invito alla lettura costituito dalle copertine...
A mio modesto parere la lettura -intendiamoci: quella di qualità! - è un percorso di esperienze, positive e negative. È una specie di scalata che ti porta sempre più in alto, che allarga gli orizzonti e che affina i gusti e la conoscenza.
Io sono fiero che per me questo percorso sia sempre stato libero e frutto di decisioni mie.
 
Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?
Si perde molto ma si guadagna anche molto.
Per secoli, leggere ha significato carta e inchiostro, il libro era un "possesso", la propria biblioteca era anche un fatto di collezionismo. Una cosa fisica, l'opera cartacea, assumeva via via connotazioni metafisiche.
Se questo si va perdendo, avremo in cambio il potere di leggere migliaia o milioni di libri attraverso un'unica "tavoletta", come quelle che si usavano prima dell'invenzione della carta. Questa volta, invece della cera o dell'argilla abbiamo i circuiti stampati.
E non dimentichiamo neppure i vantaggi in termini di costo e di sostenibilità!
 
La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Come ogni amore, nasce dal colpo di fulmine e poi matura via via oppure muore. Io ricordo ancora a memoria la mia prima poesia, scritta a 13 anni.
Un vero amore non può non contenere in sé una passione.
 
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
La consapevolezza di aver vissuto un periodo culturale, sociale, storico straordinario. Aver vissuto, e non solo visto, la "Milano da bere", la New Age, il passaggio di millennio e tutte le crisi, tutti i vuoti d'aria, tutte le turbolenze che questo folle volo ha portato con sé.
Ho lavorato, come uomo di comunicazione, nel main streaming dello sviluppo tecnologico, e non è un caso che nel romanzo non compaiano mai un cellulare, un computer... e, ora che ci penso, neppure l'elettricità. Nella mia "presunzione" letteraria intendevo raccontare non i fatti, bensì il loro succo, che naturalmente è fatto anch'esso di grandi o piccoli fatti.
 
Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Ne voglio inviare molti. A ciascuno il suo messaggio.
 
La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
La scrittura, letteraria o professionale, è stata il fil rouge, anzi, la spina dorsale, di tutta la mia vita.
 
C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Con piacere ricordo solo due cose: la scrittura in sé del romanzo - con l'alternarsi di serietà e di gioco, di ironia e di invenzione - e la decisione recente e liberatoria di darlo alle stampe. in mezzo ci sono dubbi, delusioni, perplessità, intere parti riscritte o cancellate del tutto... Lavorando al computer, non ho pensato a salvare le varie stesure (che tragedia per i posteri!), e quindi, chiedo scusa per la presunzione, è rimasto solo questo diamante lavorato, lavorato e poi ancora lavorato. Del grezzo originale è rimasto poco o nulla.
 
Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
No.
 
Il suo autore del passato preferito?
J.L. Borges. A mio parere il più grande scrittore del 900.
 
 Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Lo considero interessante per i ciechi e per le persone che stanno molte ore alla guida. Per gli altri temo l'atrofia cerebrale che potrebbe essere provocata da un eccesso di facilitazioni. Il trend mi sembra già in atto.

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Venerdì, 17 Giugno 2022 | di @BookSprint Edizioni

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