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BookSprint Edizioni Blog

13 Giu
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Intervista all'autore - Jessica Scaccabarozzi -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Sono nata a Lecco e cresciuta in provincia dove vivo tutt'ora con la mia gattina, nonostante un paio di trasferimenti.
Amo la musica, suono il pianoforte e canto da diversi anni, ho anche un mio canale YouTube in cui pubblico mie cover; nel tempo libero leggo, scrivo e guardo film e serie tv, mi piacciono i giochi in scatola, le escape room, mi diverto a organizzare feste a tema con gli amici e mi rilasso con le parole crociate.
In realtà non ho mai pensato di diventare una scrittrice, ma ho sempre scritto fin da piccola quando mi mettevo di nascosto alla macchina da scrivere di mio nonno e creavo brevi fiabe con tanto di orribili disegni (non sono mai stata brava a disegnare) che poi rilegavo a modo mio con pinzatrice o colla. Per me era normale inventare storie, scriverle e trovare qualcuno a cui farle leggere. Crescendo, guardando film e leggendo, le storie si sono evolute con me e, dato che recentemente ho deciso di dare una svolta alla mia vita e trovare la mia strada nelle mie passioni e nei miei sogni, grazie anche alla spinta e al sostegno della mia migliore amica mi sono detta "Perché no?" e ho deciso di provare a pubblicare questo mio romanzo nella speranza che non sia l'ultimo.
Se poi questo mi portasse ad altre pubblicazioni e a far diventare la scrittura un vero e proprio lavoro, sarebbe bellissimo; in fondo quanti hanno il privilegio di dire che una loro passione fin dall'infanzia è diventata anche il lavoro di cui vivono?
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La sera e la notte sono i momenti per me più produttivi. Mi è capitato anche di scrivere di mattina o di pomeriggio, ma la mia testa e la mia fantasia paiono accendersi con il buio. Ho perso il conto di quante volte alle 23:00 iniziassi a dire "Finisco qui e vado a letto" e poi, presa dalla storia e dalle idee, mi ritrovassi a spegnere il computer alle 3:30/4:00. E' come se il mondo della mia fantasia si sentisse più libero di uscire ed esprimersi quando il mondo reale si addormenta; di notte è come se tutto fosse in stand by e io potessi prendere il controllo cambiando e decidendo come far andare le cose e lasciando che i mie personaggi e la mia visione del mondo prendano vita. Se poi il tutto è accompagnato dai suoni notturni e da una leggera musica di sottofondo, staccarsi da questo mondo immaginario e tornare in quello reale è veramente difficile.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Non ho un autore preferito. A me piacciono le storie; che siano basate su fatti reali, o inventate ma collegate alla vita reale, o totalmente fantasy e ambientate in mondi diversi quasi impossibili da immaginare. Se sono belle storie a me piacciono, chiunque sia a scriverle e di qualunque genere siano.
 
Perché è nata la sua opera?
Perché Kitsune si è presa prepotentemente spazio nella mia mente.
Tutto è cominciato da questa immagine descritta nel prologo che mi è "apparsa" una sera nel dormiveglia e che ha continuato a riempirmi la testa i giorni successivi. Era un po' che non scrivevo, ma ho sentito che l'unico modo per smettere di continuare a pensarci era descrivere quell'immagine mettendola per iscritto. Lì è nata Kitsune e il bisogno di continuare a raccontare la sua storia. Nel dormiveglia immaginavo cosa le accadeva e i giorni successivi trascrivevo ciò che avevo immaginato aggiungendo, ovviamente, dettagli e lasciando che la storia si scrivesse da sola.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Molto perché spesso scrivere, per me, era un modo indiretto per vivere una vita come quella che sognavo o che avrei voluto, ed è tutt'ora così.
Nelle mie storie i personaggi trovano il coraggio di comportarsi liberamente dando sfogo a tutte quelle cose che vorrei fare o dire io, ma che nella vita reale non posso o non riesco a fare e dire.
Tutto ciò che non riesco ad accettare, che non condivido, che non capisco o che non va come voglio io nella realtà e nella società, ma a cui spesso sono obbligata a sottostare, nel libro e nella mia fantasia non esistono o comunque posso trovare un modo diverso per farle affrontare ai miei personaggi.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambi a seconda del tipo di libro e di storia che ho deciso di scrivere. Anche quando si inventano mondi e personaggi completamente astratti tentando di evadere dalla realtà c'è sempre qualcosa nella struttura delle cose che riporta alla vita reale e che, purtroppo molto spesso, coincide con la difficoltà o l'antagonista che si trova nella storia. I problemi reali vengono quasi sempre riportati nelle storie seppur con sfumature diverse o con metafore, ciò che cambia dalla realtà è la presentazione di tali ostacoli e, principalmente, il modo di reagire dei personaggi coinvolti.
A seconda della storia e di come mi sento in quel momento, decido se rimanere più fedele alla realtà riportando quasi allo stesso modo i problemi della società e della vita di tutti i giorni, o se cercare di dimenticare tutto mantenendo i problemi base, ma nascondendoli facendo concentrare il lettore su altri aspetti quali elementi fantastici o situazioni tanto belle ed emozionanti che nella vita reale è difficile, raro o addirittura impossibile vivere.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In Kitsune, come in tutto ciò che scrivo, c'è sempre molto di me. I miei sogni, le mie speranze, le mie idee, ciò che mi fa arrabbiare, ciò che mi fa gioire, ciò che mi emoziona, il mio vero io che nella vita reale a volte nascondo o sono costretta a nascondere o ho paura di mostrare, nei miei libri ci sono sempre io. In tutti i personaggi c'è un po' di me, nelle storie di tutti aggiungo qualche elemento personale che ho vissuto o che avrei voluto vivere. Anche il carattere dei personaggi ha sempre qualcosa di mio o di persone che conosco perché mi permette di entrare nella storia riconoscendo ciò che mi circonda e, quindi, descriverlo meglio e sviluppare la vicenda basandomi su come, secondo me, reagirebbero persone con quel carattere se tutto fosse reale.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Per questa in particolare la mia migliore amica Anna a cui, infatti, ho dedicato il libro. Mi ha appoggiata fin da subito e ha creduto in me e nel mio libro come ha sempre fatto per tutti i miei progetti. Ha assistito alla nascita e all'evolversi di Kitsune passo dopo passo, spronandomi a terminare il libro. La sola idea di permetterle di finire di leggere questa storia, mi ha portata a terminarla. Quando ho iniziato a scrivere il libro a febbraio 2021 le avevo promesso che l'avrei finito entro l'anno e, nonostante sia stato un anno difficile durante il quale spesso ho interrotto la scrittura temendo di non riuscire a portarlo a termine, a Natale le ho regalato gli ultimi capitoli (confezionati e rilegati alla mia vecchia maniera, esattamente come quando ero piccola).
Se non ci fosse stato il pensiero fisso di mantenere la promessa fatta ad Anna, probabilmente avrei interrotto la scrittura a metà riprendendola forse tra qualche anno o forse mai.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
La mia amica Anna è l'unica ad aver letto il libro prima della sua pubblicazione. Le inviavo ogni capitolo man mano che lo scrivevo; mi ha anche aiutata con una prima correzione facendomi notare errori o momenti in cui la narrazione era poco chiara o non lineare oltre che dare un'occhiata alla parte più tecnica come grammatica, sintassi ecc.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sicuramente si diffonderà sempre di più per una questione di praticità, costi e, soprattutto, spazio. Io per prima, per quanto sia una fan del cartaceo, ho dovuto ripiegare sul digitale perché non avevo più posto.
Sono convinta, però, che il cartaceo non verrà mai completamente sostituito dall'ebook perché il tenere in mano un libro, il vedere il segnalibro avanzare fino all'ultima pagina, il profumo della carta, danno sensazioni totalmente diverse da quelle che dà la lettura di uno schermo. Vedere una libreria piena di libri che hai letto, oltre ad essere bella e un fantastico elemento di arredo, dà anche un'enorme soddisfazione.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non posso fare a meno di ricordare gli audiolibri di quando ero piccola. Le audiocassette che i miei genitori mi mettevano in macchina, mentre io sfogliavo il libricino annesso, per farmi stare buona, o che ascoltavo in cameretta mentre giocavo con le bambole. Mi danno tanta nostalgia e mi riportano a tanti bei ricordi, quindi non ci vedo niente di male, anzi. Per di più è innegabile che siano molto comodi: puoi ascoltare la storia mentre cucini, fai i mestieri di casa, fai un viaggio in macchina, cose che ovviamente non potresti fare con un libro cartaceo o un ebook. Inoltre la voce ha una sua potenza e una sua magia, la giusta voce con il giusto tono e la giusta intonazione può realmente dare vita a delle immagini nella nostra mente e portarci nel mondo che vuole; basti pensare alle canzoni che con le parole riescono a trasportarci dove vuole l'autore o ai doppiatori che con il modo in cui modulano la voce riescono a dar vita ai personaggi che doppiano.
Personalmente ho usufruito poco degli audiolibri perché se ascolto mentre faccio altro rischio di perdermi dei pezzi che magari sono fondamentali per la comprensione della storia e non riesco a stare ferma ad ascoltare senza fare qualcosa di pratico o manuale nel frattempo, ma questo è un problema mio.

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