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17 Mag
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Intervista all'autore - Franco Giardina -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Infanzia priva della figura paterna: mio padre fu ucciso dopo l'8 settembre 1943. Il rifugio sono state dapprima le favole, poi la mitologia e le avventure di Salgari.
Ho vissuto a Verona e da adolescente ho avuto l'opportunità di vivere l'Arena e il suo mondo musicale. Non mi è stato facile, nel periodo scolastico, liberarmi da forma e contenuto nei temi finché non ha preso il sopravvento la fantasia e tutto si è semplificato. Una mia carissima amica si è resa conto delle potenzialità dell'immaginazione e della fantasia e mi ha convinto a iniziare a scrivere, anche se ero avanti con l'età. Tutto è partito da lì!
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Ora che sono un vecchio pensionato solo, vedovo da undici anni e i figli grandi autosufficienti, ogni momento è buono. Come disse Van Gogh: "Di notte sogno i miei dipinti e di giorno dipingo i miei sogni." Basta sostituire "dipingo" con "scrivo".
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Da giovane ho letto di tutto e di più: autori italiani e stranieri, libri gialli e di fantascienza e credo di aver quasi saturato la mente. Poi, la mia attività di consulente informatico ha causato che alla sera il cervello fosse saturo di problematiche lavorative. Inoltre, c'era l'attenzione ai figli, l'attività sociale, i viaggi e la pittura, tutto condiviso con mia moglie.
 
Perché è nata la sua opera?
Che dire? Il lockdown? Riflessioni sulla fisica? La realtà? Gli enigmi alieni?
È stata una folgorazione e, soprattutto, una visione realistica della vita di altri mondi. Ho sempre avuto la convinzione che non siamo stati né siamo tuttora soli nell'Universo.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La formazione letteraria è migliorata nel corso degli anni, non avendo fatto un percorso scolastico "classico", per così dire. Ho obiettivamente considerato il contesto sociale pieno di contraddizioni, compreso un lungo periodo vissuto a Milano quando non era ancora la metropoli attuale. Mi è rimasta impressa la frase di Neruda: "Io sono perché tu sei" però non riferita all'amata bensì al mio prossimo.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Direi che dovrebbe essere un modo, anche se velato da visioni mitiche, mitologiche o comunque fantastiche, di raccontare la realtà. Giunge a proposito la definizione che mi fece mia moglie: "Hai la testa tra le nuvole ma i piedi saldi a terra!".
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Ci sono sempre, un pezzetto alla volta; i libri scritti sono parecchi, ma sono intrisi delle mie idee, delle mie convinzioni e delle osservazioni del reale. Nella serie "Asterna" ci sono anche molti degli amici e amiche che hanno acconsentito di essere menzionati.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Nata in un periodo privo di contatti, direi nessuno tranne il mio fidato computer così generoso di informazioni.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mio cugino tra l'altro studioso del "TEMPO" tanto da farne un libro.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
È una domanda che mi posero alcuni amici lontani che volevano leggere i miei libri. Forse è un mio problema di vista, ma ho fatto molta fatica a leggere dei testi da un lettore Kindle prestatomi da mio figlio prima di una vacanza a Cipro. Credo di aver speso parecchi Euro in carta e cartucce per stampante perchè non riesco a concentrarmi nella rilettura dei miei testi a computer.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Abituati a radio e televisione, penso che possa essere una soluzione adatta ad avvicinarsi alla conoscenza di testi che altrimenti si farebbe fatica a leggere.

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