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26 Apr
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Intervista all'autore - Alexander Haton -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Nel mio caso non è la domanda, ma la scrittura che è nata spontanea. Molte mie opinioni, visioni della realtà, volevano essere espresse e condivise, quasi avessero una propria volontà decisionale.
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Il libro è una raccolta di informazioni, provenienti dalla internet alternativa, molte delle quali, in questo momento di "fact checking", rimozione di contenuti e censura di canali informativi, sono ormai introvabili in rete. Direi che se c’è qualcosa di personale in quanto espresso nel libro, viene dalla mia generale esperienza di vita.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Il libro è il risultato di anni di interesse verso la scoperta di una realtà dietro la realtà, dietro al tendone del palcoscenico che talvolta ci viene presentato come reale. Ho cercato di dare una omogeneità alla varietà di informazioni raccolte, comprendendole in una visione escatologica d’insieme.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
È stato certamente difficile scegliere un titolo che potesse contemporaneamente attirare l’attenzione del lettore e dare una prima impressione sui contenuti del libro.
Un titolo alternativo avrebbe potuto essere “Problema, reazione, soluzione”, in quanto esprime l’essenza di un metodo di governo globale che viene ampiamente trattato nei contenuti del libro. Metodo di governo ignoto ai più ma fondamentale nell’interpretare i fatti contemporanei, in particolare a seguito dell’accelerazione del suo utilizzo a cui stiamo assistendo.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Per me, i libri fondamentali, tra quelli che non sono normalmente proposti in ambito scolastico, e che quindi devono essere ricercati in modo intenzionale, sono quelli che contribuiscono a riscoprire la propria essenza fondante. Mi riferisco, per quanto mi riguarda, agli scritti di Jiddu Krishnamurti, Eckhart Tolle, a “Un corso in miracoli”, oppure, di maggiore intrattenimento, a quei libri che possano contribuire a dare una visione della realtà in forma metaforica, quali gli scritti di J.R.R. Tolkien.
 
Ebook o cartaceo?
La scelta è del lettore. Personalmente sono legato alla sensazione di presenza fisica che il libro cartaceo dà rispetto ad un contenuto digitale, che è pura informazione immateriale.
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Il libro nasce dalla necessità di dare una forma d’insieme agli scritti e alle scoperte fatte in anni di ricerche e interessi.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Questa idea è iniziata qualche anno fa, ma, negli ultimi anni ho avuto la soddisfazione di vedere maggiormente confermate le ipotesi in essa espresse. La proposta dell’Editore è giunta con tempismo, casualmente. Ma c’è chi dice che il caso non esista.
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
I libri sono creazioni che si manifestano concretamente solo quando pubblicati e diffusi pubblicamente. La soddisfazione è nel constatare di avere concluso un lavoro e avergli dato una forma per quanto possibile coerente.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
In tutta onestà, penso sia stato il correttore di bozze, che ringrazio per l’ottimo lavoro. E spero non rimanga l’unica.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Gli audiolibri sono un ottimo strumento di lettura vocale che può essere estremamente comodo. Penso però che per una lettura approfondita sia necessario avere a disposizione anche una copia, digitale o cartacea, del libro.

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