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24 Mar
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Intervista all'autore - Roberto Zaoner -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Io sono nato a Palermo da una famiglia medio-borghese. A quaranta giorni dalla nascita, mi raccontava mia madre, la mia famiglia si trasferì in un'amena borgata alle porte di Palermo: Mondello.
Mia madre non mi iscrisse all'asilo, ma direttamente alla prima elementare. Avevo cinque anni. Ho dovuto superare a quell'età un test attitudinale di maturità e di capacità intellettiva. Superato il test, fui iscritto alla prima elementare. I miei compagni di classe erano più grandi di me. Ero stato sempre uno degli alunni più bravi delle classi che man mano frequentavo, e in terza media fui il primo della classe, pur senza immergermi assiduamente nello studio. Il Preside e i miei professori mi regalarono per l'occasione un almanacco di storia, che custodivo gelosamente. Il libro è andato perduto e questo rappresentò per me un grande dispiacere per non averlo potuto più avere a disposizione. A nove anni, la mia famiglia ritornò ad abitare a Palermo e per me fu un trauma. Avevo lasciato a Mondello i miei affetti: i miei amici di giochi e i miei compagni di scuola che ho perso di vista per sempre. Ho malauguratamente frequentato una scuola che non faceva per me. Avevo in seguito capito che il mio indirizzo scolastico era ben altro: il Liceo Classico. Potessi tornare indietro nel tempo...Ho scoperto dunque l'amore per la scrittura superati di poco i trent'anni di età. Avrei voluto scrivere di tutto, ma non ne ero all'altezza. Non avevo la giusta dose di cultura che hanno i veri scrittori. Dopo alcuni anni, conseguito il diploma all'Istituto Tecnico Statale per il Turismo, sono stato assunto all'allora Ministero delle Finanze. Sono andato dunque in pensione da funzionario. L'amore intenso riaffiorò nel mio immaginifico animo, che mi suggerisce spesso versi coi quali scrivo delle poesie. Ma scrivo pure aforismi, saggi, riflessioni, recensioni e brevi romanzi. Avendo dunque più tempo a mia disposizione, mi sono accorto che la scrittura l'ho sempre amata e mi ci dedico con tanto ardore.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La notte, sicuramente. Trovo queste ore della giornata le migliori amiche per potermi esprimere, senza clamori, stress e problemi vari, che spesso si presentano durante il dì. Il silenzio, la pace e l'atmosfera notturna sono indispensabili per aprirmi alle ispirazioni che si presentano talvolta con grande energia mai sopita.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Non ho un mio autore preferito. Mi piacciono quelli la cui descrizione delle opere è scorrevole e piacevole alla lettura. Preferiscono i libri che entrano nel mio cuore e danno ampio respiro alla mia mente e mi aiutano a scrivere ancora meglio. Gli autori troppo oscuri ed enigmatici non mi piacciono molto.
 
Perché è nata la sua opera?
Io scrivo spesso. I miei libri si possono definire delle sillogi di poesie, novelle, riflessioni, saggi cinematografici, artistici e letterari, nonché recensioni pure di autori che sono poco conosciuti al grande pubblico, ma che sono dei validi artisti.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Poco. I miei scritti sono il frutto di una fantasia sfrenata, quando ne ho l'ispirazione. Mi pare comunque corretto ammettere che questa fantasia, sicuramente facente parte della mia personalità, è stata anche influenzata dalle mie esperienze di vita.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambe. Io però non scrivo per evadere dalla realtà e neppure per raccontarla. Il mio modo e stile di scrivere riflette molto la mia ispirazione del momento. Mi piace molto scrivere in chiave surreale, immaginaria. Raramente scrivo su personaggi reali e su avvenimenti reali. La fantasia gioca una grande parte delle mie opere.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tutto e niente. Nei miei scritti, raramente c'è la mia personale impronta stilistica che fa capo ai miei tratti caratteriali. Ma quando c'è, parlo molto di me, nel modo recondito ovviamente e senza alcun chiaro riferimento.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Scrivo spesso di mia moglie, e spesso la cito. È la mia Musa. È la Musa che più di tutte mi dà gioia e mi spinge a scrivere delle belle perle, come mi dicono chi mi legge.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia cugina, che mi apprezza molto come poeta e scrittore.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
I libri elettronici non mi piacciono. Non fanno per me. Vanno bene per gli studenti, per chi vuole intraprendere un mestiere, per chi vuole seguire un master. Il libro cartaceo è tutt'altra cosa. Tutto ciò che è in formato digitale non si integra bene con l'arte della scrittura, a mio avviso.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non saprei. I libri comunque danno più soddisfazione. Ti senti coinvolgere, li senti vicini, li ami, li custodisci con cura e ne sei pure geloso. L'e-book è la nuova frontiera della letteratura, ma è eterea e viene spazzata da una persistente aura.
Le parole si disperdono nell'etere e ritornano quando si riascoltano. L'e-book piace a coloro che comprendono mediante l'udito, ma non hanno nulla di concreto. Non hanno un corpo. Non sono materia. Quanto è bello, invece, avere un'opera a disposizione e rileggerlo ogni qualvolta lo vorrai...Ne sfogli le pagine e ne odori il profumo inebriante. Le tocchi, le accarezzi e le stringi forte al cuore, come ha fatto una mia zia, ex autorevole e stimatissima professoressa di Lettere nel più prestigioso Liceo Classico di Palermo: il "Garibaldi". Avevo regalato a lei, l'anno scorso, una copia del mio quarto libro, con dedica e, commossa, se lo strinse forte al petto. Con l'e-book non avrebbe potuto farlo, e io non avrei vissuto quei momenti indescrivibili per una mia parente che stimo molto e che mi tesse sempre lodi eccezionali

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