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BookSprint Edizioni Blog

25 Gen
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Intervista all'autore - Clelia Pietrarolo -

Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nata a Milano nel 1963 da padre abruzzese e madre pugliese rispettivamente del 1923 e del 1927. dopo un anno ci siamo trasferiti in Brianza dove ho vissuto l’infanzia e l’adolescenza e ho completato gli studi di base.
la mia crescita e formazione è stata però caratterizzata dall’influenza della “Londra” anni ’80 dove ho vissuto prima per studio e poi per lavoro. un ambiente dinamico, stimolante, multietnico, il centro del mondo e quindi più congeniale alla mia personalità e al tipo di vita da me immaginato.

 
Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
L’adolescenza è l’età della curiosità, della scoperta e del sogno. per me la cosa da sempre più bella è “imbattersi nei libri”. è la corrispondenza tra un desiderio nel cuore e trovare all’improvviso un libro o un brano che ti parla proprio su quello che hai desiderato di conoscere.
quindi niente “letture consigliate” e togliere questa magia impagabile.
cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ebook?
l’ebook è “creatura del suo tempo”. È innovazione. guai se non fosse così. ma non la vedo tanto come una “perdita” del cartaceo quanto un’aggiunta di una modalità in più per leggere, anche utile, se si pensa che si possono ingrandire i caratteri e agevolare la lettura per chi nel tempo inizia ad avere problemi di vista o comodo da portare in viaggio.
 
La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
La scrittura è decisamente “un colpo di fulmine”. l’interesse inizia nel momento in cui hai provato un’emozione forte leggendo o ascoltando leggere un brano di un autore. per me lo è stato quando ho ascoltato l’odissea di omero letta e poi tradotta dal greco dalla mia professoressa di greco del ginnasio. la scrittura non nasce dal niente, subisci in realtà il fascino di uno scrittore che ti porta nel suo mondo e nel suo cuore a vivere un’emozione, una storia indimenticabile. se poi hai negli anni, dall’esperienza di vita, qualcosa da dire o una storia da raccontare, prima o poi chiunque può diventare scrittore. almeno per me è stato così.
infatti il mio interesse è per lo più solo verso un tipo di scrittura “narrativa”.
 
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
La storia di “non amore” /” amore dei miei genitori e le sue conseguenze su noi figli. io ho una differenza di età con i miei genitori di 40 anni e quindi siamo con due esperienze di vita molto diverse per i condizionamenti socio culturali delle diverse epoche in cui abbiamo vissuto. loro “reduci” e segnati dai traumi e dalle privazioni dalla seconda guerra mondiale, dal condizionamento mentale/sociale del fascismo/nazismo , e di un cattolicesimo passivo e tradizionalista e con il compito/dovere di una lenta ricostruzione dalle macerie e il passaggio improvviso da una dittatura ad una repubblica nuova con ideali di protagonismo attivo in tutti i campi ma senza avere avuto tempo di guarire prima delle ferite dell’anima e dai condizionamenti mentali della seconda guerra mondiale. noi figli nati in questo passaggio di transizione un po’ vittime di genitori “non risolti” nello stesso tempo “all’antica e moderni” e un po’ ribelli e debosciati espressione di una creatività liberata e di un protagonismo attivo ma nello stesso tempo deviata dal benessere del boom economico e la sua corruzione e dagli ideali di vita semplice.
 
Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Questo libro vuole essere un po’ “un bilancio di vita” personale e nel contempo universale, mettendo a confronto due generazioni, due epoche, due ambienti di vita diversi. per valutare e scoprire tutti insieme alla fine quali siano le vere perdite e quali i veri guadagni nella vita in generale, in ogni vita, in ogni generazione; per arrivare forse poi ad avere una generazione che abbia degli strumenti di crescita unificati e veramente validi per una crescita migliore, un’Italia migliore, una vita migliore, un mondo migliore.
un bilancio in cui forse un po’ tutti potersi ritrovare o identificare come italiani ma anche come cittadini del mondo.
Perché, se da un lato questo libro parte anche dal desiderio di riabilitare il ricordo dei miei genitori e dell’Italia di quegli anni e rivalutare tutto il percorso fatto con loro e loro con noi risoltosi alla fine in chiave positiva; dall’altro questo libro vuole dare voce e espressione e essere un esame attento e realistico delle conseguenze negative di determinati condizionamenti socio culturali subiti perché la vita da vita non diventi sempre, in ogni generazione, per una ragione od un’altra , alla fine solo mera “sopravvivenza” come succede “ai fatti” ancora nell'Italia di oggi e nel mondo. (v. tutti i femminicidi, suicidi, omicidi di mafia etc. Abbandono scolastico, disturbi alimentari e disoccupazione e razzismo o eventi di non integrazione sociale e bullismo).
 
La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Più che la scrittura è stato questo libro il sogno della mia vita fin da piccola.
tutti i miei studi sono stati indirizzati da sempre a questo unico scopo di scoprire il senso della vita e trovare un esempio di vita semplice da seguire con soddisfazione e con gioia in qualsiasi circostanza, così come collezionare tutti i libri che riguardavano gli argomenti trattati poi nel libro.
inoltre mi sono infine avvicinata alla scrittura in realtà solo per un tipo di “sperimentazione” di scrittura creativa di cui questo libro è il primo esperimento e che unisce la parola alla musica e all’arte e non solo alla parola dando una sensazione tridimensionale e diretta: un po’ come essere sul set di un film e non solo nell’ambito dello scrivere un libro, reso possibile solo ora grazie alla tecnologia moderna.
 
C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Sì, quando a Milano durante un aperitivo di “life coach” incontrai un ragazzo, Daniele Rumbolo, che stava già sperimentando quell’idea di scrittura creativa che stavo cercando per il mio libro e che mi venne in mente dopo aver letto il suo libro “voglio dirti grazie”. e anzi è proprio quello che gli direi se mai dovessi avere di nuovo la possibilità di incontrarlo. lo scrissi proprio subito dopo quell’incontro nel 2008 e se non fosse stato per lui non sarebbe mai successo.
ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
come tutti i sogni, tradurlo in realtà non è mai facile. per questo forse il libro è rimasto nel cassetto per così tanto tempo anche se straordinariamente più attuale che mai. Il difficile più che altro è stato collegare le ultime due parti, scritte in tempi successivi e diversi ma che si collegavano tutte allo stesso tema che se no sarebbe rimasto “non finito”. È stato un po’ come ricomporre i pezzi di un puzzle e vederlo prendere mano a mano forma nell’aspetto finale completo e nello stesso tempo fare un lavoro metodico di correzione e selezione.
 
Il suo autore del passato preferito?
L’autore preferito è l’autore del libro scoperto nel momento particolare di vita che sto’ vivendo quindi ogni mia stagione di vita ne ha uno o più di uno. Ma per rimanere in tema del mio libro e di narrativa “il diario “di Anna Frank rimane un esempio di scrittura e di vita a cui ispirarsi per ogni stagione di vita e per ogni generazione.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Una volta si ascoltava la musica dai temi dei film quando non si aveva la concentrazione per seguire una canzone e si aveva voglia solo di leggerezza. lo stesso vale per l’audio libro. lo puoi accendere in qualunque momento ti va’ di leggere ma non ne avresti la concentrazione necessaria per farlo da te. un po’ come una volta c’erano le fiabe sonore.
apre anche nuove frontiere alla creatività. Io al momento con il gruppo di poesia che frequento sto’ sperimentando la scrittura creativa sulle poesie e poi una volta create, farle leggere ad attori con una base musicale che dà ancor più risalto alla parola e alla emozione del testo.
più nuova frontiera di così…

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