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27 Dic
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Intervista all'autore - Valeria Orlandi -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere è un piacere. Come quello che si prova per il proprio cibo preferito o per la vicinanza delle persone care. Per tutte queste cose non occorre sapienza, ma una attitudine alla cura. Meglio: una attenzione a sé stessi, alla propria felicità. Mi ritrovo, così, soddisfatta di aver scritto e, certo, con quel timore, nel condividere la mia creazione, che si prova anche quando si fa conoscere ad altri una persona che si ama con tutto se stessi.
E poi provo orgoglio. Quello bello. Lo stesso che ci può dare la vista di un figlio.

 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
In questo mio primo libro è presente solo vita reale. Più che un romanzo è il racconto di una parte della mia vita.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
È stata una scrittura fortemente catartica. Mi ha permesso di dire quello che non avevo tempo di raccontare a nessuno. Perché occorreva vivere e di corsa.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con sé stesso per deciderlo tra varie alternative?
Il titolo è venuto da sé. Coincidente con il "sugo" del libro.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Porterei con me il libro di Gandhi "Antiche come le montagne".
Potrebbe bastare per tutta la vita e non mi stancherei di leggerlo.
 
Ebook o cartaceo?
Cartaceo! Certamente cartaceo! Occorre sentire l'odore della carta, il peso delle pagine! E poi: vuoi mettere il gusto di scorrere con lo sguardo uno scaffale pieno di libri. Magari in casa di una persona appena conosciuta, e scoprirne mano a mano il percorso di una vita???
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non so se ho intrapreso la carriera di scrittrice.
Ho sempre scritto.
Ora pubblico per la prima volta.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Il rischio di perdere mia mamma e il miracolo della sua ripresa erano un'esperienza troppo grande da tenere solo per pochi. E poi: l'arrivo dell'amore. Troppo bello per essere vero, direbbe la tradizione orale delle nostre emozioni.
Chi legge il libro troverà un capitolo che ho volutamente lasciato come trascrizione di appunti "vocali": ci sono stati momenti così intensi che non avevo tempo di scrivere. Mi sono industriata con appunti presi sul registratore del mio cellulare.
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È una grande emozione e una soddisfazione ancora più grande.
Ed uno sprone ad andare avanti rispetto alle idee che già premono in testa per la scrittura di altri libri.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Una mia carissima amica.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Decenni fa pensai ad una specie di audiolibro per le persone che non potevano più leggere per motivi legati all'età o ad impedimenti personali. L'idea, per tale motivo, penso che sia ottima.
Per quanto mi riguarda, però, non userei mai un audiolibro al posto della mia lettura personale. Almeno fino a quando la mia vista me lo permetterà.
C'è una voce mia, interiore, che legge il libro, con una sua sfumatura, un suo accento, un suo colore.

 

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1 COMMENTO

  • Link al commento Alba inviato da Alba

    Grazie molto interessante questa intervista

    Martedì, 28 Dicembre 2021 06:37

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