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17 Nov
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Intervista all'autore - Giulia Aiazzi

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Mi chiamo Giulia Aiazzi, ho 30 anni e sono cresciuta a Prato, in Toscana.
Io sono figlia unica e da bambina, quando le mie amiche partivano per le vacanze estive, restavo da sola a casa, e per sentirmi più vicino a loro e passare il tempo ho iniziato a scrivere, immaginando di vivere con loro avventure in mondi fantastici.
L'estate passava ma non la mia voglia di scrivere: avevo trovato il mio modo per evadere dalla realtà.

 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Il momento della giornata che preferisco per dedicarmi alla scrittura è la sera.
Mi metto sul divano con il mio computer e una bella tazza di thè ed i problemi della giornata spariscono. E' anche un momento per prendermi cura di me.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
La mia scrittrice preferita è J. K. Rowling. A dodici anni mia mamma venne in camera e mi regalò il primo libro della saga "Harry Potter", prima di allora non avevo mai letto veramente un libro per passione, leggevo quelli che mi davano a scuola ma non mi soddisfacevano.
Dopo poche pagine, quel maghetto ammesso alla prestigiosa scuola di magia e stregoneria di Hogwarts mi aveva completamente rapito, pagina dopo pagina... in pochi giorni divorai il libro e iniziai a comprare gli altri.
Più tardi, per i miei 20 anni, mia cugina mi regalo un libriccino dai disegni apparentemente infantili, e le chiesi perché me lo avesse regalato: ero grande, avevo letto libri molto più lunghi e complessi, ma lei mi disse: "Non è un libro da bambini, è un libro da adulti"... quel libro era il Piccolo Principe. Rimasi colpita dalla semplicità con il quale l'autore, Antoine de Saint-Exupéry, parlava di temi complessi come l'amicizia, l'amore, il denaro ecc... Era semplice ma non banale.
 
Perché è nata la sua opera?
Perché volevo tenere con me le mie amiche. Le estati passano, noi cambiamo, cresciamo, ci facciamo una famiglia, e non guardiamo più i cartoni animati insieme... e nei giardini condominiali dove prima vivevamo le nostre magiche avventure ora ci sono altri bambini con la nostra stessa gioia e spensieratezza.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Dopo le medie ho frequentato il liceo socio-psico-pedagogico. Ogni mese la professoressa di italiano ci dava un libro da leggere, e grazie a lei ho la libreria piena. Molti di quei libri mi sono piaciuti, e grazie a lei ho imparato ad apprezzare diversi generi letterari ed a capire poi quali non erano adatti a me: ad esempio odiavo i romanzi rosa, che per quanto fossero attuali e famosi non potevo proprio leggerli.
Con il tempo, poi, ho iniziato a scegliere in autonomia.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere per me è stato un modo per capire e rielaborare la realtà, e per poterla poi controllare. Ecco perché ho preso elementi della mia vita reale (amici, parenti, oggetti, situazioni) e le ho messe in un contesto fantastico che potevo gestire a mio piacimento.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Praticamente tutto, dai personaggi (ispirati agli amici della mia adolescenza), ad eventi realmente accaduti (come l'adozione dei miei genitori o i litigi con le compagne di viaggio), fino agli stessi ai luoghi visitati (ispirati a vacanze e gite).
Anche lo stesso carattere scontroso e burbero della protagonista è il mio... e ne vado fiera.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Il mio ragazzo, Leonardo. Ho pensato più volte di abbandonare questo progetto, ma lui mi ha sempre incitato a finirlo ed a proporlo alle case editrici.
Insieme lo abbiamo letto e riletto, mi ha dato spunti per l'ambientazione e consigli sui nomi ed il titolo del libro.
Senza di lui "Dark Shark" sarebbe rimasto un file di testo salvato sul mio cloud per il resto della vita.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
La prima persona che ha letto il romanzo è stata Beatrice. Ho scelto lei perché è una ragazza sincera, che non ha paura di esprimere le proprie opinioni e che non ama il genere fantasy. Ho pensato che se poteva piacere a lei allora avevo una chance che potesse piacere anche ad altri lettori non particolarmente amanti del genere.
 
 Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Credo che l'ebook sia come le piattaforme streaming sulla tv. Costano meno, sono più accessibili ma non danno la stessa sensazione che puoi provare tenendo un dvd in mano.
La versione ebook costa un quarto del prezzo del libro cartaceo, si scarica da internet quindi è più accessibile, ma non ti dà la soddisfazione che provi sfogliando una pagina, non puoi sentire l'odore della carta o la ruvidità della pagina... quelle sono cose che un pc non può riprodurre.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Da educatrice professionale sono favorevole. Nella scuola ci sono molti ragazzi dislessici e disgrafici, l'audiolibro è un ottimo strumento compensativo per la lettura.
Io personalmente non l'ho mai usato, preferisco sempre la versione cartacea; credo comunque che sia un ottimo modo per rilassarsi e vivere a pieno la trama di un libro, e sicuramente più coinvolgente.

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