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24 Ago
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Intervista all'autore - Gaetano (Tanino) Meloni

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono sardo, dell'area interna della Sardegna quella conosciuta con il nome di Barbagia, denominazione attribuita in epoca dell'occupazione di Roma che aveva voluto identificare quel territorio come zona dei barbari, di quella parte della popolazione regionale che non è mai stata sottomessa. Gli abitanti ci portiamo dentro ancora quell'orgoglio di indipendenza fieri del nostro passato. Combattivi e tenaci ci misuriamo con le sfide a partire dall'esperienza del nostro territorio montano e duro.
Il contatto con la natura selvaggia credo mi abbia sempre sollecitato una fantasiosa curiosità del mondo che ci circonda e sono diventato fin dall'infanzia un assiduo lettore di libri di diversi generi letterari dal romanzo di avventura a quello storico. Credo che queste esperienze mi abbiano sempre suscitato l'interesse a misurarmi con la scrittura di un mio romanzo e questo si è concretizzato in una fase della mia vita in cui, andando in pensione, ho avuto il tempo necessario per provarci, avevo i miei dubbi sulla possibilità di riuscirci ma qui mi ha soccorso sicuramente la mia inclinazione personale che mi porta a misurarmi con le sfide cito ad esempio quelle sportive. Ad un certo punto della mia vita ho iniziato a fare podismo in maniera amatoriale. Senza precise ambizioni, fino a quando entro in contatto con un gruppo sportivo dove numerosi avevano avuto esperienza della maratona. Questa pratica sportiva aveva da sempre solleticato la mia fantasia, correre per 42 km. senza alcuna sosta mi pareva una impresa e da qui ho iniziato un severo allenamento convinto che alla base di una qualsiasi prova ci debba essere una preparazione quanto mai meticolosa e alla fine ho portato a termine 14 maratone migliorando il mio tempo tra la prima e mio miglior risultato di circa 1 ora. Bene quando ho deciso di scrivere un romando ho affrontato la prova dedicando non solo il mio tempo ma anche la mia disponibilità con la dedizione necessaria continuando a leggere e studiare tutto quanto mi poteva sostenere nel raggiungimento di questo obbiettivo.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Più che un orario nell'arco della giornata credo che occorra dedicare alla scrittura le giornate, mattina e sera, quando sei rilassato e concentrato senza elementi esterni di disturbo. Trovo che ciascuno di noi possa rilevare una produzione molto diversa tra le giornate No e quelle Sì, quando tutti i pensieri si sviluppano con naturalezza e in maniera compiuta, con piena soddisfazione per quanto hai scritto. Quando questo accade? Credo non ci siano regole, ma bisogna saper cogliere nel modo migliore la giornata favorevole evitando di impiegarla in altre incombenze che possono trovare spazio in altre giornate.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Ken Follett.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Avevo nella mia immaginazione questa storia in una forma grezza, diciamo non totalmente definita. Più volte ho sentito il desiderio di svilupparla perché anche io ero curioso di sapere come si poteva evolvere.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale in cui si vive è certamente importante nella formazione letteraria di ciascuno e qui non mi soffermo sulle tante correnti letterarie che non sarebbero mai nate se non connesse con gli autori e le loro collocazione territoriale. Vivere i silenzi e i ritmi che scandiscono la giornata del paese in cui sono nato e vivo tuttora non possono essere estranei alla mia formazione personale, da qualunque punto di vista la si voglia osservare.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivendo costruisco una realtà coerente con la storia che voglio raccontare, non è avulsa da quello che accade ma non è una cronaca dei nostri giorni. Posso richiamare dei temi che l'informazione quotidiana ci suggerisce ma sono per significare fatti e comportamenti umani della storia che voglio narrare.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Porto dentro il romanzo le mie convinzioni e il mio senso della vita senza barattare ciò con considerazioni di convenienza per cercare il consenso.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Tutti i miei familiari che mi hanno sempre sostenuto. Dopo aver scritto il mio primo romanzo sto seriamente lavorando per sviluppare un nuovo progetto più ambizioso del primo, volendo cimentarmi con un romanzo storico e mano mano cerco di delineare i personaggi di cui racconto ai familiari per percepirne l'impatto. Tutto questo mi è di grande aiuto.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Figli e fidanzate, la mia compagna e mia sorella. Ciascuno ha completato la lettura con i propri tempi.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non so dare una risposta ma spero che non sia così e questo mio parere non potrebbe essere diverso perché sono affettuosamente legato ai libri e ai riti legati alla loro lettura, anche usare un segnalibro per me è già un senso distintivo per identificare quel libro. Spesso durante la lettura mi annoto pensieri, vocaboli o altri aspetti che mi hanno colpito per un qualche motivo. Credo per il momento che ciò sia incompatibile con l'ascolto di ebook.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ne ho fatto esperienza solo durante viaggi in auto. Trovo che se il lettore è bravo possono essere coinvolgenti.
 
 
 
 
 

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