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02 Lug
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Intervista all'autore - Rosalba Anzalone

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Non so davvero cosa dire di me, ma sono sicura che le cose da comunicare sono sempre tanto numerose che non si riuscirà mai a cogliere l’unicità, la complessità d’una persona. Pertanto nel momento in cui il soggetto che è interpellato si mettesse a comunicare i fatti relativi alla sua esistenza non rinuncerebbe mai a descrivere tutto se stesso a parole, anche cercando di rendere chiaro a se stesso a parole, anche cercando di rendere chiara la sua comunicazione.

 Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Per quanto mi riguarda non c’è mai stato un momento in cui abbia deciso di diventare uno scrittore… ma ho sempre scritto tanto. Forse potrei dire addirittura che è stata la scrittura a catturare me, costringendomi a scrivere senza mai fermarmi.
Sono affascinata dalle parole, dai loro suoni e dai loro segni che ho imparato a riprodurre diversificandone i significati, sia nella versione italiana che nella originalità dialettale siciliana. Dalla necessità di scrivere più o meno urgentemente è scaturita la necessità di ricercare per leggere e interpretare e insegnare agli altri.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Mi si chiede di nominare un autore contemporaneo che mi convince maggiormente? Bisognerebbe guardare anche alle idee degli scrittori ed oggi il mondo si è talmente complicato che non è facile trovare qualcuno che pensi e agisca come noi e che scriva di conseguenza ciò che ci piace di più, che coincide nel 50% dei casi con quello che ci serve e ci interessa.

Perché è nata la sua opera?
Io credo che non sempre ci sta un “perché” preciso per la nascita di un’opera; altrimenti si potrebbe prevedere in anticipo anche il prevedibile successo o insuccesso potendo prevedere anche il possibile rifiuto dell’idea centrale dell’opera o il possibile disappunto0 dei lettori per motivi vari come contrasto ideologico, competizione letteraria e invidia ma non è sempre così. A volte l’opera è solo testimonianza di un momento di crescita dello stesso scrittore che sviluppa la sua scienza e la fa divenire un’idea che ha bisogno di essere trasmessa per arricchirsi e fruttificare concretamente. E la sua pubblicazione diventa una necessità urgente e liberatoria anche di bisogni morali. Questo è il caso per me di pubblicare tutto quello che ho trovato di Padre Fedele, meritevole di essere conosciuto perlomeno da deceduto, è stato forse tra i più dimenticati nonostante l’origine monrealese.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La mia formazione letteraria è iniziata certamente alla mia nascita quando la mamma cantava e scriveva le canzoni del nonno e le poesie da far imparare ai bambini e papà mi insegnava a rimare e a inventare filastrocche sciocche e divertenti. È continuata con le esercitazioni diaristiche a cui ci indirizzavano le professoresse della scuola media e della scuola superiore (in particolare una professoressa in primo magistrale). Così le stesse stimolazioni trovarono posto in parte nei temi di fantasia nei temi a carattere letterario e in parte anche nei momenti ricostruiti da me e da una mia amica parlando dei professori della scuola. Poi arrivò l’università a conferma e disconferma del passato.

Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Cambiato il contesto e arricchita l’esperienza, incominciò e diventò forte l’esigenza di ricerca personale di particolari poco evidenti e tuttora significativi per la narrazione orale delle storie reali.

Quanto di Lei c’è in ciò che ha scritto?
Forse nella storia di Fedele c’è una parte della mia storia la sensibilità estetica di fronte all’arte, la voglia di unificare l’aspetto tecnico-scientifico con l’ambito più strettamente letterario, il desiderio di rendermi utile agli altri, la ricerca di metodi didattici più efficaci e più organizzati (le postazioni a cerchio che la sociologia ha proposto almeno 50 anni dopo!) La volontà di giustizia, l’unificazione dell’arte con la fede.
Ci sono anche i miei dubbi che si sono affacciati che intendevano confrontarsi con il suo modus vivendi e con il suo artis fructus.

C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Fondamentalmente io mi sono sempre posta l’interrogativo relativo alla origine della poesia e ai rapporti tra arte e fede e in Fedele ho voluto vedere se la sua poesia fosse contaminata o vivificata dai suoi vissuti di fede. E mi pare che sia così nella maggior parte dei casi.

A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A nessuno. Quando andai a trovare la signora Prof.ssa Bosco le dissi subito di far riferimento per questo compito che voleva affidare a me a Riera, di far riferimento al Prof. Riera perché io stavo curando il progetto Lires che mi portava di qua e di là per la Sicilia e volevo assolvere bene il mio compito. Alla fine dovetti concludere che le due cose non erano in contrasto poiché Fedele era proprio uno dei quasi dimenticati che il progetto risvegliava.

Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Io non credo proprio che il futuro della scrittura sia l’ebook poiché di sports ce ne sono tanti e altri ne nascono accanto a quelli già esistenti che hanno appassionato generazioni umane, credo che l’ebook sia una nuova opportunità per coloro che sceglieranno di leggere in quella modalità, ma che ciò non possa escludere quelle modalità (lasciatemelo dire) a volte più ricche di sentimenti e di riflessioni che può suscitare un libro in mano ad una persona che  lo sceglie e lo legge piacevolmente, specie se si tratta del “suo” libro! Il rapporto con l’audiolibro e il rapporto con se stesso se lo l’ha anche scritto da sé è di certo diverso e diverse sono le reazioni sensitive e mentali di chi legge.

Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Tra le mie raccolte di poesie, o sillogi, ce n’è una che è intitolata “Consonanze”  nei libri pubblicati scritta dopo “Ritmi e assonanze”, entrambe pubblicate da Ila Palma (Palermo nel 1984  e nel 2005. Nel cd delle “Consonanze” sono inserite poesie delle raccolte precedenti ma per diversi motivi, non ultimo quello della voce sconosciuta, a me non fanno lo stesso effetto delle stesse poesie lette da me. Nel leggere queste ultime rivivo ancora i sentimenti provati mentre scrivevo le parole! Nell’ascoltare sento il distacco di una persona estranea che sta facendo il suo lavoro, ma è del tutto assente sentimentalmente e a volte sbaglia tono e pronuncia se no0n addirittura parola.
Allora io concludo che solo se l’umanità privilegerà un mondo legato al denaro, l’audiolibro potrà dirvi il futuro del libro, diversamente è solo una delle possibilità di leggere un libro sganciata, forse, dalla capacità simultanea del SENTIRE  e del comprendere (non di capire ma di “prendere con sé”, cioè di crescere prendendo con sé e maturare progressivamente ossia formarsi continuamente in ogni istante della vita).

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Giovedì, 10 Agosto 2023 | di @BookSprint Edizioni

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