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12 Apr
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Intervista all'autore - Antonio Micheli

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Nato a La Spezia da madre ligure e padre romano. Ho conosciuto mio padre quando avevo 5 anni e 8 mesi poiché mio padre fu prigioniero in India. Ho fatto gli studi nautici specializzazione macchinisti. Dopo una breve navigazione che mi ha portato a girare tutto l'estremo oriente, sono sbarcato nelle Filippine e dopo una vita di tre mesi nel Negros Oriental sono rientrato in Italia in aereo.
Ho iniziato a lavorare come impiegato per la Chevron Oil Italiana facendo carriera da impiegato a istruttore del personale e poi tecnico addetto alle grandi industrie. Con le varie promozioni ho avuto molti cambi di residenza: Firenze, Livorno, Viterbo, Roma, Finale Ligure. Rifiutata la proposta di andare per qualche anno a Londra, mi sono licenziato ed ho iniziato la vita di rivenditore di prodotti petroliferi. A Finale Ligure, sono entrato nei Lions ed ho ricoperto cariche importanti. Due volte presidente del Club, delegato del Governator per la difesa del Mediterraneo, scrissi in lingua italiana ed in lingua francese un libro intitolato "Il salvagente tascabile" che concordai con la Capitaneria di Savona e di Cannes. Quindi delegato del Governatore per il Tricolore Italiano. Da tempo scrivevo per la Rivista Lions ebbi l'idea di scrivere il libro "Tricolore Italiano Nascita e Amore". Fu un grande successo che portò alla stampa ed alla distribuzione nelle scuole di 52.000 copie che furono distribuite nelle scuole di primo e secondo grado del nord Italia. Da quel momento ho iniziato a sentire il desiderio di raccontarmi e di trasmettere agli altri i miei sentimenti e le mie esperienze di vita non sempre belle, non sempre piacevoli. Ho scritto almeno 12 libri di cui solo due pubblicati con Book Sprint. Molti ne ho iniziati e mai finiti perché li ho reputati troppo tristi. Direi che la scrittura è nata per caso ed è cresciuta in me in modo naturale. Scrivo nei momenti di libertà e solo quando ne sento il desiderio.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Come detto più sopra nei momenti di libertà e quando ne sento il desiderio.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Decisamente Andrea Camilleri, Dan Brown, Ken Follett, John Grisham, ... ma amo ripercorrere letture come La Divina Commedia e le opre di Trilussa.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Perché ha mosso in me grandi emozioni che ho cercato di trasmettere ai lettori cercando di coinvolgerli nei sentimenti e mascherando gli accadimenti veri in forma romanzata.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Moltissimo. È vero il detto "nessuno nasce imparato!
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambe le cose. Quando scrivi ti senti come attorniato da una nebbia che si apre solo per riportarti a vivere episodi che emergono da un lontano passato che ti ritorna alla mente solo nel contesto della scrittura.
I momenti più belli sono quelli in cui scrivendo ricordi luoghi ed episodi in particolari tanto licidi e netti che in modo diverso non potresti mai rivivere.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto, anzi moltissimo. Credo che saprei mai estraniarmi dalla scena. Una scena che non mi riguarda non è mia.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
La prematura scomparsa del mio figlio minore.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia moglie naturalmente.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Purtroppo sì. Io sono ancora fra coloro che amano sentire il profumo della stampa e lo scrocchiare del voltar pagina.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Quella è una forma particolare di aiuto che viene dato ai non vedenti. Fu un'opera di aiuto sociale che i Lions dettero per molti anni. Non capisco l'audiolibro se non in questa forma. Mettere in sottofondo una lettura mentre magari si traffica in cucina la trovo una forma atta a rovinare sia il libro che il pranzo.
 

 

 

 

 

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