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02 Apr
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Intervista all'autore -Faro Milli

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Nato a Roma, in una famiglia piccolo borghese, ho seguito i vari trasferimenti lavorativi di mio padre, in giro per l'Italia, almeno fino alla maggiore età, quando ho fatto la scelta dell'indipendenza dalla famiglia trasferendomi a Milano dove, per circa 10 anni, ho lavorato come impiegato prima e poi come cameriere, venditore di auto, rappresentante di paraffine industriali ed infine come broker nel settore della cosmetica naturale (prodotti dell'alveare).
A 30 anni mi sono trasferito a Lecce, riunendomi alla famiglia, ed ho aperto un deposito di carburanti. In ogni passaggio delle mie esperienze annotavo, sul classico "diario di bordo", le circostanze più intriganti e significative fino al debutto, nel mondo della politica istituzionale (Assessore alla Regione Puglia). in quella circostanza ho imparato a conoscere aspetti, a me fino ad allora, ignoti, dell'animo umano, quali la vendetta, il millantato credito, la corruzione ed il tradimento. Essere spettatore, prima, e destinatario, poi, di ogni nefandezza possibile, mi ha portato a subire processi e privazioni della libertà personale con un conseguente stato di depressione psicologica. Vivere le difficoltà economiche e, nel contempo, dover provvedere al mantenimento di una ex moglie e di tre figli, ha rappresentato una vera sfida che oggi, sia pur con difficoltà oggettive, riesco ancora a sostenere.
Scrivere della mia vita, e di ciò che ha attraversato la stessa negli anni, è uno strumento per esorcizzare il timore di essere sconfitto, soprattutto dalle mie debolezze e dalle paure che, spesso, di notte mi assalgono. Nei lunghi mesi di isolamento sociale ho deciso di raccontare la verità sulle debolezze umane e sulle storture che la società, in cui viviamo, custodisce gelosamente attraverso quell'umanità troppo spesso ritenuta componente fondamentale di un modello di vita assolutamente non condivisibile, laddove prima si giudica e poi si condanna, senza consentire al soggetto, ritenuto imputato, di potersi esprimere o difendere. Molto è cambiato nella mia vita da quando, con la valigia piena di speranze, giunsi a Milano appena diciottenne, ad oggi che, dopo aver vissuto ad ogni livello sociale, tra alti e bassi, gloria e vergogna, bene e male, sono qui a narrare, a chi ne sarà interessato, frammenti di quotidianità, senza interpretazioni faziose ma solo con la cruda responsabilità e disincanto di chi può affermare, in ogni circostanza, io c'ero!
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La notte anche se può risultare abusata la considerazione che il silenzio intorno è il compagno migliore per favorire la concentrazione ed un'analisi corretta del proprio pensiero.
Per me scrivere di notte rappresenta soprattutto la fuga dall'insonnia e/o dai pensieri che mi hanno sempre terrorizzato nel corso degli anni riproponendomi fotogrammi di vissuto che hanno lacerato anche le mie più piccole insignificanti certezze.
Di notte vigilo e scrivo. Nel timore che la stessa non finisca mai e non sorga il nuovo giorno. Ma poi vengo smentito e ciò mi rasserena riconsegnandomi fiducia nel futuro.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Gianna Schelotto e le sue narrazioni a sfondo psicologico, un fermo immagine del nostro intimo.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per il timore che una parte del mio vissuto finisse nel mare dei ricordi senza essere stato analizzato. Ritengo ogni capitolo della stessa un contributo di esperienza al vivere comune.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Sicuramente molto. Annotare con frequenza quasi maniacale ogni singola circostanza del mio vissuto, analizzare comportamenti e trascinare nel tempo sensazioni vissute confrontandole tra passato e presente, mi ha restituito la possibilità di immaginare il futuro, salvo poi verificare l'esattezza delle mie convinzioni alla luce degli accadimenti.
Leggere e studiare autori classici e contemporanei aiuta, in genere, a superare i luoghi comuni di analisi superficiali ma non impedisce, ovviamente, di fare considerazioni errate e non rispondenti ad altro che alle proprie inquietudini.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Dal mio punto di vista, o meglio, nel mio caso, è sicuramente un modo per raccontare la realtà, il vissuto e quanto sta alla base del proprio quotidiano. Credo però che sia solo un punto di vista personale ed anche l'evasione dalla realtà rappresenti una validissima motivazione per chi, nella sua realtà, non trova spunti interessanti oppure esperienze utili alla stesura di un racconto, o non ritiene di voler partecipare emozioni e sensazioni con i lettori.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto sicuramente. Non potrebbe essere altrimenti avendo, l'intera opera, connotazioni narrative in prima persona. Ed anche l'utilizzo di una figura terza (FARO MILLI) nasce per creare una distanza di sicurezza tra ciò che si scrive e ciò che si vorrebbe dire al lettore, ivi compresa una certa forma di pudore atavico che trova fondamento nella mia formazione salesiana di stampo gesuita.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sicuramente i miei figli con tutte le loro contraddizioni giovanili, le loro esperienze, anche quelle meno qualificanti, le loro critiche e le loro censure alla figura paterna.
A questi vorrei aggiungere la figura di mia madre, amabile confidente, e di mio padre, severo censore dei miei costumi.
Sono da sempre queste le persone che hanno sostenuto, con il loro ricordo, ogni momento importante delle mie scelte di vita.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Al mio figliolo minore. Quello che a vent'anni, quando viene a trovarmi, ancora mi chiede se facciamo una partita alla play station insieme. Il mio compagno di giochi per eccellenza.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Il cartaceo è un richiamo costante alla memoria, l'ebook è il frutto della tecnologia avanzata, un modo pratico per accedere alle proprie passioni (la lettura per esempio) con comodità.
Con gli ebook si può spaziare tra titoli e generi con estrema facilità in modo economico ed estremamente veloce. Il fascino però del prodotto classico rimarrà per sempre unico ed inimitabile.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Un'evoluzione dell'ebook, una semplificazione che avvantaggia la comodità ma non porta altre significative migliorie. Comodo ascoltare senza leggere ma, a mio avviso, con l'affermarsi di questa nuova modalità, si perderà anche l'attitudine alla lettura e questo lo trovo diseducativo e pericoloso. Un po' come chiedersi da quanto tempo non prendiamo la penna ed un foglio di carta per scrivere ad un amico la classica lettera, affidando la comunicazione ad una mail. Oggi si comunica con sms, whatsapp, o similari. Quale sarà la prossima frontiera?
 
 
 
 

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