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BookSprint Edizioni Blog

20 Feb
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Intervista all'autore - Maria Laura Ferru

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere è una necessità della mente perché è strettamente legata alla lettura che nutre e sviluppa le capacità intellettuali. Il progetto di scrittura, nel mio caso, nasce da riflessioni sulla storia sarda e dal desiderio di farne partecipi gli altri. Lo scopo è quello di aiutare i miei corregionali ad essere più informati sulle proprie radici storico-culturali, nella convinzione che solo una migliore conoscenza del passato può portare a scelte ponderate per il presente. L’emozione principale, in quest’ottica, è quella di sentirsi parte, anche se piccolissima, del silenzioso mondo dei “costruttori” di civiltà.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
La distanza temporale tra il mio presente e la realtà del Seicento sardo è tale da non aver permesso nessuna identificazione né con la vita né con alcuno dei personaggi, costretti a ruoli predeterminati dalla loro epoca. Ho però la grande fortuna di vivere nell’ambiente urbano dove hanno vissuto anche loro e che, in parte, ha conservato la struttura dell’epoca. Nel quartiere di Castello sono ancora presenti il “portone senza palazzo” dei marchesi di Villacidro, la casa del mercante Brondo con la finestra da cui partirono le schioppettate per il viceré debitamente ricordate dalla “lapide infamante” ancora in situ, la piazzetta dove fu decapitato il marchese di Cea, la torre dell’Elefante da cui pendette per diciotto anni la gabbietta con le teste mozze dei protagonisti di quella triste vicenda…
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
L’intenzione è stata da subito quella di voler ricordare che, anche prima dei pur fondamentali Risorgimento e Resistenza, alla base della nostra democrazia ci sono stati altri momenti di opposizione all’oppressore. Che per l’epoca non potevano essere che tentativi di cambiare l’ingiusta compagine sociale attraverso le poche vie legali concesse dal regime autoritario della monarchia. Masaniello è conosciuto in tutta Italia perché è finito sui sussidiari delle elementari ma degli altri “ribelli” il potere è riuscito molto bene a cancellare persino il ricordo. È contro tale pesante coltre che la mia azione di rimozione ha voluto fare opera di chiarezza.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Ho agito sul titolo con una prima parte, apparentemente imparziale nel richiamo storico alla regina di Spagna, affiancando ad essa un sottotitolo che richiamasse con la parola “intrighi” la vera denuncia alla politica della monarchia. La parola “spionaggio” è servita infine da anticipazione della chiave di lettura dell’opera.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
I classici francesi da Victor Hugo a Zola e Sagan. “Non di solo pane vive l’uomo”- ripetevano un tempo gli uomini di Chiesa: peccato che lo ricordassero loro che per secoli hanno tenuto attivo un Indice di libri proibiti. La mia generazione, cresciuta nei tempi magri del dopoguerra e in una terra, come quella sarda, particolarmente povera di occasioni culturali, ha appreso dalla carta stampata dell’esistenza eterna dei conflitti sociali e culturali che hanno sempre condizionato la storia dell’umanità. La speranza di riscatto sociale veniva alimentata sempre e solo dai libri, insostituibile fonte di conoscenza dell’esistenza di individui che avevano tentato di far partecipi della ricchezza materiale e spirituale del loro tempo tutto il consorzio umano.
 
6. Ebook o cartaceo?
Senza nulla togliere all’importanza dell’ebook, perché alla fine conta solo che i contenuti arrivino al lettore in qualunque modo, io preferisco il libro per la facilità delle consultazioni successive alla prima lettura.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Una divorante passione per la lettura ha caratterizzato la mia infanzia e poi è andata in crescendo. Il bisogno di scrivere è nato quando non ho trovato risposte alle mie esigenze di conoscenza più approfondita. Gli studi sulla cultura materiale dei Sardi, condotti per decenni su documenti di archivio, mi hanno reso possibile immaginare le vicende di storia ufficiale fin nel loro svolgersi negli ambienti domestici. È questo che ha reso possibile la creazione di una nuova versione dinamica dei fatti storici.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Sulla vicenda presa in esame (l’assassinio del marchese di Laconi e quello del viceré Camarassa) c’è un retaggio di troppi luoghi comuni che viene dal passato e che è giunto ai giorni nostri. Di fatto si è tramandata sino ai giorni nostri la versione spagnola di quegli eventi. Versione che spiegava gli avvenimenti storici coprendo i veri interessi dei governanti e ponendo pesantemente l’accento sulle presunte debolezze umane dei protagonisti. Mi è sembrato perciò opportuno ripercorrere quelle vicende svelando quelli che possono essere stati i meccanismi di potere usati all’epoca: lo storico non può farlo ma il romanziere sì. Lo scrittore ha anche l’opportunità di ricomporre il mosaico di dolore e sofferenza su cui lo storico non può dilungarsi. Significativo questo episodio: durante la composizione dell’opera mi è capitato occasionalmente di conoscere il discendente di uno dei personaggi che, partigiano del marchese di Laconi, si era dato a suo tempo a fuga improvvisa. Dopo secoli la famiglia non ne capiva il motivo e sospettava che fosse stato davvero implicato nella morte del viceré. Forte della lettura di molte carte potei garantire al discendente del nobile perseguitato che il suo avo non era responsabile di niente e che solo così aveva potuto salvarsi la vita.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Sicuramente una bella sensazione.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Il compagno della mia vita.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Sono stata ascoltatrice affezionata dei programmi culturali di Rai3, perciò ho un buon ricordo dei libri letti agli ascoltatori. Non so oggi come possano conciliarsi con i ritmi di vita moderni ed entrare nelle abitudini sociali. Non c’è che da augurarselo.

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