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BookSprint Edizioni Blog

25 Gen
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Intervista all'autore - Beatrice Micheluzzi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nata e cresciuta nel varesotto, figlia di un'operaia tessile e di un imbianchino decoratore. E proprio da mio padre ho ereditato la sensibilità artistica per il disegno, la pittura e via via fino all'amore per la lettura. Fin da bambina ho cominciato a scrivere. Dapprima erano piccole storie che poi leggevo alle altre bambine con le quali dividevo i giochi nel grande cortile racchiuso fra le case, mentre i maschietti giravano in bicicletta o giocavano a pallone. Poi anche i maschietti si sono avvicinati e a me faceva piacere che le mie storie piacessero anche a loro. E mi piaceva che mi dessero indicazioni su come descrivere i personaggi dal loro punto di vista. Allora non avrei mai immaginato che un giorno avrei scritto per una platea ben più ampia di quella, ma devo riconoscere che i consigli di quei bambini mi hanno aiutata a tratteggiare personaggi e storie che piacciono anche a un pubblico non femminile.
Non c'è stato un vero e proprio momento in cui io abbia deciso di diventare scrittrice. Lo sono sempre stata. Prima solo per me, poi per i miei amichetti ed ora spero per tutti i lettori che avranno la voglia e la curiosità di leggermi ed ai quali mi auguro di piacere tanto da seguirmi anche nelle prossime storie che ho già pronte e che pubblicherò.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Lavorando ed avendo altri interessi che mi occupano le ore libere, vado a cavallo, in moto, piloto un aereo, tiro con l'arco storico, dipingo, faccio bricolage, adoro fare giardinaggio... alla fine le ore in cui posso concentrarmi nella scrittura sono quelle serali.
Allora mi metto al pc, vicino alla finestra ed elaboro le idee che magari mi sono venute in mente durante il giorno. Oppure guardo fuori nel giardino e lascio che i personaggi prendano forma da sé fra le ombre che gli alberi proiettano sul prato. Perché è dal buio che vengono, da un passato in cui la luce era il sole, il fuoco e la candela. E allora ecco che nel giardino si forma una piccola luce. Un fuoco, un camino acceso nel piccolo villaggio. Una strada che si inerpica verso l'altura e lassù altri fuochi, fiaccole, che illuminano l'accesso all'ingresso di un castello. E la storia prende forma...
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Ne ho molti, ma se proprio devo scegliere, ne ho due preferiti ex equo: Antonio Fusco, collega della Polizia di Stato e Maurizio de Giovanni. Due grandi giallisti. Un genere che adoro.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Il mio romanzo nasce essenzialmente dal mio amore per il medioevo, che coltivo anche facendo parte di una compagnia di rievocazione storica in veste di arciere.
Nasce dalla mia voglia di raccontare e far rivivere un'epoca durissima ma che indubbiamente possiede un fascino particolare. Nasce anche semplicemente dalla voglia di mettere su carta un po' di sentimento, di emozioni, di fantasia.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Direi che la mia formazione letteraria è più vicina a come vivo ora, che non a come ho vissuto.
Certe tematiche, come anche certe passioni, ho potuto coltivarle solo da adulta, quindi sono un prodotto della mia maturità e del mio contesto di vita attuale.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per quanto mi riguarda, scrivere è sempre un modo di raccontare la realtà, poiché anche se la storia si sviluppa in contesti storici non attuali è lo scrittore, con le sue passioni, emozioni e sensazioni a darle vita. E lo fa in base alle sue esperienze e percezioni reali. I personaggi sono di fantasia, ma le emozioni sono sempre reali e contestualizzate.
Semmai è il lettore che apre il libro e si immerge in un'altra realtà, la fa sua per tutta la durata del racconto ed evade, si spera sempre piacevolmente, dal suo quotidiano.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
C'è tutto. Il mio carattere, la mia passione, le mie esperienze.
Chi mi legge, arriva a conoscere di me più di chi mi conosce solo di persona.
E spero che ne tragga una buona impressione.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Questo è il secondo romanzo storico medievale che pubblico.
Come anche il primo, questo si è sviluppato a seguito della mia frequentazione con circoli e associazioni storiche.
La voglia di scrivere una storia in ambito medievale mi è scattata il giorno che il mio capo-compagnia di rievocazione storica mi ha regalato una riproduzione dell'arazzo di Bayeux. Se qualcuno aveva scritto una storia bellissima con ago e filo, perché non avrei potuto tentare di fare altrettanto con carta e penna?
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Finora a nessuno. Ma ne ho parlato tantissimo con la mia amica/lettrice/sostenitrice Marina Bonadei, che non perde occasione per incoraggiarmi, farmi pubblicità e complimentarsi per il primo romanzo che ha già letto
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Io mi augurerei di no. Amo tutto dei libri in carta: la sensazione al tatto, l'odore, il poterli guardare sugli scaffali della mia libreria...
Tuttavia non posso negare che l'ebook presenti indubbiamente dei grossi vantaggi, non ultimo quello di avere un'intera collezione di libri sempre con sé, a ingombro zero per chi ha problemi di spazio.
Però mi viene anche da pensare che papiri antichi siano giunti fino a noi, mentre supporti audio-visibili in uso fino a qualche anno fa non siano già più utilizzabili.
E se nessuno trasferirà il loro contenuto su supporti tecnologicamente più attuali, sarà perso per sempre.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Sono favorevole. Apre il mondo della lettura anche a chi non ha la possibilità di leggere in alcun modo
 
 
 
 
 

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