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22 Gen
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Intervista all'autore - Valerio Pane

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono Valerio Pane, un ragazzo di 17 anni nato a Roma e cresciuto nella periferia nord della città a pochi passi dal lago di Bracciano. Sono cresciuto dunque in questa zona immersa nel verde e per questo amo la natura. Sono appassionato di storia ed arte e frequento il liceo classico G. De Sanctis a Roma.
Fin da piccolo ho sognato di scrivere un libro, ma ho sempre pensato che fosse uno di quei tanti sogni che si hanno e che spesso purtroppo non vengono esauditi. Fu così che una di quelle sere calde di agosto iniziai a scrivere delle frasi, poi dei capitoli e così, in modo del tutto spontaneo, nacque "Il futuro vien da sé", il mio primo libro.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Scrivere è stato il mio modo di trasmettere quel che penso e ritengo che la scrittura sia qualcosa di sublime e non me la sento di collocare nell'arco della giornata un momento da dedicarle. Essendo uno studente di liceo classico più volte durante la settimana mi capita di scrivere temi o fare riassunti, però scrivere un libro è totalmente diverso a mio modesto parere. Ad esempio, per scrivere il mio libro mi piaceva guardare il tramonto oppure le stelle che riempivano il cielo estivo.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Fin da piccino mi è sempre piaciuto leggere, ma se dovessi citare uno degli scrittori contemporanei che mi ha sempre affascinato è Alessandro D'Avenia. Lo ritengo uno scrittore straordinario perché capace di parlare al cuore delle persone. Poi ovviamente, amando la lettura, ci sono tantissimi altri scrittori che apprezzo.
 
4. Perché è nata la sua opera?
La mia opera è nata dalla volontà di poter portare la speranza ad una società tanto disordinata e soprattutto ad una gioventù che non ha punti di riferimento. La gioventù odierna è considerata un po' la pecora nera della situazione, ma non ha colpe di niente perché non ha buoni esempi su cui basarsi. La folle politica che vediamo ogni giorno, la televisione che trasmette solamente sciocchezze e i social che servono a tutto tranne alle cose utili. Ecco, in un modo molto semplice ho voluto riportare la storia di un ragazzo che ha saputo guardare al di là degli ostacoli e che, con l'aiuto della sua fede e della sua famiglia, è riuscito a non perdere la fiducia nel futuro.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Vivendo nella periferia nord della capitale già si può facilmente intuire il totale abbandono da parte del comune che per i giovani non offre niente. Nelle strade si respira l'aria di paesino e le persone sono legate all'ambito campestre: sicuramente si possono apprendere tante cose, ma la cultura difficilmente riesce a muoversi. La mia formazione la devo alla mia famiglia, specialmente a mia madre che ha saputo sempre farmi guardare oltre dicendomi che la cultura mi avrebbe salvato dall'ignoranza. Sono stato spronato in continuazione a leggere, guardare documentari, visitare musei e mostre ed è proprio per questo che amo la cultura.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere, come ho detto in precedenza, è qualcosa di sublime, di fantastico, perciò ha tantissimi scopi. Con lo scrivere si può tranquillamente evadere dalla realtà, dall'ordinario, per creare un altro mondo. D'altra parte, però, si possono raccontare anche i fatti della realtà, quando si scrive un testo di cronaca giornalistica o di attualità.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Il libro è sicuramente soggettivo in quanto tengo a mettere in evidenza tanti comportamenti della società che approvo e disapprovo. Con questo libro ho trovato inoltre l'occasione per dire la mia opinione su svariati argomenti, sia del passato che d'attualità.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Nessuno in particolare, ma ovviamente devo ringraziare tutte quelle persone che fin dalla mia infanzia hanno contribuito alla mia formazione. Ognuna di queste persone mi ha aiutato ad accrescere il mio bagaglio culturale che ancora ovviamente è in crescita.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
La prima persona che lo ha letto è stata mia madre perché è una donna speciale e ho sempre preso in considerazione le sue parole. Era curiosa di leggerlo anche perché mi vedeva assorto nello scrivere per ore e si chiedeva cosa stessi scrivendo.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Forse sono un ragazzo un po' old style, ma credo che il libro digitale non potrà mai superare quello cartaceo. Sul libro di carta si può sottolineare, sfogliare le pagine e sentirne il rumore. Sicuramente l'ebook ha aiutato e lo sta ancora facendo con la didattica a distanza, perché con facilità il docente può condividere con gli studenti il libro o le varie schede. Credo però che leggere un libro totalmente in ebook non sia la miglior cosa, anche perché la vista dopo un po' inizia a calare.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
La frontiera dell'audiolibro la trovo molto interessante ed estremamente utile per tutte quelle persone che hanno determinate patologie e non potrebbero in alcun modo leggere un libro. Può essere anche un ottimo modo per imparare la pronuncia di una lingua. Non deve però sostituire la lettura.
 
 
 
 
 

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