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06 Nov
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Intervista all'autore - Rebecca Winter

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Dicono che non si dovrebbe provare "passione" nello scrivere perché considerato un sentimento non positivo ma che porta dispiacere, bisognerebbe invece avere una "vocazione" per avere successo. La mia emozione è PASSIONE, il successo? Per me il solo fatto che molte case editrici, pur non pubblicandolo (per motivi economici e di poca notorietà) mi hanno risposto che comunque era un buon libro mi ha fatto sentire importante, nessuno mi ha mai risposto "lasci perdere" ma solo "Le facciamo i nostri migliori auguri". Per una sconosciuta è uno starter.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Mi piace pensare che, chi lo leggerà capirà da solo. Le saghe familiari hanno sempre una percentuale di vita reale. Basti pensare ai libri di Isabel Allende una delle mie scrittrici preferite.... tutti i suoi libri sono... vita reale. Il mio...forse.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Amo le isole e le persone che hanno la fortuna di esserci nati. Un omaggio a chi mi ha instillato l'amore per la cultura e la storia.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Semplice. Avevo il libro in testa da tempo e conoscevo l'argomento. Quando inizio un libro ho già un titolo in testa ed una parvenza di trama.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Vorrei dire subito “Orgoglio e Pregiudizio” che amo, ne avrò dieci copie. In realtà mi porterei “Eva Luna racconta”, di Isabel Allende. È allegro e mi ricorda “Le mille ed una notte” ti insegna come raccontarti storie ogni sera.
 
6. Ebook o cartaceo?
Cartaceo. Mi piace la sensazione che provo ogni volta che compro un libro nuovo e lo apro per la prima volta.
Oppure, quando vado in biblioteca a cercare testi antichi e m'intrufolo nella storia... letteralmente.
L'ebook non mi piace lo scaricano gratis contro legge.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non ho una data ne ho deciso dall'oggi al domani. Scrivo da tantissimo tempo è arrivato tutto spontaneo. C'è stato un periodo della mia vita in cui ho viaggiato spesso ed ho cambiato città diverse volte anche perché mio padre era in marina.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
L'amore per le isole, i fari le culture di mare. Un aneddoto? Conosco la zona descritta nel libro, un sogno legato ad alcune storie che si raccontavano in famiglia soprattutto il mistero di una trisavola
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È bellissimo, non t'importa del successo in sé ma il fatto che ti senti simile alle donne che per secoli hanno portato avanti il loro sogno di artiste pur non essendo subito conosciute, per esempio: nella pittura Artemisia Gentileschi altra musa.
Jane Austen, e tante altre le cui opere sono rimaste nel tempo anche se sono partite in sordina.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Lavoravo in una casa editrice scientifica e vendevo testi universitari, la ragazza della redazione aveva lo stesso cognome di mio nonno ho pensato ad una coincidenza non erano neanche parenti. Le ho parlato del mio libro e lei lo ha letto. Mi ha dato l'ok. Ma prima ancora un editor trovato via Facebook che lo ha corretto e consigliato a delle case editrici in Sardegna ma una era chiusa l'altra non ricordo. Parliamo del 2012.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ho degli ex colleghi ed amici ipovedenti con un bagaglio di cultura notevole, credo sia una cosa bellissima. Per non parlare dell'aiuto ai bimbi per gestire i momenti di gioco e svago chiusi in casa in questo periodo.
 
 
 
 
 

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