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02 Nov
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Intervista all'autore - Cesare Borrometi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono vissuto a Modica, dove ho fatto tutti gli studi. Poi sono andato all'università a Catania iscrivendomi a giurisprudenza. Ho sempre voluto fare l'avvocato, progetto che ho realizzato. Mi ha sempre attirato la scrittura ed avevo, in passato, fatto dei tentativi che, però, non avevo portato a termine. Così, durante il lockdown mi sono detto, perché no? proviamo a realizzare quei progetti di scrittura che avevo nel cassetto. In questo modo è nato il primo racconto, cui sono seguiti gli altri.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non ci sono momenti particolari della giornata nei quali scrivo. Diciamo che lo faccio appena sono libero da impegni di lavoro.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Contemporaneo vivente indicherei Antonio Manzini, tra i classici ho solo l'imbarazzo della scelta: Marquez, Borges e tanti altri.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per raccontare storie. Ogni racconto trae spunto da fatti realmente accaduti che ho, ovviamente, rielaborato e condito con la mia fantasia.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Tantissimo, sono figlio del contesto sociale in cui vivo rispetto al quale, sovente, mi pongo in posizione critica, ma anche questo ha sviluppato e, credo, continuerà a sviluppare la mia personalità, il mio universo emotivo.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Credo che possa essere entrambi. Dalla realtà, per la verità, ci si può solo illudere di evadere; mentre la stessa realtà si presta bene ad essere raccontata.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto. C'è il mio modo di affrontare i problemi che la vita ti presenta; c'è l'esperienza di momenti che ho vissuto, da casi che mi sono capitati nella vita professionale o nelle occasioni di viaggio, alcuni anche in motocicletta, che ho tanto amato.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Non direi, o forse i protagonisti delle mie storie e, dunque, in alcuni casi, io stesso.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia moglie Laura che ha sempre giudicato i miei scritti con estrema severità, severità che mi è servita per cercare, ogni volta, di migliorarmi.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Assolutamente no. Il supporto cartaceo non può e non deve morire. È una questione magica fatta di tatto, di odore di contatto diretto con la storia raccontata ed, indirettamente, con l'autore.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Può essere una buona soluzione per chi non ama leggere e tuttavia per avvicinarlo alla letteratura. Tuttavia il libro, come supporto fisico, rimane irrinunciabile.
 
 
 
 

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