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BookSprint Edizioni Blog

16 Set
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Intervista all'autore - Antonio Insardi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Un po’ lunga, questa vita, grazie a chi la vita ci ha donato. Come già registrato, sono nato il 20 settembre del '25 e sono 95 anni, vissuti nella gioia e qualche dispiacere - si sa, la vita non è sempre " en rose ", come cantava Edith Piaf. In buone condizioni fisiche e mentali, senza dimenticare la memoria sempre fresca e aperta, nel prendere e nel ridare, quando le chiedo qualche cosa. Sono nato in un Paesetto meraviglioso, piccolo ma sempre pronto ai migliori successi, nei vari momenti della sua esaltazione, quando offre ai cittadini il meglio di se stesso.
Si chiama COLFELICE, nome ben augurale per me, quando vi vivevo e per chi in esso viveva e oggi vive. In provincia di Frosinone, che comprende la Ciociaria e si trova tra la città di Sora e Cassino. Da ragazzo, con dispiacere, lo lasciai per esigenze di famiglia. Durante la guerra avevo fatto tante esperienze e, nel dopo guerra, c'era da ricostruire l'Italia e gli Italiani. Nei momenti liberi da ogni impegno, iniziai a mettere su carta i miei ricordi, i pensieri, le esperienze e le fantasie.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Negli anni '50, iniziò la ricostruzione e servivano operai e impiegati. Col tempo riuscii a trovare lavoro. Mi restavano libero le ore del pomeriggio che dividevo con gli amici e la scrittura. Negli anni '60 mi sposai e avevo altri impegni che mi lasciavano poco tempo per continuare a scrivere. Arrivò la pensione negli anni '80, ma c'era sempre la famiglia, non c'era più il lavoro, cercai di conciliare gli impegni familiari con quelli letterari. Poiché potevo spostarmi a piacimento, scrivevo poesie e racconti e partecipavo ai Concorsi Letterari di Poesia e Narrativa. Nel giorno della premiazione, raggiungevo la località, prima col treno e poi con l'auto personale. Rimasto vedovo, altro dispiacere, dividevo e continuo a dividere il mio tempo libero con la scrittura e la lettura.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Mi trovo in Abruzzo. Vivo nella città di Avezzano, (della quale ricordo il triste, doloroso e mortale terremoto, che procurò la morte a più di dodicimila persone, nell'alba funesta del 13 gennaio del 1915). La mia vita si è svolta in questa città dal 1938. Oggi ricordo gli autori, conosciuti negli anni '70 e due di essi in modo particolare: il più anziano, del 1900, Ignazio Silone, il pseudonimo Secondo Tranquilli, nato a Pescina, provincia Dell'Aquila, il quale, con i suoi scritti ha fatto conoscere al mondo di allora, la vita e le pene dei suoi 'cafoni', i contadini del Fucino. Del quale continuo a leggere tutte le opere: da “Fontamara”, a “Pane e vino”, “Il seme sotto la neve”, il “Segreto di Luca” e altre. L'altro scrittore al quale sono tutt'ora legato, attraverso i suoi scritti, è Mario Pomilio, di Avezzano, del quale posseggo tutti i suoi impegni letterari: “La Compromissione”, “Il cimitero Cinese” , “L'uccello nella cupola”, “Il cane sull'Etna” e il “Quinto Evangelio”.
 
4. Perché è nata la sua opera?
La mia opera è nata dopo una scommessa fatta con un'amica di mia moglie, alla quale promisi che avrei scritto un racconto fantasioso, fantascientifico. Lo spunto con l'apparizione dei Dischi Volanti e il disastro del 28 gennaio del 1986, quando, disgraziatamente e dolorosamente per il mondo intero, esplose, mentre saliva verso il cielo, la navetta spaziale lanciata dagli Stati Uniti, con 7 astronauti a bordo e tra loro la prima donna. Iniziai a scriverlo, come un diario, giorno dopo giorno. Dovetti smettere, quando la donna, con vero dispiacere, morì, seguita, per me, un dispiacere più grande: la morte di mia moglie. Lo lasciai completamente, conservando quello già scritto. L'ho ripreso all'inizio del 2020 e la pericolosa presenza del virus, che ci ha costretti a stare in casa, mi ha dato il tempo di completarlo.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Quello che ha influito di più è stata la lettura, come ho già detto, dei libri dei due scrittori dei quali ho parlato, i quali, nei loro scritti, hanno rappresentato il contesto sociali nel quale si viveva. Con “Fontamara” e gli altri scritti, Ignazio Silone ha arricchito la vita letteraria italiana. E con la Compromissione Mario Pomilio riassume nella sua complessità la crisi spirituale e morale della società.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per me scrivere è piuttosto un modo di raccontare, in genere, la vita reale, con sfumature romanzate, a volte, per alleggerire un po’ la cruda realtà della vita. Questo è l'obiettivo principale. Poi vi esce fuori anche il divertimento che rallegra la lettura nei casi di storie inventate, fantasiose e fantastiche. Comunque, la realtà della vita non è sempre difficile da sopportare. Basta adeguarsi filosoficamente ad essa, prenderla per il suo verso, giusto o sbagliato che sia, e seguirne lo svolgersi, senza forzarla o andandovi contro.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In tanti scritti c'è la mia vita, presa e messa giù nella sua realtà. È difficile romanzare la propria esistenza. Un'autobiografia chiede il vero di se stesso, per essere considerato quello che si è nella realtà dei propri pensieri e nel comportamento pubblico e privato.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Se parliamo di quest'opera che sto facendo stampare, ci fu, come ho detto, la persona che mi sfidò e mi spinse a scriverla. Avendo lei letto altri miei scritti, racconti di vita vissuta nella sua realtà, mi fece la proposta di uscire fuori dalla realtà e creare un personaggio nato dalla fantasia.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Avrei voluto farlo leggere alla donna che mi spinse a scriverlo. Ma purtroppo e con dispiacere non posso farlo perché non c'è più. Il manoscritto stampato con la stampante del Computer, prima di spedirlo per la pubblicazione, lo feci leggere a un mio carissimo amico, ottantenne, il quale spesso mi fa compagnia, essendo solo anche lui.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
C'è chi ci pensa e ci crede. Io, no. Infatti, da quindici giorni, sto leggendo un ebook, lo trovo noioso e sconfortante, no per il contenuto, ma perché nel 'girare pagina' - forse non sono tanto capace anche - provo a spingere col dito e una volta salta una pagina, un'altra volta torna indietro. È raccapricciante, ma continuo a leggere. È un romanzo di Emilio Salgari. È molto divertente per ciò che d'impossibile viene descritto, ma, per la fantasia di Salgari, è tutto possibile; come è stato possibile: "Una 'Star' venuta dallo spazio". Che è lo scritto mio in stampa.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L’audiolibro, per me, è peggio dell’ebook. In questo caso, si ha qualche cosa in mano, letto su un 'Tablet ', altrimenti lo si cerca sul web, lo paghi regolarmente e dopo che lo hai letto lo lasci dove lo hai trovato. Costa forse la metà di un libro normale: acquistato è nostro e lo possiamo rileggere tutte le volte che vogliamo, senza più pagare. L'audiolibro diventa un racconto in TV che devi seguire attentamente, perché non si ripete e neanche puoi rileggere un passaggio che ti ha attirato per il suo contenuto. E come per l’ebook, c'è chi lo preferisce, perché si stanca a tenere in mano il libro mentre legge.
 
 
 
 
 

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Mercoledì, 16 Settembre 2020 | di @BookSprint Edizioni

1 COMMENTO

  • Link al commento Antonio Insardi inviato da Antonio Insardi

    C'è sempre da pensaci su a quello scritto in una propria 'intervista'. Rispondi a delle domande che, gira e rigira, devi sempre parlare della tua persona, dei tuoi pensieri e del tuo lavoro. Il lettore che ha letto un mio libro, leggendo l'intervista, nel libro, se è attento, può leggere anche 'tra le righe'.

    Mercoledì, 16 Settembre 2020 23:29

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