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04 Ago
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Intervista all'autore - Lucrezia Ranieri

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere per me è un impulso, una necessità, un modo per fermare l'istante che vivo. Mentre cammino, mangio, riordino, curo le piante o faccio la coda in cassa al supermercato, penso magari al titolo per un racconto, ad una battuta poetica, a un nome convincente del protagonista di un romanzo mai finito.
La mia emozione della scrittura, sin da piccola, ha permesso alla parte più ritrosa e timida di manifestarsi, facendo crescere negli anni la voglia di sperimentare linguaggi e modalità espressive nuove. La bellezza dello scrivere equivale per me ad un grande spazio che può essere riempito e che a volte riesce a prendere forma. Semplicemente, senza fatica e senza tempi. In piena libertà.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Abbastanza presente, direi. Anche se una buona parte delle poesie fanno riferimento ad una vita passata, magari dolorosa e inconsapevole, ma pur sempre vissuta e riconosciuta come parte integrante di un percorso. Si sa che con gli anni si modificano i sogni e si affinano i progetti; dunque descrivere la realtà e unire la fantasia è un gioco creativo che sazia chi si cimenta nella scrittura.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Un bell'esercizio di volontà, condivisione e pazienza. Mia e non solo...
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Ho deciso il titolo su un'immagine che avevo in mente. Non è stato difficile. Il tema poetico porta con sé grazia e dolcezza, ma ho voluto identificarmi con qualcosa che prendesse spunto da un viaggio a Cuba.
Dentro e fuori di me.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Se l'isola è davvero deserta... sicuramente più di un libro. Anzi direi qualche bella raccolta di poesie di Eugenio Montale e Fernando Pessoa. Oltre, naturalmente a tutti gli scritti della grande Alda Merini. Lei, la sceglierei perché è riuscita a trasmettere quell'intensità umana che per me rappresenta la vera poesia. Forse in ragione della sua vita particolare e "complessa”.
Per ultimo, ma non per ordine d'importanza, il romanzo dei romanzi.
“La Storia” di Elsa Morante.
 
6. Ebook o cartaceo?
Entrambi. Con una predilezione per il cartaceo. Naturalmente l'ebook è frutto dei tempi che mutano e anche chi scrive deve tenerne conto.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non ho deciso di intraprendere "una carriera" da scrittrice. Mi piace scrivere, semplicemente. Lo faccio per me soprattutto e se dovesse diventare una cosa diversa da questa, so che occorrerebbe impegno e molto altro…
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
L'idea nasce perché si ha voglia di perpetrare, almeno nel mio caso, la condivisione di qualcosa di proprio col mondo, di lasciare una traccia umana di se stessi, o ancora per l'idea di sfidarsi con una nuova scommessa.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Una gran bella sensazione che fa prendere gusto all'iniziativa intrapresa... un po' per volta. In questo, ovviamente, c'è una volontà che si confronta con la capacità di chi ti segue in tutto questo percorso.
Sicuramente il momento della copertina è magico! Fa proprio effetto!
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Con difficoltà all'inizio l'ho fatto leggere a qualche amico e poi, in seguito a chi mi ha sempre sostenuta e spronata ad andare avanti su questa strada.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso che come tutte le cose nuove che non si conoscono fanno un po' paura… ma tutto è possibile. L'Umanità è in cammino e anche le tecnologie legate a questo campo.
 
 
 
 
 

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