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29 Lug
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Intervista all'autore - Marco De Angelis

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato a Napoli, ma sono cresciuto con la mia famiglia nella provincia di Torre Annunziata, anche se attualmente vivo a Sorrento, scelta dovuta al fatto che ho preferito avvicinarmi al mio lavoro.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Senza ombra di dubbio “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn (la cui morte è stata davvero sofferta da parte mia).
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Penso che dal punto di vista ambientale sia sicuramente utile, in quanto come tutti sanno per produrre la carta bisogna abbattere gli alberi. Ma io sono molto più conservatore a riguardo: un libro è un oggetto fisico caratterizzato dall’odore delle pagine che un eBook non possiede. Un libro digitale è privo di materia, quindi lo leggi e basta.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
La scrittura è un amore che ho imparato a coltivare nel volgere del tempo. Tra tanti difetti, penso infatti di avere un grande dono: so lasciarmi trascinare nel turbinio di emozioni che la mia fantasia genera. Persone che nemmeno esistono, storie mai vissute, sentimenti nuovi. Nuovi per me. Ma per qualcuno di voi no. Le mie parole devono allietare, devono alleggerire, devono far stare bene qualcun altro al di fuori del sottoscritto, cioè me. Perché la mia autostima ha bisogno di crescere. E so che l’unico mezzo che ho per aumentare la fiducia in me stesso è scrivere.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Spesso mi domandano perché scrivo. E proprio questa domanda mostra la difficoltà della mia passione. Viene posta perché a quanto pare il mestiere di scrittore non è visto come qualcosa di ovvio. Ma se io do una risposta ovvia, del tipo: scrivo per mantenere me e la mia famiglia, oppure: scrivo per far ridere la gente o, cosa altrettanto importante, per farla arrabbiare, il mio interlocutore si irrita; aveva posto la sua domanda per sentire risposte ben diverse, del tipo: scrivo per una necessità interiore.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Se mi chiedono quale sia il significato delle mie opere per lo più rispondo che se conoscessi il significato delle mie ricerche scriverei direttamente il significato, il messaggio, e potrei così risparmiarmi la fatica del resto. Intendo con ciò dire che le mie ricerche sono prive di senso? Penso di no.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Scrivere è sempre stato per me un rifugio sin da bambino, ma ho capito di avere questa predilezione solo all’età di tredici anni, quando con il mio romanzo breve “La morte innamorata” ho vinto il mio primo Concorso letterario.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Ogni racconto presente in questo scritto è una proiezione di miei sogni adolescenziali attraverso i quali ho fatto emergere la mia visione della vita.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Mai. Sono sempre stata una persona molto determinata e non mi piace non portare a termine un impegno preso.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Carlos Ruiz Zafòn e Sergio Bamabaren.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Personalmente preferisco leggere in prima persona per non perdermi, anche perché spesso le voci dei narratori degli audiolibri sono noiose, oltre al fatto che sono un’esperienza per me molto meno intima. Ma sicuramente rappresentano un modo che permette ai non vedenti di avvicinarsi alla letteratura.
 
 
 
 
 

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